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Stabilità 2015, follia o la presentazione di un lucido progetto capitalistico nel settore dei giochi automatici

In: Apparecchi Intrattenimento

16 dicembre 2014 - 08:38


imamesse2012

 

(Jamma) – Quando un problema viene affrontato con presunzione, impreparazioni e superficialità può accadere di tutto. Persino che un governo nazionale tenti disperatamente di fare ulteriori introiti con la regolamentazione di un settore che considera pericoloso, le cui attività – dichiara – debbano essere ridotte, i prodotti ridimensionati e confinati a specifici mercati rivolti ad un limitato numero di utenti.
Questa contraddizione è palese nella trattazione del settore dei giochi, un settore tanto discusso ultimamente proprio su sollecitazione di quelle “menti nobili” che, preoccupate per la salute dei giocatori, denunciano un possibile problema di gioco d’azzardo patologico ma all’atto pratico altro non fanno che chiedere ulteriori imposte sulle attività del giocatore per le numerose necessità o emergenze dello Stato italiano.
Su questa tendenza, nel corso dei lavori per la legge di Stabilità 2015 la fantasia sembra di gran lunga aver superato la ragione, persino la forma utilizzata in prima analisi dal governo per incrementare le entrate dai giochi è rapidamente e più volte mutata. Il proposto aumento del prelievo unico erariale (PREU) e la conseguente riduzione della quota destinata alle vincite (cosiddetto pay-out) sembra sia stato accantonato. Con un tratto di penna, improvvisamente, è stato cancellato un progetto che temevano in molti perché di difficile realizzazione (non si prevedeva nemmeno un introito nel corso del 2015 per quanto sembrava impervio il percorso di attuazione).

 

Il governo, nella relazione tecnica che accompagna le modifiche alla Stabilità, torna quindi a parlare della necessità di una complessiva revisione del settore dei giochi pubblici che dovrà essere realizzata, in termini organici, in sede di attuazione della delega fiscale “cui peraltro il governo sta già rapidamente lavorando”, scrivono. Ma prima del riordino i soldi. Senza se e senza ma. Circa 540 milioni di euro dal contrasto all’illecito, ottenuti applicando sanzioni agli apparecchi non collegati, l’aliquota Preu AWP (ma poi perché il legislatore continua a chiamarle AWP quando quelle italiane si chiamano Newslot?) corrente e l’imposta scommesse ai totem (prima del 3 e poi del 6% per i totem, il 13% per slot).

 

Riepilogando, il complesso delle disposizioni di cui all’emendamento governativo, calcolano un maggior gettito di 937 milioni di euro, sommando agli importi delle sanzioni anche la sperata adesione alla sanatoria dei CTD. Una adesione che l’operatore dovrà decidere in breve tempo (entro gennaio) e nella più totale incertezza circa gli oneri reali richiesti come contropartita alla regolarizzazione con la quale il governo prevede di incassare subito 210 milioni (10.000 euro per ogni CTD) e 187 milioni di imposte nel corso del 2015.

 

Se non bastassero già le contraddizioni, la fantasia nel cercare soldi raggiunge il culmine quando il governo ipotizza un sistema di raccolta che disconosce, dove individua senza alcun criterio, prima di operare quell’attento riordino considerato necessario, figure e attività verso le quali sembra mostrare scarsa considerazione se non disprezzo (“ad esempio quelli dei noleggiatori di apparecchi e di esercenti presso i quali gli apparecchi sono installati, al compenso non corrisponde una vera attività lavorativa”). E quindi spiega perché, dato il particolare momento congiunturale in atto, con una proposta normativa “pensa sia giusto e possibile, la anticipazione di quanto si effettuerà in attuazione della predetta delega legislativa” e “fin d’ora procedere ad una riduzione delle risorse – pur sempre statali, alla fine dei conti – da rendere disponibili per gli aggi e i compensi in argomento. Una riduzione di 500 milioni di euro complessivi di tali risorse pare ragionevole oltre che tollerabile dal settore operativo costituito dai concessionari di gioco e dagli altri loro operatori di filiera. Ciò specie perché tale riduzione abbraccia sia il segmento di gioco praticato mediante VLT sia quello del gioco praticato mediante AWP”.
Come a dire il settore sembra andare bene dateci i soldi, se è gioco pubblico i soldi sono pubblici.
Dimenticano questi signori che alla base del sistema concessorio ci sono dei contratti, convenzioni rigide e condizioni che non elencano una una tantum di diverse decine di milioni di euro per ciascun concessionario. Convenzioni che vanno rispettate altrimenti si potrebbe aprire un contenzioso che vanifica ogni ipotesi di ulteriore gettito.

 

Ancora più degno di attenzione la modalità con la quale pensano di distribuire la nuova imposta tra gli attori della filiera: “Attualmente la distribuzione remunerativa degli aggi e dei compensi si determina sulla base di libera contrattazione di mercato, fra concessionari e loro operatori di filiera. La proposta normativa nulla muta da questo punto di vista: al netto del concorso al perseguimento degli obiettivi di finanza pubblica, pari a 500 milioni di euro, i concessionari suddivideranno la differenza, con gli altri loro operatori di filiera, pur sempre sulla base di contratti di diritto privato e, dunque, in logica di mercato”. In soldoni sono più di mille euro per ogni apparecchio installato a fine anno 2014.

 

Ci chiediamo come può nel 2015 il concessionario convincere il terzo incaricato della raccolta a pagare quei mille euro ad apparecchio e soprattutto a continuare la sua attività sborsando un fee iniziale così importante “dato il particolare momento congiunturale in atto” e l’incremento del PREU in calendario per il prossimo primo di gennaio.
Sembra tutto così folle che viene da pensare il contrario ovvero che il tutto sia il risultato di un progetto preciso per una riduzione coatta degli operatori operata sulle logiche delle regole economiche, indipendentemente dall’introito erariale che si potrà raggiungere solo alcuni concessionari riusciranno a reggere in queste condizioni di mercato e con i loro stakeholder prenderanno un mercato ridotto, gli altri spinti verso il mercato illegale resteranno comunque fuori dal sistema. Un modello simile a quello tedesco, una filiera corta e contatto diretto con l’esercente senza intermediari.

 

Si potrebbe obbiettare gli italiani non sono come i tedeschi, ma forse no, ora siamo tutti europei. m.b.

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