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Slot. Gestori con meno di 200 slot esclusi dal registro degli operatori? E’ così che si riordina il settore?

In: Apparecchi Intrattenimento

20 gennaio 2015 - 11:51


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(Jamma) Ridurre drasticamente il numero delle imprese di gestione di apparecchi da gioco a vincita che operano sul mercato italiano. E’ questa la ‘strategia’ su cui il governo, e forse alcune rappresentanze del settore, sta lavorando con lo scopo di operare una ‘riorganizzazione’ del mercato degli apparecchi. Tra le ipotesi al vaglio del legislatore nell’ambito del provvedimento di Delega Fiscale che, secondo quanto ha dichiarato il sottosegretario all’Economia Baretta, dovrebbe essere completato entro il mese di marzo (o al massimo con un contenuto ritardo) ci sarebbe una disposizione che impedisce la registrazione all’elenco degli operatori del gioco a quanti possiedono meno di 200 slot. Baretta ha ribadito in questi giorni che l’obiettivo del decreto sui giochi è quello di “dare un equilibrio al settore, necessario dopo la diffusione eccessiva delle slot, contrastare il mercato illegale, e lavorare sul dl ludopatie proposto dalla commissione Affari Sociali. Lo faremo cercando un confronto con le esigenze dei comuni e delle regioni, ascoltando la loro necessità di tutelare i cittadini contro un’offerta eccessiva di gioco sul territorio”.
Ma come l’inserimento del requisito essenziale per l’iscrizione nel registro degli operatori del gioco della proprietà di non meno “di duecento apparecchi per il gioco a vincita limitata” e “il possesso del titolo abilitativo di cui all’articolo 88 del Tulps” può agevolare il raggiungimento di questo obiettivo? La risposta la possono fornire solo i Tecnici del Mef che stanno lavorando al provvedimento, o forse l’Agenzia delle Dogane e dei Monopoli a cui spetterà, se il provvedimento sarà definitivamente inserito nel progetto di decreto, emanare un successivo provvedimento che ne indicherà le linee di attuazione.
Una simile ipotesi, semmai dovesse essere confermata in fase di stesura definitiva del decreto di Delega Fiscale, determinerà una forte destabilizzazione del sistema e dell’attuale modello di gestione del mercato. Basti dire che l’ultima ‘foto’ sul comparto della gestione degli apparecchi da intrattenimento scattata dall’Agenzia delle Entrate sulla base dei dati relativi allo studio di settore evidenzia una forte prevalenza di ‘piccole’ imprese di gestione su quelle con un numero di apparecchi da gioco della tipologia ‘comma6a’. Se risulta difficile capire le ragioni di una esclusione dal mercato sulla base del numero degli apparecchi gestiti, condizione che viene equiparata alla mancanza si requisiti di moralità, dovremo interrogarci anche sulla conoscenza da parte del legislatore delle peculiarità di un comparto che oggi è chiamato a partecipare al versamento di una parte della addizione di 500 milioni prevista dal decreto di Stabilità .
Le ultime rilevazioni delle Entrate ci ricordano che circa 1.200 imprese in Italia presentano caratteristiche simili così sintetizzabili:
il 90% dei ricavi riferibili agli apparecchi ‘comma6a’
locali in disponibilità di circa 100 mq dedicati alla riparazione/deposito
circa 43 apparecchi installati presso terzi
il 75% dei ricavi riferibili alle slot collocate presso bar , ristoranti e strutture ricettive.
Sono invece circa 390 le imprese “di grandi dimensioni’ che gestiscono apparecchi da intrattenimento presso terzi. Sono le le imprese che si occupano prevalentemente della gestione di apparecchi da intrattenimento collocati presso esercizi di terzi (92 % dei ricavi); in particolare si tratta di apparecchi di cui all’art. 110 comma 6 del TULPS (87% dei ricavi) e di altri apparecchi da intrattenimento (9%). Sono prevalentemente società (69 % di capitali e 17% di persone), impiegano 7-8 addetti di cui 6 dipendenti. I locali destinati all’esercizio dell’attività comprendono superfici destinate a deposito/riparazione (346 mq) e a ufficio (60mq). La dotazione di apparecchi collocati presso esercizi di terzi comprende 261 apparecchi di cui all’art. 110 comma 6 del TULPS, 52 apparecchi di cui all’art. 110 comma 7 lettera c) del TULPS, 24 flipper e apparecchi similari e 19 calciobalilla. Il legislatore ha valutato opportunamente tempi, modalità ed effetti di una cancellazione ‘di imperio’ di diverse centinaia di ‘piccole imprese’. Temiamo di no.

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