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AS.TRO. Avv. Isabella Rusciano: Conferenza Stato – Enti Locali: in ballo c’è “tutto il settore”

In: Apparecchi Intrattenimento, Associazioni

1 marzo 2016 - 15:26


Isabella_rusciano

(Jamma) L’estenuante “gioco delle parti”, che sino ad ora ha interessato il tema del “gioco” in Italia, sta per entrare nel vivo del suo aspetto più “sensibile”. Così l’Avv. Isabella Rusciano, dello staff legale AS.TRO.

Da una parte l’industria “pubblica” (perché “pubblica” è la proprietà del prodotto) del gioco legale, sulla quale si “regge” una importante aspettativa erariale, e una mission istituzionale di prevenzione all’economia sommersa del gioco non autorizzato.

Dall’altra parte i Territori, oramai consapevoli di non poter più tirare avanti con le risorse messe a loro disposizione, e più che mai convinti che la “leva” del gioco lecito possa portare l’Esecutivo a rinunciare a qualche fetta erariale derivante dal gioco a favore dei Territori.

Del resto, “la slot lecita” che oggi in Lombardia è considerata “veleno”, poco tempo fa era già stata classificata come “possibile risorsa federale per i territori”, a testimonianza del fatto che la demagogia sulla lotta all’azzardo segue di pari passo alla mutazione di certi equilibri tutti interni alla Politica, spesso incomprensibili per i comuni cittadini.

Nell’aprile 2012, infatti, si leggeva:

“una tassa di concessione per un valore variabile da 100 a 500, a discrezione delle Amministrazioni Comunali, per installare slot negli esercizi pubblici, a totale carico delle imprese di gestione. E’ quanto propongono alcuni senatori della Lega Nord con un emendamento al decreto Semplificazioni fiscali che oggi è all’esame delle Commissioni riunite Bilancio e Finanze. Nella proposta dei senatori Vaccari, Paolo Franco, Massimo Garavaglia e Mura si parla di una “imposta a carico dei gestori degli apparecchi da gioco di cui all’articolo 110,comma 6, del testo unico di cui al regio decreto 18 giugno 1931, n. 773, e successive modificazioni, in ragione del numero di apparecchi messi a disposizione del pubblico. L’imposta e` dovuta nella misura stabilita da ciascun comune, da un minimo di 100 euro fino ad un massimo di 500 euro annui per ciascun apparecchio da gioco. I comuni hanno facolta` di prevedere misure differenziate esclusivamente in ragione del reddito imponibile di ciascun soggetto tenuto, riferibile all’anno precedente” (www.jamma.it, del 2 aprile 2012)
Segue testo della documentazione estratta da senato.it
(4.55
#firm VACCARI, PAOLO FRANCO, MASSIMO GARAVAGLIA, MURA
RITIRATO
#emen Dopo il comma 12, aggiungere il seguente:
#a6 «12-bis. All’articolo 13 del decreto-legge 6 dicembre 2011, n. 201, convertito, con modificazioni, in legge 22 dicembre 2011, n. 214, al comma 2, alla fine del primo periodo, aggiungere le seguenti: «, ovvero l’unica unità immobiliare di proprietà di contribuenti italiani residenti all’estero, anche nel caso in cui ivi dimorano abitualmente familiari entro il primo grado di parentela».
#int  Conseguentemente, aggiungere il seguente comma:
#a6 «12-ter. I comuni hanno facoltà di istituire, ai sensi dell’articolo 52 del decreto legislativo n. 446 del 1997, e successive modificazioni, un’imposta a carico dei gestori degli apparecchi da gioco di cui all’articolo 110, comma 6, del testo unico di cui al regio decreto 18 giugno 1931, n. 773, e successive modificazioni, in ragione del numero di apparecchi messi a disposizione del pubblico. L’imposta è dovuta nella misura stabilita da ciascun comune, da un minimo di 100 euro fino ad un massimo di 500 euro annui per ciascun apparecchio da gioco. I comuni hanno facoltà di prevedere misure differenziate esclusivamente in ragione del reddito imponibile di ciascun soggetto tenuto, riferibile all’anno precedente. Dall’imposta sono esclusi i soggetti di cui all’articolo 3, commi l e 2, del decreto del direttore dell’Amministrazione Autonoma del Monopoli di Stato del 27 luglio 2011. Ai sensi dell’articolo 3 della legge 27 luglio del 2000, n. 212, l’imposta è applicabile a decorrere dal 1º gennaio 2012»)
Il gioco lecito, pertanto, si ritrova a essere ”ostaggio” di una trattativa in cui “il tema sanitario” è perlomeno estraneo, come testimoniano i “zero tituli” (ovvero zero progressi) che la prevenzione al G.A.P. praticata dagli Enti Locali con i distanziometri (metrici e orari) può vantare dopo mesi, e persino anni, dalla loro entrata in vigore (da Milano a Pavia, da Verona a Padova, dalla provincia di Bologna alla Romagna, da Bolzano a Genova, ecc. ).

Nessuna città annovera un segno “meno” nella propria statista “malati di gioco lecito” dopo l’introduzione di restrizioni e limitazioni, ma ciononostante tutti i Comuni ancora non caratterizzati da dette misure si apprestano a farlo sul solco di imminenti elezioni amministrative.

Nell’auspicio che l’esecutivo sappia “smascherare” la reale natura delle pressioni che riceverà nell’ambito della Conferenza Stato-Enti Locali, sotto forma di “allarmi sociali”, e possa trovare un percorso di trattativa idoneo a salvare l’industria italiana del gioco legale, si evidenziano alcuni “significativi dati”.

In “ballo” c’è un settore intero, con un bacino occupazionale di oltre 100.000 famiglie che nessun job act potrà mai far assorbire altrove, vista la peculiarità formativa degli addetti e delle maestranze, unitamente ad un complessivo apporto di fiscalità (ordinaria – da prelievo – previdenziale) che sfiora i 20 miliardi l’anno.

Qualche concessione, quindi, può essere “strategicamente” fatta, purché si smascherino le reali dinamiche a cui i territori ricorreranno per chiedere “prima” la loro liberazione dalla piaga del gioco, e “poi” i proventi del gioco stesso.

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