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Renzi e le slot. Quando il titolo (e l’annuncio) diventa uno slogan

In: Apparecchi Intrattenimento, Primopiano

6 settembre 2016 - 11:33


renzibn

(Jamma) ‘Renzi:togliamo le slot machines’, o ancora ‘Via le slot dalle tabaccherie’. Sono solo l’esempio dei titoli con i quali oggi si aprono molti quotidiani italiani. Titoli che hanno, inevitabilmente, generato forti preoccupazioni al comparto da tempo (circa un anno e mezzo) in attesa del famoso intervento di riordino del settore dei giochi pubblici ( o per meglio dire di solo quello delle slot). In realtà siamo di fronte all’ennesimo annuncio ad effetto amplificato da titoli messi a punto secondo le regole. Perché si sa, l’obiettivo primario che un titolo deve raggiungere è quello di offrire al lettore una sintesi accattivante che lo invogli a leggere l’articolo o che, per lo meno gliene offra una brevissima sintesi. Poco importa se poi, proprio grazie a quel titolo e l’informazione del lettore su molti argomenti derivi più dalla lettura del titolo che da quella dell’articolo.

E’ questo quel gran genio della comunicazione di nome Renzi lo sa perfettamente. Tanto bene da capire che non importa scendere nei particolari, spiegare cioè quello che ben sappiamo sul programma di riordino del mercato del slot (auspicato). Delle difficoltà nel raggiungere un intesa con gli Enti Locali che metta d’accordo esigenze erariali e richieste degli amministratori.

Così può succedere, come è successo. Che il bel titolo diventi uno slogan per dire cose già dette, per ripetere quello che già si sa senza aggiungere altro.

Se è vero infatti che questa volta il Governo non ricorrerà ad una nuova lotteria ( magari dello scontrino: a proposito, che fine ha fatto?) o nuovi terminali da gioco per ricostruire le zone colpite dal terremoto, è altrettanto vero che quei nove miliardi l’anno di entrate dalle slot sono diventate una parte importante delle entrate.

Ma soprattutto non è vero che il governo Renzi, a meno di una decisione arrivata nella nottata in quel di Cina, toglierà le slot, e non le toglierà tout court dai bar e dalle tabaccherie per ‘decreto’, ma eventualmente come diretta conseguenza delle decisioni, non mediabili, degli Enti Locali, Regioni in testa.

Ma a uno slogan ben riuscito non ci si sottrae. Non si sta lì a spiegare come stanno le cose. Si incassa il successo e si va avanti. Specie di questi tempi. Poi che se la vedano gli esercenti, o i tabaccai, o i titolari di sale giochi. Che se la vedano i concessionari che operano secondo ‘accordi’ (profumatamente pagati) con un Governo che ha paura di difendere le sue decisioni. Così come ha paura di farlo l’Amministrazione dei Monopoli di Stato, l’organismo che si fregia di aver creato il miglior sistema concessorio d’Europa (sbandierandolo nei meeting qua e là) ma di fronte agli attacchi, alle falsità e agli annunci ad effetto, tace. Dov’era il premier Renzi quando un anno fa i tecnici del Mef hanno inserito gli introiti erariali (presunti) dei nuovi bandi di gara e dei condoni dei Cntri Trasmissione Dati nella Legge di Stabilità? Forse a preparare slogan per tutti quegli italiani che si sono stancati perfino di pensare.



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