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Tar Lazio, legittima la sospensione della licenza per il gioco d’azzardo

In: Apparecchi Intrattenimento, Diritto

24 febbraio 2015 - 14:07


martellotribunale

(Jamma) Il Tar del Lazio ha respinto il ricorso di un esercente contro il provvedimento del Questore della Provincia di Frosinone Latina con il quale si disponeva, ai sensi dell’art. 100 T.U.L.P.S., per la durata di giorni sei la sospensione della licenza per la conduzione del pubblico esercizio in considerazione della circostanza che:…“l’esercizio commerciale viene utilizzato in maniera del tutto palese e metodica per l’esercizio del gioco d’azzardo”.
Il giudice ha ritenuto che, ai sensi dell’art. 100 del r.d. 18 giugno 1931, n. 773 (più semplicemente: TULPS), “il Questore può sospendere la licenza di un esercizio nel quale siano avvenuti tumulti o gravi disordini, o che sia abituale ritrovo di persone pregiudicate o pericolose o che, comunque, costituisca un pericolo per l’ordine pubblico, per la moralità pubblica ed il buon costume o per la sicurezza dei cittadini”.
La sospensione della licenza di un esercizio prevista dal già citato art. 100 del TULPS ha la finalità non di sanzionare la soggettiva condotta del gestore del pubblico esercizio per il verificarsi di condizioni potenzialmente pericolose per l’ordine pubblico e la sicurezza dei cittadini, bensì quella di impedire – attraverso la temporanea chiusura del locale – il protrarsi di una situazione di pericolosità sociale e, nel contempo, di prevenire il reiterarsi di siffatte situazioni, rendendo consapevoli quei soggetti (o chi si è in ogni caso reso protagonista di comportamenti criminosi e/o intollerabili) della circostanza che la loro presenza è stata rilevata dall’autorità, in modo da indurre il definitivo allontanamento degli stessi, od il modificarsi della loro condotta.
Tale conclusione è poi confermata da un recente indirizzo giurisprudenziale secondo cui “la misura della sospensione della licenza di un esercizio ha prevalente natura di misura cautelare, con finalità di prevenzione, rispondendo alla ratio di produrre un effetto dissuasivo su soggetti ritenuti pericolosi, i quali da un lato sono privati di un luogo di abituale aggregazione e dall’altro sono avvertiti della circostanza che la loro presenza in detto luogo è oggetto di attenzione da parte delle autorità preposte, indipendentemente dalla responsabilità dell’esercente” (cfr., tra le altre, TAR Calabria, Reggio Calabria, Sez. I, 23 marzo 2011, n. 203; TAR Campania, Napoli, Sez. III, 8 giugno 2010, n. 13047; TAR Toscana, Firenze, Sez. I, 16 maggio 2006, n. 2325).
Del resto, l’Autorità amministrativa titolare del potere di provvedere, ossia il Questore, gode di una discrezionalità oggettivamente ampia nel valutare i fatti di potenziale pericolo per la sicurezza dei cittadini e l’ordine pubblico, con la conseguenza che l’apprezzamento di merito che conduce all’adozione della misura in esame sfugge al sindacato di legittimità del giudice amministrativo, salvi i casi di macroscopica irrazionalità o disomogeneità.
In ragione di quanto già detto, sotto il profilo motivazionale diviene sufficiente la mera rappresentazione della sussistenza dei presupposti che, a giudizio dell’organo preposto alla tutela dell’ordine pubblico, configurino la situazione di pericolo da prevenire ed evitare (cfr., tra le altre, TAR Lombardia, Milano, Sez. III, 5 febbraio 2010, n. 278).
Per quanto riguarda il caso in esame, va osservato che:
– il Questore ha decretato la sospensione delle licenze in quanto – dopo aver premesso che l’attività degli esiti dell’attività investigativa avviata dal Commissariato di Sora costituisce “teatro per l’esercizio del giuoco d’azzardo” – ha ritenuto che …. l’attività nell’esercizio pubblico in questione” costituisce “motivo di pericolosità sociale dell’attività illecita posta in essere”
– in particolare, la vista attività investigativa svolta congiuntamente dal commissariato e dalla Squadra mobile locali segnalava – in sintesi, che: …“l’esercizio del gioco d’azzardo all’interno del locale era svolta in maniera del tutto palese e metodica da costituire oggetto di specifica e mirata attività investigativa”.
In definitiva, i fatti rappresentati nel provvedimento impugnato da considerare ovviamente nel loro complesso – sono sufficienti a dare conto – ove posti a raffronto con il parametro di legittimità costituito dalla norma di legge di cui è stata data applicazione – della correttezza dell’operato dell’Amministrazione.

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