Il riordino del gioco pubblico avviato dal Governo con una prima riforma all’online rischia di non raggiungere gli obiettivi dichiarati e necessita di una revisione complessiva. È questa la tesi sostenuta da Giancarlo Iodice, membro della Fondazione Bruno Buozzi, nell’ “Gioco pubblico: una riforma da riformare“, pubblicato dalla Fondazione, che propone un’analisi critica dell’attuale percorso di riforma, soffermandosi in particolare sugli aspetti fiscali, sullo sviluppo del gioco online, sul ritardo del riordino del gioco fisico e sulle ricadute sociali del settore.
Secondo l’autore, il primo limite del percorso intrapreso dal Governo è stato quello di procedere separatamente con il riordino del gioco a distanza, rinviando quello del gioco fisico. Una scelta che avrebbe impedito di affrontare in maniera organica le criticità dell’intero comparto, dalla fiscalità alla tutela della salute pubblica, fino all’equilibrio tra rete fisica e digitale. Alla luce delle difficoltà emerse sul decreto dedicato al gioco terrestre, Iodice ritiene probabile un ulteriore slittamento della riforma e una proroga delle concessioni in scadenza.
Uno dei punti centrali dell’analisi riguarda il gettito fiscale. L’autore evidenzia come, a fronte di una raccolta passata da 136 miliardi di euro nel 2022 a oltre 165 miliardi nel 2025, le entrate erariali siano rimaste sostanzialmente stabili e abbiano addirittura registrato una diminuzione negli ultimi due anni. Secondo Iodice, il fenomeno è strettamente collegato alla crescita del gioco online, che beneficia di un regime fiscale molto diverso rispetto agli apparecchi da intrattenimento.
L’articolo richiama i dati secondo cui gli skill games online rappresentano ormai quasi la metà della raccolta complessiva del mercato, ma assicurano un rendimento fiscale molto contenuto, mentre AWP e VLT, pur incidendo in misura molto inferiore sulla raccolta, continuano a generare una quota rilevante del gettito erariale. Da qui la proposta di rivedere l’impianto tributario, riequilibrando il prelievo tra le diverse tipologie di gioco, così da evitare che la crescita del canale digitale continui a tradursi in una riduzione delle entrate per lo Stato.
L’autore affronta anche il tema delle restrizioni territoriali introdotte da Regioni e Comuni, osservando che i distanziometri e gli altri limiti alla diffusione degli apparecchi avevano una loro giustificazione quando il mercato era prevalentemente fisico. Oggi, con una quota crescente della domanda che si sposta sull’online, ritiene opportuno valutarne un aggiornamento nell’ambito di una riforma complessiva del settore, evitando però interventi parziali.
Un altro passaggio riguarda il riordino del gioco fisico. Iodice richiama le indiscrezioni circolate sulla bozza di decreto, sottolineando come il confronto interno alla maggioranza abbia evidenziato divergenze sia sulle limitazioni territoriali sia sul futuro assetto del mercato. Secondo l’autore, alcune delle ipotesi emerse potrebbero favorire una concentrazione del comparto nelle mani dei principali concessionari, con il rischio di penalizzare molte piccole e medie imprese che operano nella rete fisica.
Ampio spazio è dedicato anche agli aspetti sociali. L’articolo richiama i dati del Consiglio nazionale delle ricerche e della Relazione annuale al Parlamento sulle dipendenze, evidenziando la crescita del gioco tra i minorenni e l’aumento dei profili considerati “a rischio” o “problematici”. Alla luce di questi numeri, l’autore sostiene che la priorità dovrebbe essere rappresentata dal rafforzamento degli strumenti di prevenzione e tutela, soprattutto nei confronti dei più giovani, più che dall’espansione dell’offerta di gioco.
Nelle conclusioni, Iodice auspica un cambio di metodo nell’elaborazione della riforma. A suo giudizio, il riordino dovrebbe essere affrontato coinvolgendo non soltanto MEF e ADM, ma anche il Ministero della Salute, il Ministero dell’Interno, il mondo della ricerca, dell’università e tutti i rappresentanti della filiera, con l’obiettivo di costruire una disciplina realmente organica, capace di conciliare sostenibilità fiscale, tutela della salute, contrasto al gioco patologico e sviluppo equilibrato del settore.







