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Non c’è solo il pericolo delle slot. Mio figlio è dipendente dai videogiochi

In: Apparecchi Intrattenimento, Videogames

25 maggio 2015 - 16:09


videogame

(Jamma) – Su Repubblica.it un articolo della psicologa Brunella Gasperini suona come un vero e proprio campanello d’allarme. “Secondo un’indagine condotta in Italia da Peter Pan onlus, conclusa a febbraio, – si legge nell’articolo – un bambino su tre tra gli 11 e i 13 anni soffre di ansia e di sintomi neurovegetativi per l’uso di videogiochi violenti”.

“E una ricerca del 2014 dell’Istituto di Ortofonologia di Roma (IdO), fatta su studenti dai 10 ai 19 anni, – precisa Gasperini – ha rilevato che il 75 per cento degli adolescenti gioca ai videogiochi on line e in buona parte lo fa da solo. Il 40 per cento imita personaggi negativi, uno su tre non sopporta la sconfitta e l’85 per cento predilige giochi “distruggi tutto” e altri più aggressivi. Le raccomandazioni da parte delle organizzazioni scientifiche di pediatri sono di limitare la quantità di tempo totale dell’intrattenimento con gli schermi a meno di due ore al giorno, evitare le esposizioni ai bambini sotto ai due anni, e controllarne i contenuti, spesso inadatti all’età dei giocatori”.

 

Ora, ci chiediamo, i tanti esperti che ispirano le diverse leggi regionali di limitazione del gioco pubblico sono informati dell’esistenza di questo ben più pericoloso fenomeno?

 
Sono consapevoli questi amministratori che ostacolando la fruizione dell’offerta fisica del gioco il fenomeno non si attenua, bensì viene spinto verso canali di offerta molto meno controllabili?

 
“Comunemente – si legge sempre nell’articolo di Gasperini – il tempo dello schermo per i bambini e ragazzi è ben altro. Tv, smartphone, computer, tablet, social media e videogiochi hanno invaso la loro giornata. Più di qualunque altra attività. Forse è proprio questo l’aspetto sul quale concentrarsi. Sullo spazio, il coinvolgimento, la pervasività di questa esperienza nella loro vita. E nella nostra, perché siamo noi adulti i primi a dare esempio. Non sono i videogiochi in sé ad essere buoni o cattivi. Però quando i bambini trovano noiose le attività senza schermo è un segnale di allarme: probabilmente si sono abituati a un livello innaturale di stimolazione. Così come quando preferiscono il video in solitaria alla compagnia di coetanei.
Il gioco o qualunque altra attività sullo schermo è un tempo sottratto a esperienze reali, a interazioni sociali, al gioco libero e spontaneo, alla possibilità di muoversi, esprimersi secondo modalità non programmate. Numerosi studi condotti negli Usa dimostrano che gli adolescenti che nell’infanzia non hanno avuto modo di sperimentare liberamente giochi di gruppo e di movimento con i coetanei sono più ansiosi, depressi e meno autonomi”.

 

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