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Accorpamento AAMS. Callipo (Salfi): “Alle Dogane il settore Giochi sarebbe calato in una specie di ‘corpo estraneo’”

In: Associazioni, Leggi

10 luglio 2012 - 15:46


callipo

Bari. Sit-in di protesta contro accorpamento AAMS

 

(Jamma) Come da programma, si è svolta questa mattina presso la Commissione Finanze del Senato l’audizione delle organizzazioni sindacali della pubblica amministrazione relativamente al decreto legge recante “Misure per la razionalizzazione dell’Amministrazione Finanziaria”. A partecipare anche il Segretario Generale, Sebastiano Callipo, delsindacato autonomo dei lavoratori finanziari. “Nel Decreto Legge n. 87/2012, – ha affermato Callipo – si è statuito l’accorpamento dell’Agenzia del Territorio con l’Agenzia delle Entrate e dell’Azienda Autonoma dei Monopoli di Stato con l’Agenzia delle Dogane, mentre gli Uffici Amministrativi delle Commissioni Tributarie si trasferiscono dal Dipartimento delle Finanze al Dipartimento degli Affari Generali e del Personale del Ministero dell’Economia e delle Finanze. A parere della Federazione CONFSAL-SALFI, Organizzazione Sindacale Autonoma tra le più rappresentative del settore dell’Amministrazione

Finanziaria, si tratta di decisioni non razionali e prive di una qualsiasi logica aziendale.

Non tocca a noi del Sindacato evidenziare che altri sono i campi della Pubblica Amministrazione in cui sarebbe necessario intervenire per la “reingegnerizzazione” degli apparati, eliminando sovrapposizioni ed introducendo una maggiore specializzazione, ma non è un caso se la VI Commissione Finanze della Camera dei Deputati ha votato all’unanimità una risoluzione che impegna il Governo ad adottare le opportune misure nell’ambito della delega legislativa di riforma del sistema fiscale. Nella citata risoluzione si premette come eventuali accorpamenti o trasferimenti di funzioni da un settore all’altro dell’Amministrazione finanziaria, non possano essere concepiti in una prospettiva meramente congiunturale o contabilistica, ma debbano porsi la finalità, più ambiziosa, di ripensare gli assetti organizzativi, per realizzare in modo più sobrio obiettivi di maggiore efficacia nella gestione dell’intero sistema della fiscalità.

Gli accorpamenti previsti – ha continuato – non producono alcun risparmio di spesa e sono assolutamente fuori linea rispetto all’indirizzo assunto nel 1999, allorquando l’Autorità Politica decise ed attuò, a decorrere dall’1.01.2001, la riforma del Ministero delle Finanze, istituendo quattro Agenzie Fiscali (Entrate – Territorio – Dogane – Demanio), mediante l’utilizzo del modello Principal-Agent e con l’evidente obiettivo di massimizzare i risultati in termini di efficienza e razionalizzazione produttiva. Non si trattò di una scelta casuale, quanto il risultato di una precisa e ponderata soluzione progettuale, a seguito di numerose indagini e di un ampio e fruttuoso dibattito, con l’intervento anche delle Parti Sociali ed il supporto tecnicoconsultivo del Fondo Monetario Internazionale, unico esempio di sostanziale e positiva riorganizzazione di un importante settore della Pubblica Amministrazione, purtroppo non seguito da altrettanti interventi di “bonifica”, in altri settori dell’Amministrazione Centrale e Periferica. Rispetto a quanto sopra richiamato, le decisioni oggi assunte “azzerano” il decennale processo di riforma, perché è del tutto evidente che si cerca di rimettere insieme funzioni oggettivamente incompatibili, contraddicendo le necessarie specializzazioni e creando non pochi problemi sul versante della gestione del personale. Oltretutto, tra le strutture accorpate non vi sono sovrapposizioni di compiti e di funzioni, e quindi non potrà realizzarsi alcun risparmio di spesa, mentre si intravedono perdite di tempo e costi aggiuntivi per rendere compatibili procedure, strutture organizzative e processi tecnici. A tale riguardo, basta evidenziare i principali obiettivi individuati nel Piano Aziendale 2012 dell’Agenzia delle Entrate, riportati in calce al presente documento, per rilevare come l’Agenzia delle Entrate deve concentrarsi sull’obiettivo della lotta all’evasione e non può impegnarsi in una difficile attività di “assorbimento e digestione” burocratico-amministrativa. Si rischia di “allentare” la presa, proprio in un momento dove l’impegno risulta rafforzato per permettere il raggiungimento di strategici obiettivi di finanza pubblica.

Quanto sopra vale anche per l’Agenzia delle Dogane, le cui aree strategiche di intervento, anch’esse sintetizzate in calce, trovano il loro fondamento giuridico in impegni presi dal Paese a livello Internazionale e di Unione Europea ed i cui standard non sono altrimenti negoziabili, pena le note procedure di infrazione o perdita di benefici per le già penalizzate imprese nazionali.

Molti degli accorpamenti – ha chiarito Callipo in Senato – rilevano analoghe criticità, soprattutto con riferimento al delicato settore dei giochi che richiede il massimo grado di attenzione e per questo era stata prevista, per legge, la nascita di una specifica Agenzia. Per i ritardi nella predisposizione degli atti e nonostante i pareri condizionati delle competenti Commissioni di Camera e Senato, l’iter di emanazione del decreto ministeriale è di fatto bloccato. In ragione di ciò, appaiono perlomeno ingenerose le accuse rivolte ai Monopoli sul versante dell’efficienza nel contrasto ai giochi illeciti, nella misura in cui l’Autorità politica non ha fornito alla struttura gli idonei strumenti per esercitare i compiti assegnati, ovvero la struttura doveva ancora “decollare”. In merito alle previsioni normative in esame, una possibile compatibilità potrebbe individuarsi per le Dogane, solo riguardo alla gestione delle accise, che a quelle sugli olii minerali, sugli alcoli e sull’energia elettrica, vedrebbe aggiungersi la gestione delle accise sui tabacchi, attualmente in capo ai Monopoli; per contro, il settore Giochi, calato come una specie di “corpo estraneo” all’interno di una organizzazione gestita, al centro, per funzioni omogenee (gestione del tributo – accertamento- Controllo, etc.), finirebbe per essere un’attività gestita quasi in subappalto, anche alla luce del meccanismo di azione sul territorio, incentrato sullo strumento della Convenzione con la Guardia di Finanza. A nostro parere, veramente molto poco in termini di progettualità in ordine ai risparmi, molto, per contro, in termini di potenziale disarmonia di funzioni ed attività. A ciò deve aggiungersi l’irrilevanza della collocazione delle Commissioni Tributarie sotto un Dipartimento anziché un altro del Ministero dell’Economia e delle Finanze.

Per la Federazione CONFSAL-SALFI le decisioni assunte con il Decreto Legge n. 87/2012 sono assolutamente sbagliate, prive di qualunque giustificazione, senza alcun riferimento aziendalistico, probabilmente pericolose e soprattutto destinate a determinare ritardi o addirittura paralisi delle strutture amministrative coinvolte. Una decisione che appare “disallineata” rispetto alle analisi del Ministro Giarda, incaricato della spending review, e che non ha coinvolto in alcun modo esperti del settore, politici e non. Altre sarebbero, a nostro parere, le sovrapposizioni su cui intervenire e quindi molto si potrebbe fare ed ottenere, ad esempio, sul versante del coordinamento tra Agenzie Fiscali e Guardia di Finanza, oppure sulla coesistenza operativa di Agenzie e Inps nella riscossione delle entrate, in presenza della stessa base imponibile, quanto sopra solo a titolo di promemoria e senza voler invadere l’altrui campo d’azione.

In conclusione, per la Federazione CONFSAL-SALFI appare evidente l’idea, insostenibile, di un ritorno ad una mega struttura amministrativa, come era l’ex Ministero delle Finanze, organizzata per dipartimenti, che si occupavano di Entrate, Territorio, Dogane, Demanio e Commissioni

Tributarie. Una idea insostenibile perché annulla, pur in presenza di lusinghieri ed accertati risultati, la scelta del modello aziendale delle Agenzie Fiscali, quali strutture specialistiche dotate di autonomia gestionale e finanziaria, autonomia troppo spesso contestata e mal digerita da ampi settori dell’Amministrazione Pubblica, soprattutto da quei settori mai toccati da operazioni di reingegnerizzazione ed efficientamento operativo. A questo punto, non possiamo parlare, con riferimento al caso in esame, di razionalizzazione della spesa, quanto piuttosto di una vera e propria controriforma che “riporta indietro il pendolo della storia”, con esiti tutt’altro che scontati.

Una scelta politica, legittima, ma pur sempre una scelta politica che non può essere in alcun modo “camuffata” con le necessità del momento. Se vi erano criticità da rimuovere, come altrettanto spesso rappresentato dalla CONFSAL-SALFI, queste andavano puntualmente analizzate ed affrontate con gli strumenti tipici del sistema delle Convenzioni e del modello aziendale, incidendo sugli obiettivi e sulla macchina operativa.

Su questo versante alcune cose sono state fatte ed altre dovevano sicuramente essere predisposte, ma è mancata la volontà politica di intervenire per correggere le criticità che nel frattempo si erano manifestate, ed oggi si cercano “presunte” economie di scala, a scapito della specializzazione e della misurata efficienza del settore.

Un grave errore che potrebbe risultare irreparabile per uno strategico settore già destinatario di tanti interventi di carattere generale, ovvero tutte le misure individuate per il pubblico impiego, che hanno depotenziato lo strumento aziendale e che mettono a rischio gli importanti e qualificati risultati attesi.

La Federazione CONFSAL-SALFi esprime, infine, forte contrarietà anche per il recente intervento del Vice Ministro Grilli in commissione Finanze della Camera, in ordine alle giustificazioni esternate sui proposti accorpamenti. Giustificazioni che, lungi dal convincere, denotano oggettivamente un’insufficiente conoscenza dell’attuale assetto, competenze e funzionalità degli uffici operativi delle diverse Agenzie Fiscali e, in particolare, delle materie e fattispecie giuridiche deliberate quotidianamente da funzionari, con competenze e professionalità necessariamente

distinte, specifiche, puntualmente focalizzate sulle diversificate problematiche, quotidianamente sottoposte alla valutazione dei citati funzionari.

In sintesi, – ha concluso il segretario Salfi – il dichiarato obiettivo governativo di ridurre la spesa pubblica non è colto dall’operazione in rassegna, laddove economie di scala e sinergie sono solo

possibili in strutture a missione omogenea”.

 

Il sindacato evidenzia che questo è un intervento che fa seguito a un pari intervento effettuato nelle settimane scorse presso la Commissione Finanze della Camera. L’azione del SALFi non si limita comunque agli interventi di cui sopra, atteso che sono in fase di avanzata elaborazione taluni emendamenti al testo del DL, che saranno adeguatamente fatti pervenire in Parlamento, affinché la disamina parlamentare del Decreto ne tenga adeguatamente conto. Trattasi di una delle strategie in fase attuativa con le quali si coniugheranno altre azioni oppositive e difensive, auspicabilmente, se possibile, di concerto con le altre OO.SS. e che non risparmieranno, nei prossimi giorni, incontri sia presso il Dipartimento delle Finanze, sia presso i massimi rappresentanti delle Agenzie Fiscali. La nostra azione è specificatamente mirata alla rivisitazione integrale del prefato DL, laddove è precipuo compito della nostra Confederazione CONFSAL contrastare, a livello confederale, anche il noto recente DL 52/2012, contenente misure di più largo respiro inerenti tutto il Pubblico Impiego. Tutto quanto sopra presuppone ancora la vostra forte azione di mobilitazione in periferia, unitariamente alle altre OO.SS..

 

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