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Vlt. Per il Tar Liguria è legittimo il diniego della licenza se la sala è vicino ad un luogo sensibile

In: Diritto, Videolottery

25 gennaio 2013 - 12:09


cimitero

(Jamma) Il Tribunale Amministrativo per la Liguria ha stabilito che il ricorso contro il diniego del Comune al rilascio di una autorizzazione per l’apertura di una sala videolotterie è infondato in considerazione del fatto che “ l’inibitoria infatti non preclude in assoluto l’esercizio dell’attività autorizzata bensì, in relazione all’assetto del territorio urbano, individua l’ area e gli interessi ad essa connessi meritevoli di salvaguardia dagli effetti nocivi del gioco”. Il Comune ha ritenuto infatti di non concedere l’autorizzazione in quanto i locali sono a meno di 300 mt dal cimitero, luogo che, come scuole e ospedali, viene considerato dalla legge regionale un luogo sensibile. “Il cimitero- scrivono i giudici- è strutturalmente e funzionalmente destinato a luogo di culto dei defunti: al rispetto della “pietas” valore ad un tempo laico e religioso, facente parte integrante della nostra tradizione storico-culturale e cattolica che, come tale, prescinde dalle circoscrizioni amministrative che delimitano il singolo territorio comunale”.

 

REPUBBLICA ITALIANA

IN NOME DEL POPOLO ITALIANO

Il Tribunale Amministrativo Regionale per la Liguria

(Sezione Seconda)

ha pronunciato la presente

SENTENZA

sul ricorso  proposto da RV
rappresentato e difeso dall’avv. Alberto Marconi, con domicilio eletto presso Alberto Marconi in Genova, via Corsica, 21/18;

contro

Comune di Recco in Persona del Sindaco P.T., rappresentato e difeso dall’avv. Alessandro Ghibellini, con domicilio eletto presso Alessandro Ghibellini in Genova, via R. Ceccardi 1/15;

e con l’intervento di

ad adiuvandum:
Hbg Connex Spa, rappresentato e difeso dagli avv. Geronimo Cardia, Tommaso Gualtieri, con domicilio eletto presso Christian Moretti in Genova, via Porta D’Archi 10/21;

per l’annullamento

del provvedimento del dirigente ufficio attività produttive del Comune di Recco d’inibitoria dell’inizio dell’attività della sala scommesse e contestuale diniego dell’autorizzazione all’esercizio ex art.1 della l.r. n.17/2012.

Visti il ricorso e i relativi allegati;

Visto l’atto di costituzione in giudizio di Comune di Recco in persona del Sindaco P.T.;

Viste le memorie difensive;

Visti tutti gli atti della causa;

Relatore nell’udienza pubblica del giorno 13 dicembre 2012 il dott. Oreste Mario Caputo e uditi per le parti i difensori come specificato nel verbale;

Ritenuto e considerato in fatto e diritto quanto segue.

FATTO

La ricorrente, impresa individuale, esercente attività di raccolta di giocate tramite videolottery, ha impugnato il provvedimento, adottato dal dirigente dell’ufficio attività produttive del Comune di Recco, inibitorio dell’inizio dell’attività della sala scommesse e contestuale diniego dell'(eventuale) autorizzazione all’esercizio ex art.1 della l.r. n.17/2012.

Nelle premesse dell’atto introduttivo ha dedotto in fatto che:

il 28 febbraio 2012 ha stipulato con la società HBX Connex s.p.a., concessionaria dello Stato per l’attività e la conduzione della rete per la gestione da divertimento tramite apparecchi videolottery, contratto per l’attività di raccolta del gioco presso la sala, condotta in locazione, sita in via Romagnego del Comune di Recco;

il 19 marzo 2012 ha presentato la domanda per ottenere la licenza ex art 88 T.U.L.P.S., rilasciata dalla Questura il 28 maggio 2012;

su sollecitazione del Comune, la ricorrente il 13 luglio 2012 presentava comunicazione d’inizio d’attività, cui faceva seguito la determinazione dirigenziale impugnata inibitoria dell’attività già iniziata, contenente altresì il diniego alla (eventuale) richiesta d’autorizzazione in ragione della violazione del requisito, prescritto da l.r. 30 aprile 2012 n. 17, della distanza minima (300 mt.) dell’esercizio dal cimitero di Camogli, ritenuto luogo di culto.

In consequenzialità logico giuridica dai fatti esposti, la ricorrente ha dedotto in diritto i seguenti motivi d’impugnazione:

Violazione e falsa applicazione della l. r. 30 aprile 2012 n. 17. Violazione dell’art. 11 disp. sulla legge in generale. Eccesso di potere sotto vari profili;

Violazione e falsa applicazione della l. r. 30 aprile 2012 n. 17 in combinato dispoto con gli artt. 88 e 110 TULPS. Violazione dell’art. 2-quater d.l. 25 marzo 2010 n. 40. Violazione art. 97 cost.;

Violazione e falsa applicazione dell’art. 2 l. r. 30 aprile 2012 n. 17. Plurima violazione della legge regionale richiamata;

In subordine, non manifesta infondatezza della questione d’incostituzionalità l. r. 30 aprile 2012 n. 17 per violazione dell’art. 117, comma 2, lett e) ed h) cost.

La legge regionale, invocata dal Comune per giustificare l’inibitoria impugnata, non sarebbe, secondo la ricorrente, applicabile ratione temporis avendo conseguito l’autorizzazione di P.S., necessaria per l’esercizio dell’attività, alcuni mesi prima l’entrata in vigore della disciplina regionale.

Il Comune, lamenta ancora la ricorrente, avrebbe tenuto in non cale la peculiarità dell’attività esercitata dalla ricorrente, disciplinata dall’art. 2-quater d.l. 25 marzo 2010 n.40 che non prevede affatto in materia alcuna competenza comunale.

Aggiungasi, in continuità con il filo conduttore che informa le censure, che il dirigente dell’ufficio comunale non sarebbe stato comunque competente ad adottare il provvedimento che inibisce un’attività autorizzata dall’autorità di P.S..; che il cimitero, per di più sito nel Comune limitrofo, non sarebbe comunque annoverabile fra i luoghi di culto.

In subordine, la ricorrente sollecita lo scrutinio di costituzionalità della legge regionale per presunta violazione dell’art. 117 , comma 2, lett. e) – h) cost., laddove riserva, in via esclusiva, la competenza in materia alla legislazione statale.

È intervenuta ad adiuvandum Hbg Connex Spa, concessionaria dello Stato per l’attività e la conduzione della rete per la gestione da divertimento tramite apparecchi videolottery.

Si è costituto in giudizio il Comune di Recco, eccependo l’inammissibilità dell’intervento della società concessionaria e instando nel merito per la radicale infondatezza del gravame.

Alla pubblica udienza del 13.12.2012 la causa, su richiesta delle parti, è stata trattenuta in decisione.

DIRITTO

È impugnato il provvedimento, adottato dal dirigente dell’ufficio attività produttive del Comune di Recco, inibitorio dell’inizio dell’attività, gestita dalla ricorrente, della sala scommesse, contenente altresì diniego dell’autorizzazione all’esercizio ex art.1 della l.r. n.17/2012.

I motivi d’impugnazione sono compendiabili in due ordini concorrenti di censure.

Il primo (sub nn.1, 2 e 3 dei motivi) lamenta, in via principale, la violazione del principio di irretroattività della legge, avendo il Comune resistente fatto applicazione della legge regionale sopravvenuta dopo che la ricorrente aveva già conseguito il titolo statale abilitante l’esercizio. Normativa regionale che, secondo le censure, non sarebbe comunque estensibile all’esercizio di cui trattasi, disciplinato da specifiche fonti normative.

Il secondo ordine deduce la violazione del regime di competenza dell’organo emanante, nonché l’assenza del presupposto di fatto posto a base dell’inibitoria impugnata, ossia del requisito, prescritto da l.r. 30 aprile 2012 n. 17, della distanza minima (300 mt.) dell’esercizio dal cimitero di Camogli, ritenuto illegittimamente luogo di culto.

In limine sull’eccezione d’inammissibilità dell’intervento ad adiuvandum spiegato dalla società HBX Connex s.p.a. concessionaria con la quale la ricorrente ha stipulato il contratto per l’attività di raccolta del gioco presso l’esercizio di cui trattasi.

L’eccezione sollevata dall’amministrazione resistente si fonda sul rilievo che la società interveniente ha esteso il thema decidendi: ha autonomamente impugnato il regolamento comunale, attuativo della legge regionale, approvato con deliberazione consiliare n. 30 del 26.07.2012, (per giunta) sulla scorta di motivi di gravame non affatto dedotti nell’atto introduttivo.

L’eccezione è fondata.

L’interveniente nel processo amministrativo “accetta lo stato e il grado di giudizio in cui si trova”, recita l’art. 28, comma 2, c.p.a.,.

La norma è il portato giuridico della giurisprudenza amministrativa, la quale ha sempre negato che chi, possedendo legittimazione attiva e avendovi interesse, decaduto dall’esercizio del gravame, possa surrettiziamente eludere il termine di decadenza mediante l’intervento in giudizio, ampliando l’oggetto del giudizio d’annullamento ad atti o provvedimenti non impugnati dal ricorrente.

Né, contrariamente a quanto assume l’interveniente, la formula (di stile) che fa richiamo genericamente agli atti presupposti, apposta in calce all’elenco degli atti specificamente impugnati, consente d’estendere l’oggetto del giudizio, ossia il petitum d’annullamento.

Sul punto, il codice del processo amministrativo ha inteso dirimere ogni questione.

Il ricorso, ai sensi dell’art. 40, lett. c) c.p.a., deve infatti contenere l’esposizione sommaria dei fatti e i motivi specifici su cui si fonda.

Ossia la res in iudicium deducta, nel giudizio impugnatorio, si ricava dalla fattispecie storica allegata in giudizio ricostruita sul presupposto della rilevanza di ben determinati motivi d’impugnazione.

Ancora, sotto altro profilo, privilegiando l’ottica rimediale: la domanda di tutela, alla cui soddisfazione è informato il (nuovo) codice del processo amministrativo, corrisponde a quanto esattamente affermato dal ricorrente: all’ illegittimità del fatto denunciato, come definito dagli atti impugnati, rispetto alla disciplina normativa ritenuta ad essa applicabile.

Adattando il discorso al gravame in esame emerge che, sulla base dei fatti e dei motivi di censura dedotti nell’atto introduttivo, oggetto della domanda è esclusivamente l’asserita illegittimità dell’ inibizione all’esercizio dell’attività riconducibile all’atto impugnato.

Non anche l’ assetto normativo, disciplinato dal regolamento comunale, che non è infatti indicato fra i fatti né – va sottolineato – le censure di diritto s’appuntano su di esso.

Sicché la società interveniente, che il regolamento invece espressamente censura, ha ampliato l’oggetto del giudizio violando l’art. 28, comma 2, c.p.a.

Da cui consegue la declaratoria d’inammissibilità dell’intervento.

È altresì inammissibile il ricorso in parte qua.

Segnatamente la ricorrente ha censurato la clausola, contenuta nel provvedimento inibitorio, in cui si afferma in via anticipata che “l’eventuale inoltro di richiesta di rilascio di autorizzazione verrà rigettata con idoneo provvedimento”.

L’impugnazione della clausola è preclusa dall’art. 34, comma 2, c.p.a., a mente del quale “il giudice non può pronunciare con riferimento a poteri amministrativi non ancora esercitati”.

Ancorché, come nel caso che ne occupa, preannunciati in via meramente ipotetica.

Nel merito il ricorso è infondato.

Al momento dell’adozione dell’atto impugnato, in favore della ricorrente non si era ancora perfezionato il titolo necessario per l’esercizio dell’attività.

Per lo svolgimento dei sistemi di gioco (VLT) è infatti necessario il concorso sia della licenza di pubblica sicurezza, rilasciata dalla competente autorità ai sensi dell’art. 88 TULPS, che, in forza dell’art. 2, commi 2-ter e 2-quater d.l. 40/2010 convertito con l. 73 del 2010, della concessione per l’esercizio e la raccolta di giochi rilasciata dal Ministero dell’economia e delle finanze.

Regime esteso dall’art. 110, comma 6, lett. b) TULPS. al sistema dei giochi in esame.

Sul piano del procedimento prima, e del perfezionamento della fattispecie poi che legittima l’attività, la concessione ministeriale rispetto alla licenza di P.S. si pone come condizione d’efficacia: è condicio iuris sicché la licenza acquista efficacia quando sia stata rilasciata l’autorizzazione (o concessione) all’installazione degli apparecchi nelle sale giochi.

Concessione ottenuta dalla ricorrente il 12.07.2012:vale adire nel vigore normativo della l. r. 30 aprile 2012 n. 17.

Aggiungasi che, trattandosi di condicio iuris, non è invocabile l’efficacia ex tunc della concessione ministeriale, di guisa che il titolo abilitativo si sarebbe comunque perfezionato a decorrere dal rilascio della licenza di P.S.

La natura di requisito legale necessario per l’esercizio dell’attività osta a tale conclusione.

Anche i residui motivi d’impugnazione sono infondati.

L’atto impugnato è stato adottato dal dirigente del servizio del Comune, competente ai sensi dell’art. 107 TUEL; nonchè in conformità alla disciplina regionale più volte richiamata senza affatto incidere sulle autorizzazioni rilasciate dagli organi statali.

L’inibitoria infatti non preclude in assoluto l’esercizio dell’attività autorizzata bensì, in relazione all’assetto del territorio urbano, individua l’ area e gli interessi ad essa connessi meritevoli di salvaguardia dagli effetti nocivi del gioco.

Il cimitero è strutturalmente e funzionalmente destinato a luogo di culto dei defunti: al rispetto della “pietas” valore ad un tempo laico e religioso, facente parte integrante della nostra tradizione storico-culturale e cattolica che, come tale, prescinde dalle circoscrizioni amministrative che delimitano il singolo territorio comunale.

Infine quanto ai dedotti profili di non manifesta incostituzionalità della disciplina regionale, va richiamata Corte cost. n. 13 del 2012 che, in questione analoga, valorizzando oggetto e finalità della legge della Provincia di Bolzano, ha già escluso la sussistenza di profili d’incostituzionalità con riferimento agli stessi parametri normativi qui invocati.

Conclusivamente il ricorso deve essere respinto.

L’accavallarsi di plurime discipline di settore giustifica la compensazione delle spese di lite.

P.Q.M.

Il Tribunale Amministrativo Regionale per la Liguria (Sezione Seconda)

definitivamente pronunciando sul ricorso, come in epigrafe proposto, lo dichiara in parte inammissibile e per l’altra parte infondato, come precisato in motivazione.

Dichiara inammissibile l’intervento ad adiuvandum spigato dalla società HBX Connex s.p.a.

Spese compensate.

Ordina che la presente sentenza sia eseguita dall’autorità amministrativa.

Così deciso in Genova nella camera di consiglio del giorno 13 dicembre 2012 con l’intervento dei magistrati:

Giuseppe Caruso, Presidente

Oreste Mario Caputo, Consigliere, Estensore

Richard Goso, Primo Referendario

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