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ALEA non si riconosce nel protocollo di intesa “Mettiamoci in Gioco” – Confindustria Sistema Gioco Italia

In: Associazioni

27 ottobre 2014 - 08:18


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(Jamma) – Alea – associazione per lo studio del gioco d’azzardo e i comportamenti a rischio – è una società scientifica che opera nel settore del gioco d’azzardo e dei problemi azzardo-correlati. E’ inoltre aderente alla campagna Mettiamoci in Gioco.
Il 20 ottobre u.s. la Presidenza di ALEA ha reso pubblico un sintetico comunicato nel quale si afferma che l’associazione è estranea al protocollo in oggetto e non si sente pertanto vincolata agli accordi intercorsi tra Mettiamoci in Gioco (MiG) e Confindustria-Sistema Gioco Italia (SGI).
Dopo opportune verifiche e consultazioni in merito, Alea comunica quanto segue.
1. La firma di un protocollo di intesa con il settore giochi di Confindustria rappresenta un atto di enorme delicatezza, potenzialmente in grado di suscitare resistenze, opposizioni e divisioni in seno agli Enti riuniti nella campagna, sia a livello nazionale che regionale; cosa peraltro puntualmente avvenuta. La gestione di una tale iniziativa, indipendentemente dalle più nobili intenzioni che ne stanno alla base, ha mostrato una grave ingenuità nel trascurare di coinvolgere direttamente i vertici delle Associazioni aderenti alla campagna e di ottenerne il preventivo assenso. L’annuncio della firma del protocollo di intesa è stato seguito da: a) la dichiarazione dei vertici di Libera e Gruppo Abele, oltre che di Alea, di essere all’oscuro di quanto avvenuto; b) dichiarazioni di sorpresa e dissenso via mail da parte di alcuni componenti del gruppo nazionale di coordinamento della campagna che avevano ritenuto non ancora conclusa la discussione in seno al gruppo. Alea ritiene inaccettabile che il protocollo sia stato siglato in assenza di un coinvolgimento e della esplicita approvazione da parte della sua Presidenza.
2. La ricerca di un accordo bilaterale con SGI suscita rilevanti perplessità, pur nell’ambito di una posizione laica e non proibizionista come quella di Alea. Uno dei principi fondamentali alla base di politiche di gioco responsabile enunciati nel cosiddetto Modello di Reno è la compartecipazione di tre stakeholders: a) l’industria, b) i consumatori/operatori sociosanitari, c) lo Stato, quest’ultimo con un ruolo super partes e con funzioni di mediazione/regolazione dei diversi interessi in campo.
In assenza di una effettiva funzione dello Stato appare velleitario ricercare accordi con l’industria la quale sarà disponibile a concessioni non sostanziali. Un recente studio inglese stima che il gioco d’azzardo problematico produce il 20-35% degli introiti totali, una percentuale che secondo Williams e Wood potrebbe arrivare fino al 60% per giochi come le slot-machine. Ogni iniziativa che tenda a limitare fette così importanti di business è impensabile in una realtà quale quella esistente oggi nel nostro Paese. E infatti i contenuti dell’accordo MiG-SGI appaiono focalizzati su aspetti marginali o scontati, peraltro già previsti nella scarsa normativa attuale. Di fatto nessun serio impegno viene preso da parte di SGI.
3. A fronte di un accordo risibile, MiG accetta di firmare premesse che appaiono insensate e pericolose. Viene infatti accolta l’impostazione, cara all’industria e all’Agenzia Dogane e Monopoli, che differenzia il gioco d’azzardo legale da quello illegale sul piano semantico e concettuale. Si tratta di un artificio lessicale che tende a negare l’equivalenza dei giochi aleatori e con vincite in denaro sul piano dei meccanismi strutturali e degli effetti finali sulla salute pubblica, indipendentemente dallo status legale. Le tardive dichiarazioni da parte dei firmatari di MiG non servono a cancellare un atto di collusione con le tesi opportunistiche dell’industria del gioco d’azzardo. Accettare differenziazioni tra gioco d’azzardo legale e illegale va inoltre contro le affermazioni contenute nel documento fondativo della campagna.
4. Un altro elemento di grave noncuranza deriva dall’aver accettato di sottoscrivere il punto 4 degli impegni senza richiedere una esplicita disponibilità da parte di SGI a mettere in discussione i meccanismi di gioco che tendono a creare condizionamento comportamentale e sfruttano le distorsioni cognitive che sono un fattore di rischio importante e frequente di gioco d’azzardo patologico. Si ricorda che il concetto di fragilità o vulnerabilità individuale cui si allude nel punto 4 rappresenta solamente uno degli elementi che entrano nel dinamismo dell’azzardo patologico. La ricerca scientifica ha stabilito l’importanza dei fattori di rischio strutturali inerenti al meccanismo dei giochi. Ignorare questi elementi significa non puntare a modificare i meccanismi fondanti il condizionamento e nel contempo adottare una posizione intrinsecamente colpevolizzante verso i soggetti, giocatori eccessivi, che presentano vulnerabilità personali.
5. Un ulteriore elemento da sottolineare, sempre contenuto nel punto 4, è l’impegno a perseguire ciò che nei fatti già esiste (i materiali informativi previsti dal cd. decreto Balduzzi; la hotline giocaresponsabile). Appare peraltro inspiegabile che nel protocollo venga fatto riferimento a servizi di assistenza e cura in un contesto in cui il GAP non è ancora entrato tra i livelli essenziali di assistenza, e i servizi afferenti al sistema sanitario pubblico e del privato sociale non abbiano finora ricevuto alcun finanziamento aggiuntivo per trattare i giocatori. Su questo piano nessun impegno viene richiesto a Confindustria la quale evidentemente non sente alcuna responsabilità di operare una qualche ‘riparazione sociale’ dei danni provocati dal suo business.
Per tutti questi motivi Alea, tenuto conto anche delle responsabilità relative al mancato passaggio di comunicazioni sui lavori preparatori del protocollo di intesa, dichiara:
 di non riconoscersi nel protocollo di intesa tra MiG e SGI, che giudica privo di fondamenti scientificamente comprovati, superficiale nei contenuti e controproducente;
 di censurare le modalità che hanno portato a stipulare un tale accordo, di non condividere nella maniera più netta gli elementi di compromesso che hanno portato i rappresentanti di MiG ad accettare l’inaccettabile;
 di giudicare pericoloso per il proprio buon nome la stipula di un accordo con i produttori di giochi d’azzardo in un contesto in cui il soggetto mediatore/regolatore non esiste e siano invece presenti affermazioni che confliggono con le attuali conoscenze scientifiche in materia.
Alea infine dichiara di uscire dalla campagna “mettiamoci in gioco” con decorrenza immediata, richiede che la sua denominazione venga cancellata dal protocollo e non venga ulteriormente associata alla campagna sia a livello nazionale che nelle sue diramazioni regionali.
Il Consiglio Direttivo di Alea

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