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Stabilità 2015. Gli operatori vengono retroattivamente, irrazionalmente, sproporzionalmente e in modo discriminatorio colpiti, in palese violazione dei dettati Costituzionali

In: Apparecchi Intrattenimento

16 gennaio 2015 - 13:31


tassedipietra

(Jamma) – “Mi riporto – afferma Franca Masserelli, professionista vicina al settore degli apparecchi da intrattenimento, – ai commenti esplicitati da Eugenio Bernardi e condivisi dall’avv. to Negrini in relazione all’ormai “famoso” versamento di 500 milioni di euro che i Concessionari dovranno effettuare in base alla legge di Stabilità 2015.


La norma di cui trattasi – art. 1 comma 649 L. 23/12/14 n. 190 – e il successivo provvedimento AAMS del 15.01.15, presentano, a mio modesto avviso, passaggi di incostituzionalità di cui tenere conto e da non sottovalutare anche per gli aspetti, che in un eventuale contradditorio, potrebbero essere portati avanti da chi la legge ha approvato!
Le scelte di politica tributaria, nella pur giusta discrezionalità legislativa, non dovrebbero contenere disposizioni intrinsecamente contraddittorie alla luce di una determinata e tassativa esigenza di coerenza interna al sistema e non dovrebbero neppure, lasciando spazio a diverse interpretazioni, essere discriminatorie di determinati settori lavorativi e occupazionali.
I concessionari in buona sostanza verseranno si 500.000.000 euro, ma tale somma sarà recuperata, diciamo così dai vari operatori della filiera, attraverso nuovi contratti via via “nuovamente” riformulati.
Le scelte di politica tributaria non devono lasciare adito a incertezze, complessità o libertà di interpretazione e comunque, dovrebbero sempre essere emanate nel rispetto dei principi costituzionali, principi costituzionale che diventano le linee guida ed i limiti stessi ad un possibile libero arbitrio nell’applicazione di norme controverse.
Desidero porre l’attenzione su alcuni aspetti, con i limiti naturalmente di chi non appartiene al settore.
La norma, se pur a valere per l’anno 2015, va a colpire capacità contributive relative all’anno passato.
In primo luogo la capacità contributiva deve essere attuale, cioè tale capacità deve esistere nel momento in cui il prelievo deve essere effettuato, non potendo riportarsi a “ricchezze” sostanziatesi prima dell’entrata in vigore della Legge che istituisce un determinato nuovo tributo e/o prelievo. L’art. 53 della Costituzione rappresenta il limite alla efficacia retroattiva di norme fiscali impositive. Esiste un generale divieto di retroattività: ciò però non vuol dire che un tributo non possa essere retroattivo. Ciò che occorre accertare e/o sostenere è il fatto che, anche se in passato si è stati titolari di una determinata ricchezza, ciò non può permettere di presumere che, nel momento in cui il tributo debba essere effettivamente versato, si sia ancora titolari di quella determinata capacità contributiva legata a momenti ormai passati. La capacità contributiva deve esistere nel momento in cui deve essere effettuato il prelievo , non può essere presunta. Al contrario alcuni giuristi hanno sostenuto come sia possibile, in presenza di determinati fatti, giungere a presunzioni tali da far ritenere che la ricchezza si sia conservata sino al momento in cui il tributo debba essere effettivamente versato. Ma ciò conduce ad una interpretazione aberrante e distorta del precetto Costituzionale contenuto nel citato art. 53 che fa riferimento alla capacità contributiva di ciascuno. Tale precetto assurge a garanzia e tutela dei diritti di ognuno di fronte al potere d’imposizione. Esiste, proprio in virtù di tale precetto costituzionale, una correlazione tra prestazione tributaria e capacità contributiva che non può essere presunta e che non può, di conseguenza, essere priva di differenziazione del prelievo tributario in relazione ai Concessionari in ragione della capacità contributiva collegata a singoli apparecchi.
L’ipotesi poi (non tanto ipotesi parrebbe) che ciascun Concessionario effettui rivalsa sui singoli operatori della filiera attraverso nuovi contratti a evidente violazione delle più elementari norme contributive e i già citati limiti Costituzionali.
Il principio di uguaglianza sancito dalla Costituzione all’art. 3 è il presupposto di legittimità dell’imposizione tributaria in relazione alla misurazione del prelievo di ricchezza. E’ consequenziale, come sostenuto da giuristi Costituzionali, che “le prestazioni tributarie devono gravare in modo uniforme su soggetti che manifestano la stessa capacità contributiva, e in modo differente, secondo il criterio della progressività, su soggetti che hanno manifestazioni di ricchezza differenti”. Viene da sé che la progressività dell’imposta ha si una funzione di redistribuzione della ricchezza prodotta, ma non può apoditticamente essere previsto un prelievo di ricchezza “uguale” senza considerare (veniamo ad un esempio concreto) la capacità contributiva di una determinata “slot”! Anche perché è pacifico e facilmente accertabile, trattandosi di apparecchi “legali” tutti collegati alle reti, quanta sia la ricchezza prodotta da ogni singolo apparecchio!
Volendo invece considerare che la norma di cui alla legge di Stabilità abbia inteso applicare una imposta fissa, predeterminata, svincolata dagli imponibili, ed applicabile unicamente ad una determinata categoria di lavoratori, non solo tale imposta non è idonea a garantire sufficienti introiti tali da realizzare significativamente l’obiettivo di stabilizzazione della finanza pubblica, ma si presenta ancora più chiaramente (indipendentemente dal nomen yuris attribuito) con la caratteristica di un prelievo coattivo finalizzato al concorso delle spese pubbliche, ma posto a carico di soggetti apoditticamente ritenuti idonei di una determinata capacità contributiva.
Tale prelievo è irrazionale e discriminatorio, essendo diretto a colpire una limitata categoria di soggetti, in violazione sia del principio solidaristico che di quello di uguaglianza e di assoggettamento al prelievo fiscale in proporzione e in ragione della capacità contributiva di ciascuno. Se pur è vero che è possibile l’introduzione, per singole categorie di cittadini, di specifici tributi, tali imposizioni devono rimanere nei limiti della ragionevolezza e non essere discriminatorie all’interno dello stesso “gruppo” che viene colpito. E’ noto come vi siano operatori della filiera con diversa capacità contributiva, capacità contributiva direttamente derivante dagli apparecchi da gioco gestiti. Ma è altresì noto che non tutti gli apparecchi contribuiscono in eguale misura a determinare introiti che vanno poi a costituire una determinata ricchezza.
Il legislatore, nell’ambito del suo potere discrezionale, ben può opporre l’utilizzo (ritenuto necessario ) di strumenti eccezionali in virtù della particolare situazione di difficoltà economica che interessa il paese, e paragonare questa imposizione (500.000.000 euro) a strumento eccezionale! Ma ciò non può fare in palese violazione dei dettati normativi Costituzionali.
Gli operatori di filiera, nell’ambito delle reti di raccolta del gioco per conto dello Stato, vengono retroattivamente, irrazionalmente, sproporzionalmente e in modo discriminatorio colpiti, in palese violazione dei dettati Costituzionali.
Aggiungo… perché non considerare anche gli operatori di filiera incaricati di pubblico servizio come le stesse Concessionarie? Come i Concessionari anche gli operatori di filiera svolgono una funzione pubblicistica che è la raccolta legale del gioco. Pur rimanendo soggetti privati con il conseguente rischio di impresa e mantenendo l’obiettivo della finalità del lucro connaturato alle imprese private, esercitano una attività professionale improntata a principi di legalità e imparzialità”.

Franca Masserelli

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