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PREU e slot machine irregolare, la Corte Tributaria annulla l’accertamento ADM: “Dati tecnici inattendibili dopo due anni dal sequestro”

La Corte di Giustizia Tributaria di Catanzaro ha annullato un avviso di accertamento relativo al Prelievo Unico Erariale (PREU), con conseguente pretesa erariale da da oltre 100mila euro, emesso dall’Agenzia delle Dogane e dei Monopoli nei confronti di un operatore del settore degli apparecchi da intrattenimento.

La controversia nasceva da un controllo presso un circolo nel territorio di Crotone, durante il quale erano stati sequestrati due apparecchi ritenuti non conformi e, secondo l’amministrazione, non correttamente collegati al sistema di controllo previsto per la raccolta del gioco. A distanza di anni, cinque per l’esattezza, era stato notificato l’accertamento PREU, fondato principalmente su una lettura dei contatori effettuata quasi due anni dopo il sequestro.

Il punto centrale del giudizio non ha riguardato soltanto la legittimità formale dell’atto, ma soprattutto l’attendibilità tecnica dei dati utilizzati dall’Agenzia per sostenere la pretesa erariale. La Corte ha infatti ritenuto dirimente la circostanza che l’accertamento fosse basato unicamente sulla memoria interna della scheda di gioco dell’apparecchio, letta dopo un lunghissimo periodo di inattività.

Secondo i giudici, gli apparecchi da intrattenimento conservano i dati di gioco attraverso memorie assistite da batterie tampone, la cui durata è limitata e può ridursi ulteriormente in caso di condizioni ambientali sfavorevoli o mancanza di ricarica. Per questo motivo, una lettura effettuata dopo oltre seicento giorni dal sequestro può essere considerata affidabile solo se l’amministrazione dimostra in modo rigoroso che l’apparecchio sia stato conservato in condizioni tali da preservare l’integrità della scheda e dei dati memorizzati.

Nel corso del processo, la Corte aveva anche disposto un’ordinanza istruttoria chiedendo chiarimenti specifici sulle modalità di conservazione degli apparecchi sequestrati e sullo stato delle batterie al momento della verifica tecnica. Tuttavia, l’Agenzia, pur spiegando alcuni aspetti formali del verbale di lettura, non avrebbe fornito alcuna documentazione idonea a garantire la genuinità dei dati estratti dopo quasi due anni.

Da qui la conclusione: se non è certa l’integrità del supporto elettronico che conserva i contatori, l’accertamento non può ritenersi attendibile e l’onere della prova, che grava sull’amministrazione, resta insoddisfatto.

La Corte ha quindi annullato l’avviso di accertamento, dichiarando assorbite tutte le altre censure sollevate nel ricorso. Considerata la peculiarità tecnica della vicenda, le spese di lite sono state integralmente compensate tra le parti. nb

Redazione Jamma
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