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Slot a moneta metallica: da problema a soluzione per tanti problemi del Paese? di Michele Franzoso

In: Apparecchi Intrattenimento

18 novembre 2014 - 16:59


Michele_Franzoso

(Jamma) – Togliere la slot “lecita” dai bar (ma anche dalle tabaccherie) – scrive l’avvocato Michele Franzoso – è il fine attualmente perseguito alla quasi totalità delle Amministrazioni Regionali e Comunali, ma l’assoluta erroneità dei presupposti che fondano detti provvedimenti, dovrebbe far riflettere.
Prendiamo “il grande caposaldo” della c.d. “politica anti-slot” all’interno dei pubblici esercizi, evidenziando sin da ora come l’onnicomprensivo termine “slot” sia già finalizzato ad equiparare congegni “non comparabili”, così profondamente diversi che, per l’appunto, alcuni possono essere installati nei bar (la slot a moneta metallica che costa 1 euro e che promette 100 euro di vincita massima), mentre altri apparecchi possono essere presenti solo nelle sale dedicate esclusivamente al gioco a premio.
“ La slot “genera dipendenza e allarme sanitario”.
Tutto è possibile, posto che “tutto” genera dipendenza nella società contemporanea (persino la ricerca di “assenza di dipendenza” finisce per essere una ossessionante condizione a cui ci si sottopone, ma solo per diversificare la propria addiction rispetto agli stereotipi della modernità). Ciò che non è possibile è che l’attuale conformazione della slot a moneta metallica con vincita limitata a soli 100 euro per partita, possa infliggere all’utenza (anche la più debole) una attrazione fatale sfociante nel patologico.
Chi gioca solo per divertimento è già “auto-limitato”, mentre chi gioca per “tentare la sorte”, già sa che l’investimento non può che essere proporzionato alla “massima promessa di vincita”.
L’accusa di “generare” dipendenza proprio per via della esiguità della posta che “attirerebbe” anche i più incapaci di difendersi, prova troppo. L’assunto è tratto dal celebre episodio “the fever” della serie americana degli anni 50 (ai confini della realtà), laddove, tuttavia, al misero nichelino richiesto per attivare l’antica slot a braccio si abbinava la promessa di un jackpot che avrebbe potuto “cambiare le sorti di tutta una vita” (i 5.000 dollari degli anni 50).
Un dato inconfutabile tuttavia, si impone: oggi “la slot a moneta metallica del bar “movimenta” su scala nazionale 180 euro al giorno, pari ad una generazione di spesa di appena 40 euro (da suddividersi per tutti gli utenti che usufruiscono del congegno).
E’ evidente che non può più essere questo il prodotto a cui imputare effetti socio-sanitari sgraditi.
E’ evidente che l’occultamento di tale parametro comprovi la “strumentalità” dell’attacco a cui la slot a moneta è sottoposta, nonché la sua “vicaria” attribuzione di paternità di effetti abbinabili, invece, ad “altre” forme di gioco (soprattutto quelle illegali).
E’ evidente, poi, che “la cacciata” della slot a moneta metallica dai bar ( “per legge regionale o ordinanza sindacale”), altro non genera se non la creazione di un vuoto di offerta, che una utenza non “addestrata” a prediligere e apprezzare il gioco legale sanerà tramite prodotti alternativi (peraltro corposamente già insediati in diverse aree deslotizzate del Paese).
Eppure, proprio la slot a moneta con vincita limitata (evidentemente proprio perché “congegno cauto”) raccoglie un gettito erariale pari – da solo- al 30 per cento dell’intero comparto, garantendo 3 miliardi di PREU a fronte di una spesa “media” annua dell’utenza (c.a. 25 milioni di persone) di appena 200 euro. A fronte di questa “oggettiva” innocuità strutturale, la logica impone di chiedersi cosa mai impedisce di trasformare la slot a moneta metallica con vincita limitata da “OGGETTO DEL MALE” a “prediletto” prodotto di cui incentivare la diffusione nei locali più “solari” e trasparenti” del Paese, quali i bar e le tabaccherie, dove la società stessa esercita il primo fronte di controllo, tramite la frequentazione quotidiana per un caffè, un biglietto dell’autobus, una bolletta di luce e gas.
Se solo si pensa che per la messa in sicurezza del fragile suolo italiano basterebbero 1,2 miliardi di euro (facendo così risparmiare allo Stato 3 miliardi l’anno di danni + qualche tragica vittima, cfr. Repubblica.it del 16.11.2014, il Paese degli Alibi, Salvatore Settis), si apprende la naturale e fisiologica destinazione a cui si dovrebbe pensare per il PREU delle slot. Se poi si pensa che una diversa modulazione del tributo (tassa sul netto) generebbe – a parità di spesa per l’utenza – un elevato incremento del gettito-PREU, allora le domande che “nascono spontanee” diventano almeno due.
Perché in Italia si pensa di vietare (con legge regionale o regolamento comunale) proprio le descritte slot nei bar, le uniche che potrebbero generare le risorse per salvare il nostro suolo, evitare le chiusure di migliaia di esercizi, garantire a tutti concreta innocuità anche socio-sanitaria del servizio pubblico dell’intrattenimento (eventualmente con qualche modesto accorgimento tecnico) ?
Perché proprio alle slot a moneta metallica si imputa un effetto socio-sanitario palesemente ipertrofico rispetto ai suoi parametri di esercizio astratti nonché rispetto ai concreti dati di incasso ?
La risposta non può che essere oggettiva: la prevenzione al G.A.P. è solo una grida manzoniana, mentre alla demonizzazione di un solo prodotto ne consegue l’assoluzione per i restanti (illegali compresi).

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