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Se il settore non paga il 4 maggio spegniamo tutte le Newslot?

In: Apparecchi Intrattenimento

16 aprile 2015 - 11:48


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(Jamma) – La decurtazione di aggi e compensi per un importo di 500 milioni è contenuta in una legge dello Stato, il settore comunque è tenuto a rispettarla. Ma ci sono le condizioni affinché gli operatori possano rispettare questa disposizione? E cosa succederà in caso contrario? Per il sottosegretario al MEF Pier Paolo Baretta la questione è semplice: il settore deve pagare. Lo ha comunicato più volte lamentando, inoltre, carenza di proposte dal settore per la soluzione del problema.


Il TAR – secondo ambienti governativi – ha riconosciuto la legittimità della richiesta dell’esecutivo e, sicuramente, con l’ultima udienza è fallito il tentativo degli operatori di non pagare nemmeno i 200 milioni della prima trance prevista per il prossimo 30 aprile.
Quello che probabilmente Baretta non ha valutato attentamente è se ci sono o meno quei 500 milioni richiesti con la legge di Stabilità. D’altra parte, come suggerito anche all’Avvocatura dello Stato in occasione del ricorso al TAR “Ad un settore che da anni percepisce cumulativamente una remunerazione di circa 4 miliardi di euro è stato chiesto, in sostanza, di rinunciare soltanto ad 1/8 di tale remunerazione”.

 

 

Il problema è, come spiega l’Avvocatura, che il settore percepisce cumulativamente la remunerazione citata e dalla rinegoziazione dei contratti, una operazione prevista dalla Stabilità di cui Baretta non ha voluto occuparsi, dipende l’esito della raccolta dei 500 milioni.

 

 

Il sottosegretario non ha voluto “riconoscere” i contratti commerciali in essere tra concessionari e terzi incaricati, anche perché indirettamente sarebbe stato costretto a “riconoscere” le necessità di un settore composto da migliaia di aziende e non semplicemente di soli 13 concessionari. Quei contratti – secondo alcuni legali – non obbligano i terzi incaricati della raccolta al pagamento di alcun importo aggiuntivo rispetto quanto previsto dal documento sottoscritto, nella maggioranza dei casi, tra tre soggetti della filiera.

 

 

Il sottosegretario non ha nemmeno voluto prendere coscienza che tra le proposte di rinegoziazione l’unica sul tavolo è l’accettazione coatta di una sorta di patrimoniale di circa 1200 euro ad apparecchio imposta dai concessionari ai proprietari di apparecchi ed agli esercenti. 600 euro per ciascuna delle parti anche se l’apparecchio non è in funzione nel corso dell’anno 2015, basta che abbia funzionato nel 2014.

 

 

Il terzo incaricato non può accettare questa soluzione in quanto costretto ad anticipare la quota di decurtazione degli aggi su un aggio che non ha maturato e che potrebbe anche non maturare nel corso dell’anno 2015. L’importo da decurtare è calcolato sugli apparecchi e sugli incassi del 2014 ma viene richiesto al terzo incaricato nel 2015 senza specificare a che titolo: è una imposta, un contributo volontario o che altro? In quale esercizio finanziario deve essere contabilizzato?

 

 

Sembrano particolari, eppure dovrebbero essere principi basilari per un rappresentante del Ministero della Economia e delle Finanze ma, soprattutto, il legislatore dovrebbe essere più chiaro quando chiede ai cittadini di contribuire alle imposte.

 

 

Altrimenti si cade nel paradosso. Come un bambino che batte i piedi facendo l’ennesimo capriccio, Baretta infatti si ostina a dire: e ora pagate! A farlo entro il 30 aprile dovranno essere i 13 concessionari che non hanno – almeno la maggior parte di loro – in cassa le risorse per pagare, anche se per loro è stato istituito un apposito codice tributo.

 

 

Se questi 200 milioni non entreranno giovedì 30 aprile Baretta ritirerà la concessione ai concessionari insolventi? Probabilmente questi si giustificheranno accusando i terzi incaricati di non aver voluto rinegoziare e denunceranno proprietari di Newslot ed esercenti insolventi. Insolventi rispetto un contratto unilateralmente modificato?
E poi ancora Baretta chiederà di spegnere tutte le Newslot sulle quali non è stata pagata la patrimoniale introdotta con la Stabilità?
Comunque vada – che sia la decadenza di qualche concessione o la procedura contro i terzi incaricati – questa storia porterà allo spegnimento di un numero importante di apparecchi e una perdita economica ingente per l’Erario. Con la decurtazione degli aggi e compensi si voleva portare 2,5 miliardi in 5 anni nelle casse dello Stato, su queste ipotesi è facile comprendere che dire “e ora pagate” è ingenuo oltre che irresponsabile.

 

 

Forse le proposte Baretta dovrebbe sbrigarsi a farle piuttosto che chiederle!
m.b.

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