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Precisazioni sul Dossier “Azzardopoli, il paese del gioco d’azzardo, dove quando il gioco si fa duro, le mafie iniziano a giocare”

In: Apparecchi Intrattenimento

28 febbraio 2012 - 08:37


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(Jamma) – L’avvocato Giuseppe Marazzita, in nome e per conto del signor Gioacchino Campolo, scrive alla Redazione Jamma in merito al Dossier presentato dalla associazione Libera, nel corso della conferenza stampa “Azzardopoli, il paese del gioco d’azzardo, dove quando il gioco si fa duro, le mafie iniziano a giocare”,

ampiamente diffuso e pubblicato anche dalla nostra testata, ritenuto dall’avvocato “gravemente lesivo della dignità e dell’integrità, personale e professionale del mio Cliente, che viene ingiustamente presentato come un imprenditore contiguo ad ambienti mafiosi”.

“Fin dal titolo dell’articolo – sostiene l’avvocato Marazzita – il richiamo al gioco d’azzardo ed alla mafia è di tutta evidenza. Ma é il Dossier allegato a contenere affermazioni determinate non corrispondenti al vero e gravemente diffamatorie”.

Con particolare riferimento a quanto riportato a pagina 26 del Dossier di “Azzardopoli di Libera Associazioni, nomi e numeri contro le mafie”, l’avvocato tiene a precisare che:

– non è vero che il Campolo sia un “malavitoso” in considerazione del fatto che non risulta indagato né tantomeno condannato per il reato di cui all’art. 416 bis C.P.;
– non è vero che il Campolo è proprietario di n. 20 immobili a Parigi, possedendo infatti solo un piccolo appartamento;
– non è vero che la manomissione delle schede interne era effettuata direttamente dal Campolo poiché – come contesta il Pubblico Ministero e come è emerso nella perizia disposta dal giudice – nessuna scheda, originale è mai stata manomessa mentre alcune contenevano fin dall’origine un secondo gioco;
– non è vero che il Campolo controllava il 52% del mercato degli “apparecchi installati a Reggio Calabria”, la sua Ditta infatti aveva circa un decimo degli apparecchi da gioco di Reggio Calabria, mentre il 52% si riferisce alle sole ditte con sede in Reggio Calabria (escluse, quindi, le numerose ditte con altre sedi ma i cui apparecchi erano sempre installati a Reggio Calabria).

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