Cerca nel sito
Facebook Twitter Youtube RSS
 

Registro degli operatori di gioco. Il Tar Lazio dichiara la illegittimità di parte del decreto direttoriale

In: Apparecchi Intrattenimento, Diritto

13 febbraio 2014 - 15:28


awpgaming

 

(Jamma) Un provvedimento di rinvio a giudizio può comportare la cancellazione dall’elenco dei soggetti che svolgono attività in materia di apparecchi da intrattenimento? E’ sul merito che si è espressa la Seconda Sezione del Tar Lazio con una sentenza nella quale si dichiara “la illegittimità in parte qua dell’avversato decreto direttoriale appunto nella parte in cui, all’art. 5, dispone, quale ulteriore requisito, il cui difetto importa cancellazione dall’elenco, l’insussistenza nei cinque anni di provvedimenti di rinvio a giudizio per i reati ivi previsti e con esso del provvedimento di cancellazione dall’elenco pedissequamente adottato dalla resistente amministrazione”.

 

Il ricorso

 

Il ricorso è stato presentato da un esercente che nel 2012 ha espresso richiesta di iscrizione nell’elenco di cui all’art. 1 comma 533 della legge n. 266 del 2005, come modificato dall’art. 1 comma 82 della legge n. 220 del 2010. In esito alla detta istanza, il ricorrente veniva registrato nei citati elenchi con il codice di iscrizione AAMSISI800115544L.

Con nota in data 20 novembre 2012 AAMS ha comunicato al ricorrente l’avvio del procedimento volto alla cancellazione della sua iscrizione nel menzionato elenco in ragione della asserita “mancanza del requisito previsto dall’art. 5 comma 1 lett. a del Decreto Direttoriale n. 2011/31857/Giochi/ADI del 09.09.2011”.

Quindi, con provvedimento prot. n. 4273/FG del 21 gennaio 2013, l’amministrazione disponeva la definitiva cancellazione del ricorrente dall’elenco di cui trattasi, precisando in detta sede che l’assenza del detto requisito deriverebbe dalla presenza di un decreto di citazione a giudizio dello stesso ricorrente disposto dalla Procura della Repubblica di Nocera Inferiore . All’atto dell’adozione del citato provvedimento risultava solo fissata la prima udienza di comparizione per il giorno 14 giugno 2013.

 

 

La pronuncia

“Occorre innanzitutto ricordare che, ai sensi del terzo comma dell’art. 1 del citato decreto direttoriale, “L’iscrizione all’elenco costituisce titolo abilitativo per i soggetti che svolgono le attività in materia di apparecchi da intrattenimento in relazione alle relative attività esercitate”. Ai sensi poi del terzo comma dell’art. 6 “Ai fini dell’iscrizione, è necessario il possesso di tutti i requisiti prescritti dagli articoli 4 e 5 riferiti specificamente alle Sezioni e sottosezioni per le quali si chiede l’iscrizione”, scrivono i giudici della Seconda Sezione. “Ed ancora va rimarcato che ai sensi del primo comma dell’art. 9 “I concessionari per la gestione della rete telematica instaurano i loro rapporti contrattuali relativi alle attività comunque funzionali alla raccolta del gioco mediante apparecchi e terminali da intrattenimento esclusivamente con coloro che risultino iscritti nell’elenco di cui all’art. 3 e che si impegnino ad avvalersi di soggetti comunque iscritti per le attività previste nel presente decreto”. Infine, ai sensi del secondo comma dell’art. 11, “Nel caso in cui, all’esito degli accertamenti disposti, risultino soggetti privi dei requisiti richiesti all’atto dell’iscrizione, di cui all’art. 4 e 5, l’Ufficio Regionale competente per territorio ne dispone la cancellazione dall’elenco”.

Quindi, si rileva agevolmente che la iscrizione nell’elenco è condizione imprescindibile per il legittimo esercizio delle attività di che trattasi, che l’accertamento del (sopravvenuto) difetto di uno dei prescritti requisiti importa in maniera automatica la cancellazione dell’iscritto dall’elenco e che, giusta quanto dispone l’art. 5 del decreto direttoriale in questione, tra i detti requisiti ricorre quello della insussistenza nei cinque anni precedenti di provvedimenti di rinvio a giudizio per determinati reati.

Siffatta ultima prescrizione, sulla cui scorta è peraltro adottato l’avversato provvedimento di cancellazione del ricorrente dall’elenco, appare al Collegio illegittima ed irrazionale, per come fondatamente rilevato da parte ricorrente.

Giova innanzitutto osservare che detto ulteriore requisito (mancanza di provvedimenti di rinvio a giudizio) è posto sullo stesso piano della mancanza (sempre negli ultimi cinque anni) di “condanne con sentenza passata in giudicato od applicazioni della pena su richiesta ai sensi dell’art. 444 del codice di procedura penale” per i medesimi reati ovvero ancora al pari “di sentenze definitive di condanna emesse dal giudice tributario in materia di PREU”.

Emerge con chiarezza la illegittimità della disposta parificazione, al rilevante ed incisivo fine della cancellazione dell’iscritto dall’elenco, del provvedimento di rinvio a giudizio con la sentenza di condanna passata in giudicato, uguali essendo i reati che vengono in considerazione. L’illogicità risiede appunto nel ricondurre a due presupposti così profondamente diversi, dei quali solo il secondo possiede il necessario grado di certezza in ordine all’acclaramento della commissione del reato, la stessa incisiva conseguenza sanzionatoria. Laddove il provvedimento di rinvio a giudizio, come dimostra proprio la vicenda che ha interessato l’odierno ricorrente, infine assolto dal Tribunale di Nocera Inferiore, non conduce necessariamente all’accertamento della condotta colpevole dell’imputato.

Si consideri che la giurisprudenza ha, ad esempio, in tema di revoca della patente di guida, distinto tra condanna penale e condanna penale passata in giudicato (per i medesimi reati legati agli stupefacenti) ritenendo non sufficiente una sentenza di primo grado appellata e dunque non irrevocabile, all’uopo invocando il disposto del secondo comma dell’art. 27 della Costituzione (cfr. T.A.R. Reggio Calabria, 11 settembre 2013 n. 546).

Ne consegue, potendosi ritenere assorbite le ulteriori e distinte censure di parte ricorrente in ordine alla riconducibilità o meno del decreto di citazione a giudizio nel novero dei provvedimenti di rinvio a giudizio ed al profilo temporale dell’accertamento da condursi in ordine alla detta insussistenza, invero contenute in due distinte memorie di discussione, che va dichiarata la illegittimità in parte qua dell’avversato decreto direttoriale appunto nella parte in cui, all’art. 5, dispone, quale ulteriore requisito, il cui difetto importa cancellazione dall’elenco, l’insussistenza nei cinque anni di provvedimenti di rinvio a giudizio per i reati ivi previsti e con esso del provvedimento di cancellazione dall’elenco pedissequamente adottato dalla resistente amministrazione.”

Commenta su Facebook


Realizzazione sito