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Silenzi assordanti e servizi eclatanti (in attesa dell’ennesima illusione/delusione)

In: Apparecchi Intrattenimento

10 ottobre 2015 - 08:15


macelloscelta

di Eugenio Bernardi

(Jamma) – In questo ottobre tiepido di notizie ma in spasmodica ansia di futuri eventi che riaprano i giochi, scusate il gioco di parole, i giochi di quella politica indecisa, titubante verso certi poteri, robustamente ottusa verso un settore di medie e piccole imprese di gestione e produzione di apparecchi da gioco a piccola vincita che nell’ultimo decennio si è cullata sulla tesi che scassetando e portanto il PREU miliardario alle affamate finanze pubbliche sarebbe stata indenne da pericoli.
Invece no…


Sono ormai alcuni anni che ad ogni legge di stabilità o delle passate leggi finanziarie ad ogni autunno ci aspettano sorprese, a volte in passato sventate, a volte digerite a volte come lo scorso anno solo subite.

Questo autunno “caldo” non fa per nulla ben sperare, non concordo con chi afferma positivi i suggerimenti che ADM ex AAMS ha inviato al MEF, se pur l’analisi sia corretta e fondamentalmente affermi senza una riappropriazione della centralità statale sul gioco pubblico qualsiasi modifica, toppa o provvedimento omnibus per salvare solo la parte fiscale non avrà successo.

Lo scorso anno fu data alla luce (la notte di S.Lucia) una norma, raffazzonata, poco chiara, probabilmente incostituzionale tutta a favore di certe concessionarie che forse l’hanno anche suggerita (e qui è il grave che le più l’hanno subita), come un articolo del noto editorialista Sergio Rizzo sul Corriere ha evidenziato.

Alla vigilia di una Enada di Roma, senz’altro povera di stand, di contenuti non attinenti al settore che cade proprio nei giorni in cui verrà varata la legge di stabilità 2016 le cui paventate ri-tassazioni o modifiche per rimediare agli errori dello scorso anno non preludono a nulla di buono nonostante le smentite.

Subito dopo il 21 ottobre verranno portate in decisione davanti al TAR Lazio gli innumerevoli ricorsi della SAPAR (unica associazione) in primis, altri gestori e di tutti o quasi i concessionari (in associazione ACADI) o singolarmente, a soli 10 giorni dalla scadenza della seconda rata della extra prelievo da 500 milioni, di diminuzione degli aggi, dell’assurdo comma 649 art.1 legge 190, richiesto ai concessionari e da tutta la filiera del gioco automatico subita.

Smentite, parole, convegni di una politica, di media e di professionisti dell’affabulazione come dice Gianrico Carofiglio nel suo ultimo libro “ il linguaggio della politica: ovvero parlare senza impegnarsi a dire la verità”, utilizzi impropri di termini tecnici, che sminuiscono la gravità di provvedimenti legislativi, in maniera apparentemente solo formale.
Un stato che affida il controllo e la riscossione del PREU alle concessionarie per tutto il sistema del gioco e poi dopo la riconferma e rinnovo di alcune di queste gli richiede un obolo supplementare che scardina tutto il sistema senza curarsi delle conseguenze e senza comprenderne affondo ciò che ha fatto solo per “vendicarsi” del progetto iniziale d’inalzamento del PREU di 4 punti e abbassamento delle vincite di altrettanto (sempre per salvaguardare i giocatori?) e che doveva avere l’approvazione degli organi comunitari, quindi tempi lunghi:
In sintesi due scelte scellerate che avevano il solo scopo di punire la parte del settore giochi che più porta contribuzione e mettere una cifra nella legge di stabilità.
Tornando alle parole esse “possono essere come minime dosi di arsenico: ingerite senza saperlo sembrano non avere alcun effetto, ma dopo qualche tempo ecco rivelarsi l’effetto tossico”, vedi lo slogan, tanto di moda, NO SLOT che colpisce solo una certa tipologia di apparecchio, per coloro che l’hanno lanciato se veramente volevano quello che spesso eccessivamente predicano ovvero “NO AZZARDO“, forse tale termine sarebbe stato più corretto, ma forse colpiva interessi che non si vuol colpire?
Chiamare le cose con il loro nome è un gesto rivoluzionario, dichiarava Rosa Luxemburg ormai un secolo fa.

L’assordante silenzio e la manipolazione di tanti media
L’anomalia molto frequente, della maggior parte dei giornali e media in genere è che propongono tutti la stessa visione della realtà, la medesima esposizione dei fatti, ripetendo addirittura gli stessi errori. La colpa di tutto ciò sono i così detti spin doctor, ovvero abili manipolatori dell’informazione, i primi spin doctor, nati in America poi esportati anche nel vecchio continente, per gestire le campagne elettorali politiche che spesso manipolano faziosamente l’informazione, senza rispettarne l’obiettività ed oggettività.
Si produce quindi un fenomeno di condizionamento che è preoccupante per gli effetti devastanti che esso comporta, e al quale i giornalisti, consciamente o meno, non si sottraggono alla diffusione del cosi detto panico morale.
Quando la costruzione dell’informazione avviene abbinando tecniche di giornalismo e di comunicazione con tecniche di psicologia, si crea inevitabilmente un’autentica arma di disinformazione, in grado di manipolare artificiosamente la verità a breve e a lungo termine, generando preconcetti e forme di pensiero che risulteranno difficilissime da estirpare.
Si prenda il caso delle multe da 98 miliardi ai concessionari (inizio di tutto e li l’errore è noto e anche gli artefici ) o i milioni di malati a rischio di GAP e i 6 miliardi del costo sociale per curarli, quest’ultima smentita in Parlamento ma che non è passata sui media e poco dopo moralisti, incompetenti in malafede o pifferai continuano contro il settore del gioco a vincita limitata.

Una tecnica che ricorda molto la metafora della “rana bollita”, un’azione di lenta e costante propaganda, questo è accaduto per il gioco diffuso nei bar, questo è accaduto per la diffusione fasulla dei costi sociali e per il numero di giocatori patologici e la trasformazione dal problema reale ovvero i malati di addiction o gioco patologico alla termine fasullo di “ludopatia”e a farne le spese è un intero settore degli apparecchi a piccola vincira le AWP dei Bar, che ha certo le sue colpe, per l’elevata diffusione, ma che non deve espiare anche quelle di altri giochi la cui diffusione capillare e battage pubblicitario giornaliero non ha paragoni.
Vengono sentiti o portati i numeri di “pseudo esperti”, che le sanno tutto che snocciolano dati su ogni aspetto dei problemi del gambling, e magari non conoscono nemmeno la differenza fra le AWP dei bar alle VLT delle sale alle slot dei casinò che solo loro e i politici chiamano “ludopatia”, non conoscono il significato di parole come e soprattutto “i dati disponibili sono insufficienti”.
Un altro subdolo meccanismo: l’etichetta. Quando vuoi demonizzare un settore o un concetto, la via più semplice è affibbiargli un’etichetta negativa, screditando automaticamente tutte le tesi che porta con sé. Quindi il termine NO SLOT ha colpito soprattutto una politica che ha bisogno di slogan e di nemici da abbattere, difficile trovare politici che gridino all’aumento continuo della spesa pubblica, l’ultimo a farne le spese è stato il dossier sulla spending review e chi lo ha elaborato da Carlo Cottarelli e gli economisti ed esperti che l’hanno affiancato, chi ne parla più ora il frame è la diminuzione delle tasse sulla casa.
Chi non è funzionale a determinati interessi diventa nemico, chi ravvisa palesi irregolarità e falsità nelle versioni ufficiali dei fatti diventa complottista, chi cerca disperatamente di difendere i propri diritti diventa lobbysta, (quelle vere lavorano sottotraccia – non scrivono articoli) chi argomenta a favore dei gioco a piccola vincita diventa sovversivo e via dicendo.

Facile fare sempre trasmissioni sul gioco senza contraddittorio, facile fare affermazioni non appurabili molto difficile sia per certi media che per molti politici capire molto più facile cavalcare tematiche populiste o fare demagogia .

Tutto il settore del gioco a piccola vincita è fermo, in attesa degli eventi, tanti ormai sono disillusi, pochi ancora sperano in un futuro da questa politica dei twitter e dell’annuncio, purtroppo certi silenzi sono preludio di fregature….

Ma a questo punto ci vorrebbe un grido liberatorio o un bel VAFFA……………… a uno Stato che massimalizza i proventi del gioco incamerando il PREU e che scarica le perdite ma soprattutto le colpe sulle aziende del gioco a vincita limitata.

E.Bernardi

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