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Tar Lombardia: “Sull’apertura di nuove sale giochi, l’ultima parola spetta al comune”

In: Apparecchi Intrattenimento, Cronache, Diritto, Newslot, Videolottery

30 maggio 2012 - 10:35


martellotribunale

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(Jamma) Il Tar Lombardia ha dato ragione al Comune di Stradella e ha respinto in toto il ricorso di una società di giochi che aveva fatto ricorso contro la negata autorizzazione ad aprire una nuova sala giochi in città. Il giudice del Tribunale amministrativo regionale non ha accolto nessuna delle contestazioni sollevate dal ricorrente avallando così il regolamento di polizia amministrativa unito alla variante al Pgt con cui da fine novembre Stradella ha scelto di impedire l’insediamento di nuove sale scommesse in centro storico. La società dovrà ora risarcire le spese legali per 2000 euro. «Il Tar ci ha dato ragione su tutta la linea e in tutta onestà fa piacere – commenta il sindaco Pierangelo Lombardi –. In sintesi, tutte le contestazioni sono state considerate infondate o campate per aria. E’ un risultato positivo che conforta le nostre scelte e arriva a pochi giorni dall’incontro pubblico in oratorio sulle dipendenze dall’alcol. E’ stato quello il contesto in cui il discorso si è ampliato fino ad arrivare a ragionare ovviamente anche sulla febbre da gioco d’azzardo. A Stradella è stato chiesto di esportare la propria esperienza a beneficio di altri paesi che sarebbero interessati a proporre qualcosa del genere». Al Comune la società aveva contestato «disparità di trattamento ed eccesso di potere». Con queste obiezioni aveva a marzo presentato ricorso al Tar contro il parere negativo con cui il municipio aveva bocciato in gennaio la domanda per l’apertura di nuova sala scommesse incentrata sulle macchinette Vlt. La società aveva chiesto la sospensiva delle due delibere su cui si basa la stretta anti-gioco d’azzardo che è diventata a tutti gli effetti legge dopo il voto in consiglio comunale del 2 aprile scorso. La giunta aveva votato l’autorizzazione a resistere in giudizio. Davanti al tribunale amministrativo regionale è stata rappresentata dall’avvocato Francesco Adavastro, di Pavia, già consulente del regolamento in questione.

 

“Il ricorrente – hanno spiegato i giudici nel pronunciare la sentenza – non spiega affatto quale sarebbe il vizio insito nella scelta della p.a. di ammettere i locali da gioco e/o scommesse solo se a distanze superiori a mt. 500 da scuole, caserme, ospedali, ecc. Non v’è dubbio, infatti, che tale scelta sia in linea di principio riconducibile alla discrezionalità del pianificatore comunale, per cui spetta al singolo, ove intenda contestarla, specificare le ragioni che ne denotano la grave irrazionalità o illogicità.

Per quanto riguarda il lamentato eccesso di potere e disparità di trattamento preme al Collegio rilevare che “occorre che sia dimostrata l’assoluta identità fra la situazione dedotta in giudizio e quella richiamata come termine di paragone, in modo da dimostrare la disuguaglianza di trattamento da parte della P.A…. L’esponente elenca bensì, una serie di bar e/o tabacchi che, pur collocandosi in vie diverse da quella dell’istante, dovrebbero essere pur sempre all’interno del Tessuto storico, ma omettendo di precisare, al contempo, se esse abbiano o meno ottenuto il titolo legittimante prima dell’adozione del regolamento comunale che preclude oggi all’esponente di conseguire la medesima legittimazione. Ciò, senza considerare che, – concludono – come già affermato da questo Tribunale, eventuali illegittimità eventualmente perpetrate dall’amministrazione non costituiscono valido appiglio per giustificare ulteriori violazioni della normativa in vigore, potendo, di contro, l’Amministrazione in ogni momento ravvedersi, attivando in autotutela il proprio potere di riesame per ripristinare una situazione di legalità”.

 

Con la nuova disciplina, quindi, è il Comune di Stradella e non la questura a dire l’ultima parola ai nuovi insediamenti. Valgono precisi criteri di polizia amministrativa che si rifanno all’assetto urbanistico riveduto e corretto. In generale, i nuovi impianti sono vietati nel centro storico e nel tessuto residenziale consolidato ad alta, media e bassa densità abitativa, in quanto si ritiene che quelli esistenti siano sufficienti a livello qualitativo e quantitativo a garantire lo standard auspicabile.

 

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