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Sale giochi, il TAR conferma i limiti orari di Curno (BG): “Prevalgono salute pubblica e contrasto alla ludopatia”

I Comuni possono limitare gli orari di apertura delle sale giochi e il funzionamento delle slot machine per contrastare il gioco patologico. Lo ha ribadito il TAR Lombardia – sezione di Brescia – che con la sentenza n. 753 del 2026 ha respinto un ricorso contro il Comune di Curno, confermando la legittimità dell’ordinanza che impone l’interruzione delle attività di gioco tra le 23 e le 9 del mattino.

La decisione si inserisce in un orientamento giurisprudenziale ormai consolidato e rafforza ulteriormente il potere dei sindaci di intervenire sul fenomeno della ludopatia attraverso la regolazione degli orari delle attività di gioco. Secondo il TAR, l’articolo 50 del Testo unico degli enti locali attribuisce ai Comuni la possibilità di disciplinare gli orari degli esercizi pubblici anche con finalità di tutela della salute e prevenzione delle dipendenze comportamentali.

La controversia era nata dopo l’adozione, nel febbraio 2024, di un’ordinanza del Comune di Curno che aveva fissato dalle 9 alle 23 l’orario di funzionamento delle sale giochi autorizzate e degli apparecchi con vincita in denaro installati in bar, tabaccherie e altri esercizi. La società ricorrente aveva contestato il provvedimento sostenendo che fosse carente sotto il profilo istruttorio, sproporzionato e discriminatorio rispetto ad altre forme di gioco, in particolare il gioco online.

I giudici hanno però respinto tutte le censure. In primo luogo hanno ricordato che la prevenzione della ludopatia costituisce una competenza autonoma degli enti locali e che la diffusione del gioco patologico rappresenta ormai un fenomeno ampiamente riconosciuto e documentato. Nel caso specifico, il Comune aveva raccolto dati territoriali che evidenziavano una forte esposizione al gioco, con valori di raccolta particolarmente elevati e un numero crescente di persone seguite dai servizi per le dipendenze. Tra i dati richiamati nella sentenza figura un importo giocato pro capite nel Comune di Curno superiore a 5.500 euro annui per cittadino maggiorenne, ben al di sopra delle medie regionali e nazionali.

Il TAR ha inoltre chiarito che non esiste alcun obbligo per i Comuni di acquisire preventivamente il parere dell’Agenzia delle Dogane e dei Monopoli prima di adottare provvedimenti di questo tipo. Secondo il collegio, l’Intesa raggiunta nel 2017 in Conferenza Unificata tra Stato, Regioni ed enti locali non ha mai acquisito efficacia vincolante e pertanto non può costituire parametro di legittimità delle ordinanze comunali.

Un passaggio particolarmente significativo riguarda la valutazione della proporzionalità della misura. Per il TAR, consentire l’attività di gioco per quattordici ore consecutive al giorno rappresenta un ragionevole punto di equilibrio tra la tutela della salute pubblica e gli interessi economici degli operatori. La limitazione non elimina l’offerta di gioco, ma ne riduce la disponibilità nelle fasce orarie considerate più critiche sotto il profilo del rischio di comportamenti compulsivi.

La sentenza richiama inoltre numerosi precedenti giurisprudenziali che individuano proprio nelle slot machine e nelle videolottery le forme di gioco maggiormente esposte al rischio di generare dipendenza. Secondo i giudici, il rapporto diretto tra giocatore e macchina, senza alcuna intermediazione umana, favorisce l’insorgere di comportamenti compulsivi più di quanto avvenga per altre tipologie di gioco.

Respinta anche la tesi secondo cui le restrizioni sugli esercizi terrestri favorirebbero il gioco online o quello illegale. Il TAR osserva che i Comuni non dispongono di competenze sul gioco a distanza e che tale circostanza non può impedire loro di esercitare i poteri attribuiti dalla legge per contrastare la ludopatia sul territorio. Anzi, secondo il collegio, sostenere il contrario significherebbe privare le amministrazioni locali di qualsiasi strumento di intervento a tutela delle fasce più vulnerabili della popolazione.

Redazione Jamma
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