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Slot e regolamenti. Il caso Lombardia, ovvero quando la realtà supera l’immaginazione

In: Apparecchi Intrattenimento

30 ottobre 2014 - 16:42


casinò----

(Jamma) Del regolamento per l’accesso alle aree slot e alle sale giochi della Regione Lombardia si è parlato ampiamente nelle scorse settimane. Il provvedimento, licenziato dalla Giunta Maroni la scorsa estate, ha incassato il parere favorevole all’unanimità dalla Commissione Attività Produttive del Consiglio regionale con una serie di osservazioni.

Osservazioni che, se saranno totalmente raccolte e fatte proprie dalla Giunta modificheranno ulteriormente il regolamento rendendo praticamente impossibile il funzionamento di buona parte del parco macchine esistente.

Cosa prevede il regolamento

Il regolamento licenziato dalla Giunta disciplina criteri, regole tecniche, relative modalità attuative, forme di controllo e sanzioni per l’introduzione di un sistema di regolazione per l’accesso alle aree dedicate all’installazione di apparecchi per il gioco lecito accessibili direttamente dall’utenza in numero superiore a tre e ai locali destinati a sala da gioco lecito.

Nei locali destinati a sala da gioco lecito ( ovvero sale slot e sale Vlt ) l’accesso deve avvenire mediante esibizione di un documento di identità.
Negli esercizi diversi dalle sale da gioco deve essere individuata un’unica area dedicata all’installazione degli apparecchi per il gioco d’azzardo lecito in modo da garantire la visibilità e sorvegliabilità da parte del gestore.
L’area, accessibile in modo da non arrecare disturbo e/o intralcio agli avventori, al normale funzionamento dei locali ed alla sicurezza e quiete pubblica, deve essere chiaramente riconoscibile e delimitata con nastri segnaletici adesivi.
Queste prime indicazioni comportano l’obbligo di installare gli apparecchi in aree direttamente visibili e sorvegliabili da parte del titolare dell’esercizio che ma allo stesso tempo chiaramente delimitate con nastri segnaletici. La Commissione Attività Produttive chiede però di prevedere modalità più evidenti di separazione tra le aree destinate all’offerta di gioco legalizzato e le aree destinate all’attività economica prevalente esercitata all’interno delle attività commerciali. Ha così invitato la Giunta ad individuare forme di separazione finalizzate a rappresentare un vero e proprio disincentivo al gioco, evitando l’effetto “richiamo” soprattutto nei confronti dei minori presenti nei locali.
Quindi, se abbiamo ben compreso, l’area dedicata alle slot deve essere sorvegliabile, deve essere separata dal resto del locale con strumenti e soluzioni che disincentivino al gioco. Ovvero? A questa domanda non viene data una risposta perchè, come affermato in audizione dal movimento No-slot, su come fare che se la sbrighino gli esercenti, i titolari cioe’ di quegli esercizi pubblici che non nascono per offrire il gioco e che se proprio intendono farlo che almeno ne paghino le conseguenze. “Un bar non è un casinò e una tabaccheria non è una sala giochi” hanno detto i No-slot che tanto consenso raccolgono (e non sappiamo bene perché) al Pirellone. “Sull’interesse economico deve prevalere l’interesse sociale” hanno detto di fronte agli stessi consiglieri regionali che in questi giorni stanno facendo i conti con l’accusa a 64 ex-consiglieri regionali (anche della Lega) accusati di peculato e truffa per circa 3 milioni di euro. Mai frase fu più infelice, verrebbe da dire, ma in questo caso alla sbarra ci sono i baristi colpevoli di incentivare l’azzardo e quindi nessuno ci fa caso.

Ma come se non bastasse la Commissione fa ancora altre richieste, sempre suggerite dalla stessa L’Associazione Movimento NoSlot il cui verbo pesa come una macigno sulle decisioni del Consiglio Regionale lombardo. Si tratta di indicazioni che esulano dalla materia del regolamento ma che, vista la situazione, si potrebbero prevedere come ad esempio l’obbligo di presenza di finestre non oscurate e/o altre aperture sull’esterno negli spazi riservati al gioco nei locali commerciali e nelle sale giochi, al fine di ottenere adeguati rapporti aeroilluminanti e favorire la non estraniazione del giocatore rispetto al contesto esterno. Questo vuol dire moltissimi bar di città, viste le loro dimensioni e la loro collocazione non potranno più installare le slot, visto che in molti casi non dispongono di aperture. L’idea, suggeriscono i Noslot, è la stessa che ha guidato alcuni interventi nei casinò di Las Vegas dove, per evitare possibili contestazioni, è stato vietato ai minori di 21 anni di sostare vicino alle slot. Sarebbe scontato ricordare a questi ‘tuttologici dell’azzardo’ che i casinò non sono una sala giochi e che gli apparecchi a vincita limitata, non sono propriamente una slot da casinò? Se non si capisce questa differenza non ha molto senso proporre soluzioni come quella caldeggiata dalla Commissione lombarda. Che dire poi delle teorie che i NoSlot hanno mutuato dalla antropologa Natasha Dow Schüll, per loro stessa ammissione, catapultandole con grande disinvoltura da Las Vegas al paesino della Brianza superando moltissimi altri studi sul tema che potremmo citare ma senza sortire lo stesso effetto sui membri della Commissione Attività Produttive del Pirellone.
Ma al peggio non c’è mai fine e l’ultima proposta di modifica al testo del Regolamento lascia a dir poco basiti. La Commissione propone, nella aree riservate al gioco all’interno delle attività economiche, di prevedere l’obbligo di predisposizione degli apparecchi da gioco in posizione frontale dell’uno rispetto all’altro, al fine di disincentivare il gioco ed evitare effetti emulativi. Insomma è come chiedere che davanti al bancone del bar vengano inseriti dei separatori in modo tale da nascondere chi beve una birra per evitare l’effetto emulazione o rendere inaccessibili o meno visibili le merendine visto che il 23% dei ragazzi in Italia è in sovrappeso e l’11% addirittura obesi. Non c’è niente di peggio per un goloso che vedere qualcun altro abbuffarsi con un dolce!

Sulla possibile riuscita di questo regolamento, della sua applicabilità hanno avanzato diverse perplessità i rappresentanti della Federazione dei Pubblici Esercizi, altre osservazioni, immaginiamo, arriveranno al momento opportuno, ma l’interrogativo che ci poniamo è questo: che senso ha questo sensazionalismo quando di tratta di intervenire su questioni di una certa serietà? Come si fa a dare così tanto credito,e senza contraddittorio, ma addirittura una valenza scientifica, ai suggerimenti di una associazione associazioni di singoli soggetti che “hanno deciso di darsi forma giuridica per continuare con più vigore ed efficacia la battaglia contro il Gioco d’azzardo patologico”?

Una cosa è certa. Uno strumento come questo regolamento si dimostrerà tanto debole almeno quanto inapplicabile e proprio perché impossibile da tradurre in realtà lascerà ampio margine a soluzioni diverse i cui effetti saranno ben lontani da quelli auspicati dalla Regione Lombardia e dai Noslot. mc

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