Nel dibattito che accompagna il riordino del gioco fisico, una delle questioni più sensibili riguarda il futuro dell’intera filiera e, in particolare, un possibile ridimensionamento del ruolo del gestore puro, figura storicamente centrale nella gestione territoriale degli apparecchi. Le indiscrezioni circolate nelle ultime settimane, che prospettano un assetto sempre più concentrato attorno a pochi soggetti, stanno alimentando interrogativi e preoccupazioni tra gli operatori, soprattutto per le ricadute occupazionali e per l’equilibrio tra presidio locale e controllo centrale.
In questa intervista Francesco Gatti, imprenditore del gaming titolare di Bull Gaming e vicepresidente di Sapar, offre una lettura critica dello scenario che potrebbe delinearsi con la nuova gara e con le regole del riordino, richiamando l’importanza delle piccole imprese di gestione, il rischio di uno stravolgimento commerciale del comparto e la necessità di preservare la natura stessa delle AWP come apparecchi da intrattenimento a vincita limitata. Un contributo che si inserisce nel confronto in corso, mentre il settore attende scelte decisive per il prossimo ciclo concessorio.
Cosa ne pensa delle indiscrezioni in merito al riordino? In particolare, sul nuovo assetto che sembra delinearsi e che potrebbe mettere fine al ruolo del gestore ‘puro’ ?
Trasformare il riordino territoriale in un riassetto commerciale non credo sia la vision di un comparto moderno. Eliminare il gestore mediante un riassetto che ponga un solo attore – il concessionario – come partner dello Stato significa in primis danneggiare migliaia di piccoli imprenditori che sono l’ossatura del settore e che danno lavoro a circa la metà degli occupati nel comparto. Senza i piccoli gestori, anche se molti sono stati acquisiti dai concessionari ed oggi sono di fatto service, il settore perde una professionalità costruita negli anni e che costituisce un valore aggiunto fondamentale per l’erario.
Pensa che il gestore sia una figura ancora necessaria?
Basti pensare alle differenze, in buona parte sotto gli occhi di tutti, della redditività delle macchine prima e dopo le acquisizioni. La figura imprenditoriale del gestore puro tutela e migliora la redditività degli apparecchi come solo un’azione imprenditoriale diretta ed interessata riesce a fare. Capisco le esigenze di un riordino ma non si deve interpretare questo come un’occasione per eliminare commercialmente chi opera sul campo in maniera costante al servizio del cliente e, indirettamente, nel pieno interesse erariale.
Cosa pensa dello stravolgimento del comparto mediante un riordino così complesso?
Mi sembra utopistico che si voglia stravolgere così pesantemente un assetto territoriale già definito e cristallizzato per fare un salto nel vuoto che potrebbe portare a una ripercussione notevole dal punto di vista della gestione degli apparecchi. Questa è una responsabilità grandissima e pesante che grava su chi ha le redini del riordino.
Non va trascurato nemmeno l’asset politico che in Italia spesso porta a situazioni di alternanza che si riflettono anche nell’interpretazione del ruolo del gioco pubblico. Un bando con un’esposizione economica elevata costringerebbe gli attori a investimenti al buio che non potrebbero ritenersi garantiti da interventi politici post-riordino con gravi conseguenze in termini di stabilità del settore gaming.
Come vede il futuro delle macchine a vincita di tipo AWP?
Se si parla di AWP va mantenuto il concetto di macchina con intrattenimento e vincita limitata. Non si può ipotizzare un riordino che trasformi le macchine da intrattenimento in autentiche slot da casinò. Questo va detto poiché, se le indiscrezioni in merito al riordino fossero concrete, l’unico modo per ottenere un utile economico sarebbe quello di stravolgere completamente il concetto di AWP e trasformarla in una macchina con parametri funzionali molto più aggressivi.
Negli anni si è vista una concentrazione di aziende in mano ai concessionari con conseguente assorbimento delle piccole aziende di gestione, cosa immagina per il futuro?
Credo che qualsiasi imprenditore possa decidere se cedere o meno la propria società. Mi conceda però una battuta: quelli che hanno ceduto mi sembrano molto più tristi rispetto a ieri.







