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Sulla tassa da 500 milioni il Mef sembra un disco rotto che ripete la stessa frase all’infinito

In: Apparecchi Intrattenimento

14 aprile 2015 - 14:58


disco rotto

(Jamma) Le tasse vanno pagate e l’addizionale da 500 milioni prevista dalla legge di Stabilità non rappresenta una eccezione. A due settimane dalla scadenza del termine prevista per il versamento della prima trance da 200 milioni (30 aprile) assistiamo con sconcerto alla più assurda delle pantomime. Solo ieri il sottosegretario all’Economia Pier Paolo Baretta ha partecipato ad un evento a cui hanno partecipato due associazioni che riuniscono gli operatori dell’automatico, da una parte Sapar e dall’altra Sistema Gioco Italia. Da una parte i gestori degli apparecchi da intrattenimento e dall’altra l’organizzazione a cui fanno capo anche i concessionari di rete. Nulla di strano se non fosse che le due parti, come per altro già annunciato dalla stessa Sapar, hanno stabilito che sarà la magistratura a decidere a chi spetta e in che termini il versamento della famosa addizionale da 500 milioni l’anno. In mezzo, in quel di Firenze, il Sottosegretario all’Economia che da mesi ormai ripete, ininterrottamente la stessa canzone: la tassa va pagata. E su questo, non abbiamo più dubbi. Ci dica solo chi la deve pagare e soprattutto come.
Quella disposizione nella Stabilità è stata una idea davvero infelice, e non solo perché introduce l’ennesima tassa sulle imprese, ma perché peggio di così non la si poteva pensare.
Baretta si dice disponibile ad incontrare le organizzazioni di categoria, al momento però risulta che alcune di loro non siano ancora riuscite a farlo. Al contrario si fa sempre più intensa la corrispondenza tra gli uffici amministrativi delle società concessionarie di rete e i gestori di slot contrattualizzati con le stesse. I motivi sono facilmente comprensibili. I primi chiedono soldi che dovranno riversare all’Erario, i secondi credono non ci siano le condizioni per essere obbligati a farlo. Il tutto in un crescendo di minacce e toni da resa dei conti. Mentre le posizioni restano le stesse: quella dei concessionari, quella degli operatori e perfino quella di Baretta. Non un centimetro di meno e non uno di meno. Non è escluso che da qui alla fine del mese qualche gestore, preso da sfinimento, decida che è meglio pagare che vivere in questo stato di tensione. Qualcuno preferirà fare causa ai concessionari ma una cosa è certa: peggio di così questo Ministero delle Finanze non la poteva proprio pensare. E’ ora di cambiare disco, Sottosegretario, e di dare risposte chiare e precise. Senza paura di prendersi delle responsabilità. Già in passato l’approssimazione e la scarsa chiarezza ha fatto danni. Danni che si sono stradotti in esborsi di soldi, per i concessionari ( vedi la Corte dei Conti) e per i gestori ( vedi i contenziosi con l’Agenzia delle Entrate). Così non si va da nessuna parte. E comunque se questi sono i risultati, molto meglio stare fermi. mc

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