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AS.TRO al “Secolo XIX”: prima di parlare di riciclaggio “col gioco lecito” occorre documentarsi meglio

In: Videolottery

8 gennaio 2014 - 09:41


Michele_Franzoso

(a cura di Avv. Michele Franzoso – Centro Studi AS.TRO)

Secondo una opinione giornalistica che ha trovato recente risalto nella testata citata, le videolottery sarebbero un sistema di riciclaggio “facile” e immediato. L’assunto si fonda sulla constatazione che a tali congegni è abbinabile la prassi di introdurre banconote “sporche” ricevendo in cambio una “pulita” attestazione di cespite da gioco lecito. Non si vuole entrare nel dettaglio tecnico della questione, che compete all’Autorità che su tale sistema di gioco vigila, ma semplicemente verificare la “tenuta logica” dell’assunto. Secondo la tesi giornalistica, infatti, è facile, immediato e persino “senza costi” l’operazione materiale di introdurre denaro proveniente da illecito dentro la feritoia di accettazione delle “POTENTI VLT”, e scaricare il ticket “ripulitore” della vincita. Dando per scontato che ciò possa succedere (non essendo interesse di chi scrive sostituirsi a chi ha le padronanze tecniche del fenomeno) si osserva: – l’economia sommersa (e quindi il totale dei volumi illeciti di denaro che sono sottratti ad imposizione fiscale, a prescindere dal tasso criminale che ne connota la genesi) è pari ad ottanta miliardi di euro l’anno; – un sistema di riciclaggio che non comporta “costi” e che si contraddistingue per facilità ed immediatezza, quindi, dovrebbe attirare una porzione “elevata” di tale mercato, imponendosi come strumento di primario utilizzo; – il numero e gli importi dei ticket stampati (censiti da remoto sempre e comunque), o, meglio ancora, il volume delle vincite “nominali” al di sopra dei 999 euro che consentono “l’attribuzione di paternità del cespite”, dovrebbe quindi “documentare (per discrasia rispetto al volume di gioco effettivo, ovvero dove si spende il denaro che si introduce), l’utilizzo del sistema gioco lecito per fini di riciclaggio. – l’approfondimento giornalistico a cui si replica, invece, non solo non possiede tale dato, non lo ha ricercato, ma neppure ne ha compreso la necessità come normale “prova” del fenomeno che si è inteso rappresentare. In buona sostanza ci si chiede: ma se è così facile ed immediato, perché non lo fanno tutti? Qualche risposta cerchiamo di darla noi. Il sistema telematico della piattaforma di gioco individua come si genera un ticket: se si introducono 4.900 euro in una VLT e si stampa il ticket di uscita senza giocare (o giocando solo pochi euro), il “losco riciclatore” può ricevere una patente di “liceità e immunità” per il possesso di tale somma, ma tale “titolo” non è “eterno”, bensì effimero e foriero di molte insidie. Vediamo quali sono: a) in primo luogo il “tutto” avviene in ambiente videosorvegliato da telecamere; b) per incassare vincite “patentate” bisogna esibire documento di identità e codice fiscale, e quindi assumersi in proprio tanto il beneficio della “fortuna”, quanto gli esiti dei controlli sulla generazione del ticket; c) il soggetto che “vince più volte” nell’arco di tempi ristretti (una settimana) viene segnalato dal Concessionario all’UIF e se vi è una anomalia consistente, la GdF viene immediatamente attivata per indagini. Ciò che sembrava “facile gratuito ed immediato”, quindi, diventa all’improvviso un po’ più complesso e farraginoso, posto che la sola strada percorribile per riciclare senza essere segnalati all’UIF, col rischio di dover dar conto della provenienza dei denari introdotti a mero fine di “scambio-scarico”, è quella di utilizzare una persona maggiorenne, munita di documenti, videoripresa, – almeno – per ogni 5000 euro di denaro sporco da ripulire. Ecco che, improvvisamente, il più semplice ed economico dei sistemi diventa il più pericoloso-costoso-rischioso-e controproducente dei metodi, posto che si rivela foriero di un tale “coinvolgimento soggettivo e collettivo” da ingenerare inevitabile risonanza e attenzionamento. Sul fronte “tecnico” è giusto che ogni accorgimento sia adottato, mentre sul fronte del sensazionalismo mediatico, la medicina resta quella della professionalità e della ricerca.

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