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Adoc. Bene l’idea del ministro Riccardi di fermare gli spot dei giochi

In: Associazioni

1 marzo 2012 - 11:02


adoc

(Jamma) Secondo l’Adoc gli italiani nel 2012 spenderanno il 10% del proprio reddito nei giochi, accumulando debiti medi di 10-12 mila euro.
“Stimiamo che nel 2012 il 10% del reddito annuo degli italiani sarà destinato ai giochi pubblici – dichiara in una nota Carlo Pileri, Presidente dell’Adoc – Senza contare la spesa per i giochi clandestini e non regolari, un fenomeno in crescita purtroppo anche tra i più giovani, soprattutto nel settore del gioco online, che spesso si consuma senza regole e fuori dai confini nazionali. Il debito medio contratto dai giocatori patologici, oltre un milione in Italia, si attesta sui 10-12 mila euro, ma si toccano punte anche di 30-40 mila euro. Oltre a provocare seri disagi familiari, sociali e psicologici. In questo senso sono gravi le responsabilità delle trasmissioni dedicate al poker, del continuo spam sui casinò online e degli spot pubblicitari. Aumentano lo spirito di emulazione e, di conseguenza, il rischio di indebitamento per migliaia di consumatori. In questo senso raccogliamo e rilanciamo l’idea del Ministro Riccardi di vietare gli spot destinati ai giochi”.
”Per combattere questo fenomeno e aiutare i giocatori patologici – continua – l’Adoc chiede che il 5% delle entrate derivanti dalle giocate sia destinato ad un fondo di assistenza, gestito in collaborazione con le Associazioni dei consumatori e quelle operanti nel sociale, che promuova campagne informative sui rischi legati al gioco d’azzardo, che controlli l’espandersi del fenomeno e che dia aiuto sia economico che psicologico alle famiglie vittime del gioco d’azzardo, che rischiano di cadere nella trappola dell’usura e della malavita organizzata, con il rischio che quest’ultima gestisca sempre di più vasti settori sociali”.
“Si è passati dai pochi giochi disponibili (Totocalcio, Lotto, Totip) in cui la giocata era limitata all’1-2% dei consumi annui, alla anomalia odierna –  continua Pileri –  dove i giochi regolari gestiti o controllati dallo Stato vanno moltiplicandosi, dal Superenalotto al Gratta&Vinci, dalle slot machine sempre più diffuse nei bar alle scommesse, sportive e non, dal bingo ai giochi televisivi. Esiste oramai una giungla che ti lusinga e che ti illude di risolvere i problemi legati alla crisi economica e occupazionale con vincite che in realtà sono percentualmente improbabili, ai limiti dell’impossibile. D’altronde nel momento di crisi c’è sempre la tendenza di aumentare il numero di giochi e di giocate. E sono le zone più depresse, come il Sud, la Campania o l’Abruzzo, ad essere quelle più influenzate”.



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