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Slot. Troppe difficoltà nell’applicazione delle disposizioni in tutela dei minori

In: Apparecchi Intrattenimento

5 giugno 2014 - 16:21


minorigioco

(Jamma) – Alcune disposizioni in tema di tutela dei minori erano originariamente contenute all’articolo 110, commi 8 e 8-bis, del testo unico delle leggi di pubblica sicurezza (R.D. n. 773 del 1931).
Dopo aver ricompreso l’esclusione dall’accesso al gioco nei confronti dei minori in diverse disposizioni legislative in cui si delineavano le finalità dell’intervento, oppure si indicavano gli obblighi ai quali si sarebbe dovuto sottoporre il concessionario, con l’articolo 24 del D.L. n. 98 del 2011 il legislatore, oltre a ribadire al comma 20 il divieto di consentire la partecipazione ai giochi pubblici con vincita in denaro ai minori di 18 anni, ha provveduto – ai successivi commi 21 e 22 – ad inasprire le sanzioni. In particolare:
⦁ il titolare dell’esercizio commerciale, del locale o, comunque, del punto di offerta del gioco che consente la partecipazione ai giochi pubblici a minori di 18 anni è punito con la sanzione amministrativa pecuniaria da 5.000 a 20.000 euro (in precedenza da 500 a 1.000 euro);
⦁ indipendentemente dalla sanzione amministrativa pecuniaria e anche nel caso di pagamento in misura ridotta della stessa, la violazione prevista dal presente comma è punita con la chiusura dell’esercizio commerciale, del locale o, comunque, del punto di offerta del gioco da 10 fino a 30 giorni (in precedenza fino a 15 giorni); il titolare dell’esercizio commerciale, del locale o, comunque, del punto di offerta del gioco, all’interno dei predetti esercizi, identifica i giocatori mediante richiesta di esibizione di un idoneo documento di riconoscimento;
⦁ per i soggetti che nel corso di un triennio commettono tre violazioni, anche non continuative, è disposta la revoca di qualunque autorizzazione o concessione amministrativa;
⦁ in caso di utilizzo degli apparecchi e dei congegni da gioco (slot machine, videolottery), il trasgressore è altresì sospeso, per un periodo da uno a tre mesi, dall’elenco dei soggetti incaricati della raccolta delle giocate, e conseguentemente i concessionari per la gestione della rete telematica non possono intrattenere, neanche indirettamente, rapporti contrattuali funzionali all’esercizio delle attività di gioco con il trasgressore.
Da ultimo, l’articolo 7, comma 8, del D.L. n. 158 del 2012 prevede il divieto di ingresso ai minori di anni 18 nelle aree destinate al gioco con vincite in denaro interne alle sale Bingo, nelle aree ovvero nelle sale in cui sono installati apparecchi VLT (video lottery) e nei punti vendita in cui si esercita – quale attività principale – quella di scommesse su eventi sportivi, anche ippici, e non sportivi. Il titolare dell’esercizio commerciale, del locale ovvero del punto di offerta del gioco con vincite in denaro è tenuto ad identificare i minori di età mediante richiesta di esibizione di un documento di identità, tranne nei casi in cui la maggiore età sia manifesta.

Pur rispettando comunque la differenziazione di gioco all’interno di una sala giochi, per il titolare di una sala giochi è possibile vietare del tutto l’ingresso ai minori? Quando la richiesta del documento non è una “iniziativa” lesiva della immagine commerciale dell’esercizio e quando la maggiore età è da considerarsi “manifesta”?

E anche: in un bar si può applicare un analogo criterio?
Considerando il clima da “caccia alle streghe” mettendo in atto il divieto nessuno avrà mai nulla da dire, al contrario un minore “pizzicato” all’interno di una sala slot comporta pesanti sanzioni a carico dell’esercente.

Tra la denuncia di un clamoroso caso di inadempienza e gli apprezzamenti al titolare dell’esercizio – come è facile dedurre – c’è solo una sottile linea di demarcazione, troppo spesso indefinita anche nelle disposizioni attuative e per il controllo del rispetto della norma.

Infatti, citando l’art. 187 del Reg. TULPS:
“Salvo quanto dispongono gli artt. 689 e 691 del codice penale, gli esercenti non possono senza un legittimo motivo, rifiutare le prestazioni del proprio esercizio a chiunque le domandi e ne corrisponda il prezzo”.

Detto questo e premesso che trattasi di esercizi abilitati ex art. 86, dato che i giochi che non eragano vicite in denaro non sono vietati ai minori, l’esercente finirebbe col porsi in contrasto con l’articolo 187.

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