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Cassazione: nessun risarcimento dall’ADM al giocatore che ha perso ingenti somme alle slot e alle videolottery

La Corte di Cassazione con una recente sentenza ha respinto il ricorso di un uomo che chiedeva un risarcimento nei confronti dell’Agenzia delle Dogane e dei Monopoli (ADM) per le perdite economiche subite giocando agli apparecchi a vincita limitata e alle VLT. Il ricorrente sosteneva di non essere stato adeguatamente informato sui rischi di dipendenza dal gioco e chiedeva un indennizzo da parte dello Stato. La Suprema Corte ha però escluso la responsabilità dell’Agenzia, rilevando che ADM svolge un’attività di regolazione e autorizzazione del settore del gioco pubblico, senza produrre né commercializzare o gestire gli apparecchi da intrattenimento.

Nella decisione i giudici evidenziano inoltre che il ricorrente non aveva contestato all’Agenzia eventuali omissioni nell’attività di vigilanza o di controllo sugli operatori del settore. Di conseguenza, eventuali condotte dei gestori delle sale giochi non possono essere imputate all’amministrazione. La Cassazione distingue inoltre il caso da quello affrontato con la sentenza n. 13844 del 2025, relativa alla responsabilità del produttore di tabacco. In quella pronuncia era stato affermato il principio secondo cui il produttore può essere chiamato a rispondere dei danni provocati dal proprio prodotto, salvo dimostrare di aver fornito un’adeguata informazione sui rischi derivanti dal suo utilizzo. Secondo la Corte, tale orientamento non è applicabile alla vicenda del gioco pubblico, poiché ADM non è il produttore di un bene, ma l’autorità che autorizza e disciplina un’attività consentita dalla legge. La sentenza richiama anche i principi generali in materia di nesso causale. I giudici ricordano che, affinché un comportamento possa essere considerato causa giuridicamente rilevante di un danno, deve costituire un antecedente necessario o sufficiente dell’evento dannoso, secondo i criteri elaborati dalla giurisprudenza, tra cui la cosiddetta teoria della condizione INUS. Applicando tali principi al caso concreto, la Corte ha ritenuto che il danno lamentato non derivi dalla natura degli apparecchi da gioco in sé, bensì dall’uso eccessivo che ne è stato fatto dal giocatore. Per questo motivo è stata esclusa la responsabilità dell’Agenzia delle Dogane e dei Monopoli, con il conseguente rigetto della domanda risarcitoria.

Redazione Jamma
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