Durante la conferenza “Amusement: strumento di aggregazione sociale”, svoltasi stamattina al Senato, è intervenuta Annalisa Minetti (in foto), testimonial di FEEXPO 2026, che ha raccontato la propria esperienza personale e la sua visione sulle sale gioco come luoghi di aggregazione.
Minetti ha esordito dicendo di voler “parlare di nostalgia”, perché “finalmente viene saziata la mia nostalgia del gioco, di quei luoghi che ci davano la possibilità comunque di ritrovarci”. L’atleta ha ricordato il rapporto con le sale gioco: “Io ci andavo con gli amichetti, andavamo lì, ci prendevamo il gelato, non era soltanto il luogo dove si giocava, ma il luogo dove ci si incontrava”.
La testimonial FEEXPO ha descritto le sale gioco come spazi considerati “sicuri” anche dalle famiglie: “Quando stavi in quella sala gioco, mamma non aveva paura, era un luogo sicuro, era un luogo dove c’era semplicemente modo di giocare e di incontrare le amichette”. Per Minetti, il pericolo maggiore era “il tuo fidanzatino, e avevi solo 13 anni”.
Nel suo intervento, Minetti ha sottolineato la dimensione sociale del gioco, evidenziando che “quando giocavi non giocavi da sola… eri con i tuoi amici, ti relazionavi, ti integravi, se c’era qualcuno che aveva più difficoltà lo si aiutava”. Un aspetto che, secondo la testimonial, oggi rischia di perdersi: “Spesso succede ai nostri ragazzi davanti a un computer chiusi in casa”.
Minetti ha poi ribadito l’importanza della sicurezza: “Oggi siamo preoccupati un po’ di tutto, invece finalmente ci viene data la possibilità di occuparci di qualcosa senza preoccuparcene, e credo che sia un grandissimo valore”. Per questo, ha richiamato il ruolo dell’Osservatorio, definendolo “credibile” perché unisce “il volto più noto del campione olimpico” alle “competenze specifiche” e alle professionalità del gruppo scientifico.
La testimonial FEEXPO ha anche indicato la necessità di una formazione specifica per gli operatori: “Vorremmo tanto avere la possibilità di formare le persone che accoglieranno i nostri ragazzi… persone che avranno una formazione concreta su come interagire con i ragazzi”. Minetti ha spiegato che oggi molti giovani “rappresentano ragazzi con un grande disagio, che non sanno relazionarsi, non sanno comunicare, hanno problemi enormi nell’esposizione”.
In chiusura, Minetti ha definito il progetto “completo” perché permette di “tornare all’aspetto ludico senza preoccuparsene, ma godendo della meraviglia del linguaggio del gioco”. Secondo la testimonial, le sale gioco possono “accogliere i nostri ragazzi in totale sicurezza” e offrire loro “la possibilità di conoscere altre persone, nuovi amici, e di non sentirsi più soli”.







