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Riordino del gioco pubblico: il rischio di un mercato più piccolo e concentrato

Il riordino del gioco pubblico in presenza entra in una fase cruciale e lo fa in un contesto già segnato da una progressiva contrazione della rete fisica. Secondo le indiscrezioni emerse in queste settimane, il provvedimento di riordino dovrebbe approdare in Consiglio dei Ministri entro la fine di gennaio, con l’obiettivo di chiudere il passaggio in Conferenza Unificata entro marzo – in una delle tre date disponibili nel calendario dei lavori della Conferenza – e avviare subito dopo l’iter parlamentare. Una tempistica serrata, anche in considerazione della scadenza della delega fiscale del 29 agosto, che rischia di ridurre gli spazi di correzione e di confronto su un comparto economicamente e socialmente delicato.

Il quadro che emerge è quello di un riordino fortemente selettivo, caratterizzato da costi di accesso elevati, blocchi di diritti di grandi dimensioni e criteri che, se confermati, potrebbero determinare una drastica riduzione del numero di operatori attivi, favorendo una concentrazione del mercato nelle mani di pochi grandi gruppi.

Costi elevati e selezione all’ingresso

Le ipotesi sulla nuova gara delle scommesse parlano di blocchi di diritti con una base d’asta fissata a 50.000 euro per singolo blocco, per un valore complessivo che supera il milione di euro. A fronte di un contingente complessivo di 10.000 diritti – sostanzialmente in linea con l’attuale rete – la possibilità per un singolo concessionario di concorrere fino al 30-40% dei blocchi apre di fatto a una competizione ristretta a tre o quattro operatori di grandi dimensioni. Un assetto che rischia di comprimere drasticamente lo spazio per le realtà medio-piccole, storicamente diffuse sul territorio e spesso legate a reti di esercizi generalisti.

Ancora più oneroso appare lo scenario per il comparto degli apparecchi da intrattenimento. I blocchi ipotizzati – 4.000 diritti AWP e 800 VLT – per un importo totale di circa 25 milioni di euro, con offerte al rialzo. Un investimento difficilmente sostenibile per gran parte delle imprese della filiera, che potrebbe tradursi in una forte selezione all’ingresso e in una concentrazione verticale del mercato, dalla concessione alla gestione della rete.

Meno apparecchi, meno punti e meno concorrenza

Il numero complessivo di apparecchi previsto dalle indiscrezioni – circa 200.000 AWP e 45.000 VLT – rappresenta una riduzione rispetto al passato e si inserisce in una tendenza già in atto. I dati CGIA di Mestre certificano che nel 2024 la raccolta degli apparecchi con vincita in denaro si è fermata a 32,6 miliardi di euro, in calo del 30% rispetto al 2019. Nello stesso periodo sono scomparsi 16.000 apparecchi e oltre 8.400 esercizi commerciali, con una forte incidenza su bar, tabaccherie ed edicole.

A questa dinamica si aggiunge il tema del distanziometro nazionale, che verrebbe articolato su due livelli: una distanza ridotta per i punti “certificati” e una distanza doppia per quelli non certificati. Una scelta che introduce una gerarchia nella rete e che potrebbe accelerare la chiusura di molti punti di raccolta, soprattutto nelle aree urbane più dense, riducendo ulteriormente la capillarità del presidio legale.

Effetti su occupazione e gettito

La concentrazione del mercato non è neutrale sul piano economico e occupazionale. Tra il 2019 e il 2024 il comparto AWP/VLT ha perso circa 10.000 addetti e 9.900 imprese. A fine 2024, le imprese attive nella filiera sono stimate in poco più di 50.000, con circa 41.000 occupati sostenuti dal sistema. Un riordino selettivo e particolarmente oneroso rischia di amplificare questa dinamica, con nuove uscite dal mercato e un’ulteriore riduzione dei livelli occupazionali, soprattutto nelle piccole e medie imprese.

Sul fronte fiscale, il gioco pubblico in presenza garantisce ancora circa 6 miliardi di euro alle casse dello Stato, ma il gettito risulta inferiore di quasi 1,5 miliardi rispetto al 2019. I dati ADM del III trimestre 2025 mostrano come il contributo erariale dei giochi e degli apparecchi resti rilevante ma in calo, seguendo l’andamento della raccolta e della rete fisica . Una contrazione ulteriore del numero di operatori e di punti di gioco potrebbe tradursi, nel medio periodo, in un gettito meno stabile e più esposto alle oscillazioni del mercato.

Il confronto con l’online e il rischio di squilibri

Il riordino del gioco fisico si colloca infine in un contesto di forte crescita del gioco online, che tra il 2019 e il 2024 ha registrato un aumento della raccolta del 153%, arrivando a 92 miliardi di euro. Mentre il digitale beneficia di economie di scala e di un quadro regolatorio già rinnovato, la rete fisica rischia di essere compressa da costi crescenti e da una riduzione strutturale degli spazi operativi.

Il decreto in arrivo rappresenta dunque uno snodo decisivo. Se l’obiettivo dichiarato è quello della razionalizzazione e della stabilità normativa, il rischio concreto è che un riordino troppo selettivo e oneroso produca un mercato più piccolo, meno concorrenziale e concentrato in poche mani, con effetti a cascata su occupazione, gettito e presidio di legalità sul territorio.

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