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Tar Lombardia. Motivazioni di generiche esigenze di tutela non legittimano restrizioni all’orario delle sale giochi

In: Apparecchi Intrattenimento, Cronache, Diritto, Newslot

27 dicembre 2012 - 09:49


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(Jamma) “La limitazione degli orari deve contemplare un accurato bilanciamento tra valori ugualmente sensibili (il diritto alla salute e l’iniziativa economica privata), sulla scorta di approfondite indagini sulla realtà sociale della zona, con l’acquisizione di dati ed informazioni su tendenze ed abitudini dei soggetti coinvolti”. Con questa motivazione il Tar lombardia ha accolto il ricorso di un gestore di una sala giochi che aveva impugnato il provvedimento del sindaco di Chiavenna (Sondrio) con il quale si fissaval’orario di apertura – tra le ore 11:00 alle ore 24:00 – delle sale pubbliche da gioco.

 

“L’ordinanza – hanno spiegato i giudici – individua una serie di interessi da tutelare (minori, quiete pubblica, ordine pubblico, salute) la cui lesione è solo astrattamente affermata e si fonda esclusivamente sui rischi connessi allo svolgimento dei giochi leciti.

La limitazione degli orari deve invece contemplare un accurato bilanciamento tra valori ugualmente sensibili (il diritto alla salute e l’iniziativa economica privata), sulla scorta di approfondite indagini sulla realtà sociale della zona, con l’acquisizione di dati ed informazioni – il più possibile dettagliati ed aggiornati – su tendenze ed abitudini dei soggetti coinvolti (TAR Lombardia, Brescia, sez. II, 5.6.2012, n. 996; TAR Lombardia, Brescia, sez. II, sentenza 31 agosto 2012, n. 1484).

Pur trattandosi infatti di un potere di carattere generale, diverso da quello contingibile ed urgente, il suo esercizio nel momento in cui incide su diritti costituzionalmente tutelati è comunque subordinato all’individuazione di concrete ed effettive ragioni di interesse pubblico di rilievo costituzionale, la cui tutela non fuoriesca dalle competenze dei Comuni e possa essere soddisfatta attraverso il potere in questione.

Nel caso all’esame, – hanno concluso, annullando l’ordinanza comunale – invece, il Comune ha espresso in motivazione generiche esigenze di tutela, che finiscono per esprimere un indirizzo contrario alla legge in mancanza di una chiara ed effettiva necessità di tutela della popolazione interessata, che possa essere soddisfatta con la limitazione degli orari”.

 

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