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Salvatore Nottola (Corte dei Conti) su vicenda newslot : ”Scarsa collaborazione ha fatto fallire per notevole tempo gli scopi perseguiti”

In: Apparecchi Intrattenimento, Newslot

22 febbraio 2012 - 10:43


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(Jamma) “La scarsa collaborazione, ed errori di gestione da parte degli enti che avevano ottenuto dallo Stato la concessione di queste attività, ed il cui compito era quello di assicurare il raggiungimento dei risultati previsti dalla legge, ha fatto sostanzialmente fallire, per un notevole periodo di tempo, gli scopi perseguiti,

 

De Dominicis Procuratore Regionale CConti: ”Ecco come sono state calcolate le penali”

e questo fallimento ha costituito una tipica, grave ipotesi di disservizio che, opportunamente quantificata dalla Sezione, è stata addebitata alle società concessionarie e, sia pure in minima parte,ad alcuni dirigenti amministrativi”. E’ quanto ha dichiarato il presidente della Corte dei Conti del Lazio Salvatore Nottola nel corso dell’inaugurazione dell’anno giudiziario “Accenno- ha detto- ad una serie di giudizi che hanno percorso un lungo e tormentato iter processuale, concludendosi alcuni giorni orsono – che riguardano una delicata materia che investe fondamentali interessi dello Stato, e per il quale esso ha investito notevoli risorse economiche e di mezzi, ed anche la propria immagine. Si tratta della conduzione della rete per la gestione telematica del gioco lecito: gli interessi pubblici coinvolti sono anzitutto la regolamentazione del gioco d’azzardo, che l’intervento dello Stato, mediante la sua sottoposizione a regole e l’emersione dalla clandestinità, e quindi la sottrazione all’influenza della criminalità, ha reso lecito; poi la lotta all’evasione fiscale ed il contrasto, come detto, ai fenomeni criminali, ambedue attraverso l’emersione delle risorse impiegate e dei proventi; infine, sensibili ricavi economici (art. 110, co. 6, R.D. 18/6/1931, n. 773 – T.U.L.P.S. – e art. 22, L. 27/12/2002, n. 289)”.

 

“L’alto profilo raggiunto dalla giurisdizione contabile, del quale l’attività di questa Sezione è solo un esempio, anche se con tutte le limitazioni di cui si è detto, anzi loro malgrado, potrebbe essere un motivo di legittima soddisfazione, ma non è così. Esiste, come è noto, una parte preminente del contenuto di questa giurisdizione che è costituita dall’intervento nei confronti delle società partecipate dalle pubbliche amministrazioni, attesa la profonda trasformazione subìta dai criteri della gestione della spesa, attraverso la privatizzazione delle procedure ed il trasferimento di funzioni pubbliche a soggetti privati, per cui la gestione di gran parte delle pubbliche risorse si svolge in mano privata” ha aggiunto. “La sentenza con cui le concessionarie delle slot sono state condannate al pagamento di una maxisanzione da 2,5 miliardi di euro, non chiude la vicenda”. “Le società devono infatti rendere il conto della gestione, i procedimenti difronte alla Corte sono già in corso. C’è grande confusione nelle carte che le compagnie hanno prodotto: l’80% non esiste più, il restante 20% è molto pasticciato. L’esame della Corte prosegue per accertare se le spese effettuate dalle concessionarie sono ben giustificate. Sarà una vicenda lunga”. E sulla sentenza con cui alcune compagnie sono state  assolte nei mesi scorsi: “l’assoluzione riguardava solamente il ritardo nel rendere il rendiconto, la causa prosegue ora  sulla validità di tali documenti” ha concluso.

 

Il Procuratore Regionale Angelo Raffaele De Dominicis – nel corso dell’inaugurazione  –  ha spiegato con maggiore precisione i conteggi della maxipenale dei concessionari delle slot, stablita nella sentenza di venerdì scorso. “Si è anche ritenuto – ha detto – che il danno erariale potesse essere determinato anche in ragione di altri parametri tra cui l’aggio percepito dal concessionario di gioco”. E sulle varie voci che hanno contribuito a determinare la somma complessivamente richiesta alle concessionarie slot De Dominicis ha chiarito che: “oltre 802 milioni di euro sono stati conteggiati come danno derivante dal pagamento di un servizio non reso dai concessionari. Altri 27 milioni circa derivano dalle spese sostenute per il servizio di gestione del sistema di controllo rimasto sostanzialmente inutilizzato almeno fino al gennaio 2007. Altre voci possono essere aggiunte come quella sulla campagna pubblicitaria sul gioco lecito per 17,7 milioni di euro”. In fase di appello la Procura Regionale della Corte dei Conti presenterà una propria memoria o un appello incidentale. La Procura generale, siamo certi, difenderà la sentenza”. Così il procuratore regionale Angelo Raffaele De Dominicis, nel corso della conferenza stampa che si è tenuta al termine dell’inaugurazione dell’anno giudiziario, ha commentato l’imminente appello sulla sentenza con cui la stessa Corte ha condannato le concessionarie al pagamento di 2,5 miliardi di euro. “Siamo sicuri che il giudice di Appello rigetterà qualunque tipo di  patteggiamento, le compagnie, infatti, hanno facoltà di chiedere una riduzione della sanzione fino al 30%”.

“La modalità prescelta per attuare il controllo pubblico nelle giocate è stata quella telematica- ha spiegato- nel senso che gli apparecchi in parola dovevano essere collegati ad una rete telematica che ne avrebbe consentito, con varie modalità, il costante controllo elettronico. Ed infatti, questo tipo di apparecchi può operare autonomamente, in modalità c.d. “stand alone”, riproducendo il gioco d’azzardo con vincite in denaro, come nel caso dei videopoker; anche se quest’ultima attività è rimasta illecita perchè si presta a mascherare operazioni di riciclaggio e di evasione fiscale da parte della criminalità organizzata. Da qui la necessità di un controllo costante, in tempo reale, sul volume delle somme giocate, sulle vincite e sulla percentuale di tributi che, grazie al collegamento telematico, può essere garantito. Il servizio in questione, disciplinato con regolamento del 2004, è stato affidato in concessione nel 2004 a dieci concessionari professionisti del settore, affidando il controllo circa il regolare svolgimento, ai Monopoli di Stato, che a tal fine si è avvalso della SOGEI, società di telematica pubblica. Secondo la legge il collegamento degli apparecchi alla rete telematica si sarebbe dovuto realizzare ‘obbligatoriamente entro il 31.10.2004″ (art. 22, co. 1, l n. 289 del 2002 e s.m.i.). Le prove raccolte dalla Procura Regionale del Lazio hanno dimostrato, invece, che il servizio pubblico in parola non è stato svolto nel modo prescritto e che esso ha permesso una rilevante evasione fiscale. L’accertamento delle illiceità è stato compiuto analizzando la “storia informatica” dei collegamenti di ogni singolo apparecchio, così come individuato attraverso il codice identificativo. I dati utilizzati nell’istruttoria della Procura contabile sono quelli ufficiali, forniti e convalidati da Sogei, che a sua volta, li ha ottenuti dai concessionari del servizio, odierni convenuti. In base ai predetti elementi di prova si è accertato che dal 2004 al 2005 solamente un esiguo numero di apparecchi risultava collegato alla rete; che, inoltre, dal gennaio 2005 al gennaio 2007 più della metà degli apparecchi impiegati (ossia 136.000 su 207.000) non aveva mai trasmesso i dati di gioco ad Aams. In altri termini, risulta provato, per tabulas, che per circa tre anni – dal settembre 2004 al gennaio 2007 – la metà degli apparecchi non risultava controllata, per la semplice ragione che gli stessi non erano stati (artatamente!) collegati alla rete. La conseguenza economico-finanziaria, diretta ed immediata, per quanto precede è consistita nello spreco di risorse pubbliche impiegate per realizzare il predetto servizio, frustrando l’efficacia e l’efficienza dell’azione di prevenzione e di contrasto all’uso illegale degli apparecchi di slot machines, dopo che detti congegni di divertimento e intrattenimento erano stati resi leciti dallo Stato. Inoltre, estremamente limitato è risultato il recupero dei fenomeni di evasione fiscale diffusi nel settore del gioco d’azzardo. Al riguardo, basti pensare che sin dall’avvio del sistema di controllo telematico, il prelievo unico erariale veniva calcolato solo in via forfettaria ossia presuntiva. Detta modalità di calcolo sembra, oggi, essere ancora quella prevalente, anche perché ancora nessuno è riuscito a dimostrare quale sia stato nel corso degli anni l’effettivo volume delle somme giocate tramite gli apparecchi in esame. Sotto quest’ultimo profilo la Procura del Lazio ha attivato un autonomo giudizio di conto. Secondo quanto indicato dalla giurisprudenza, nei casi di spreco di risorse pubbliche, analoghi a quelli in questione, il giudice può determinare il danno ai sensi dell’art. 1226 c.c., ricorrendo a parametri equitativi che consentano, tuttavia, di cogliere nel complesso l’effettiva dimensione lesiva delle evasioni fiscali e delle ragioni del pubblico erario (ex plurimis, C. Conti Sez. I, 19.02.2010, n. 103). Il che anche con riferimento alle spese pubbliche inutilmente sostenute nella vicenda de qua e con riferimento al valore delle utilitas attese e non conseguite. Quest’ultimo aspetto appare, forse, più significativo e peculiare del giudizio di responsabilità portato al giudizio della Sezione del Lazio da parte dell’attore pubblico regionale. Il gioco d’azzardo, infatti, nasce illecito e solo grazie al controllo statale deve essere considerato lecito. Sono, peraltro, note le ragioni della scelta legislativa, che risale al 1948, in dipendenza della privativa statale in materia di giochi d’azzardo. Ed, infatti, se è vero che soltanto il gioco controllato telematicamente è da ritenersi “gioco lecito”, allora in assenza del controllo pubblico queste attività di evasione ridiventano “vietate” ed assumono il rilievo dell’illecito penale. Il mancato controllo pubblico sul gioco, con vincite in denaro, mediante apparecchi di cui all’art. 110, comma 6, del Tulps, e s.m.i., lede, quindi, un interesse essenziale dello Stato: quello alla legalità ed alla liceità dei comportamenti autorizzati. Quando il mancato collegamento telematico degli apparecchi di gioco non consente il controllo legale del gioco d’azzardo, la posizione dei Concessionari – e per essi, quindi, dello Stato – potrebbe essere assimilata a quella di chi gestendo un gioco d’azzardo non controllato concorra alla consumazione di un reato! L’intervento dello Stato nel settore potrebbe, addirittura, fare l’interesse della criminalità organizzata! Il controllo telematico previsto dal legislatore mirava ad evitare che lo Stato venga coinvolto in tale evidente contraddizione. Nel giudizio contenzioso innanzi alla Sezione Giurisdizionale del Lazio, quale Giudice posto dalla Costituzione (art. 103, secondo comma) a garanzia degli interessi economico-finanziari della Repubblica, la Procura Regionale del Lazio ha chiesto che venisse stabilito il risarcimento del danno che l’intera comunità dei cittadini – che concorre col prelievo fiscale ed all’equilibrio delle spese pubbliche – dovrebbe ottenere, in ragione dell’inutile impiego di risorse finanziarie, personali e logistiche volte a garantire, col controllo telematico, il rispetto delle condizioni di liceità del gioco d’azzardo e, quindi, a risarcire l’equivalente che in uno Stato di diritto debba assumere il principio di legalità. Chiunque può constatare che nella vicenda processuale de qua è venuta in gioco non solo l’utilitas pubblica, ma anche l’osservanza della Chiunque può constatare che nella vicenda processuale de qua è venuta in gioco non solo l’utilitas pubblica, ma anche l’osservanza della contribuzione tributaria, che deve gravare su tutti, come prescrive l’art. 53, primo comma della Costituzione Italiana. Il complesso delle utilità attese dal corretto espletamento del servizio pubblico ed il perdurare, per quasi un triennio, della lesione degli interessi tributari dello Stato (così, Cons. St. III, 06.04.2004, n. 6674/04) consente, altresì, di evidenziare la rilevanza della dimensione dei risarcimenti richiesti, che devono essere equivalenti o proporzionati al valore dei beni pubblici lesi (ancora, Cons. St. III, 06.04.2004, n. 6674/04). La natura composita delle risorse erariali, sprecate per un sistema di controllo che non ha funzionato, ha comportato, perciò, che la determinazione del loro valore economico, ai fini del risarcimento, non può che essere oggetto di una “stima” presuntiva, ancorchè attendibile e proporzionata al pregiudizio denunciato da questa Procura della Corte dei Conti. Particolarmente complessa è la stima circa l’ammontare dei costi amministrativi (retribuzioni dei dirigenti e funzionari e, in generale, al personale; per servizi; consulenze; materiale di consumo; energia; etc.) sostenuti nel periodo sub iudice, nonchè sull’ammontare delle risorse finanziarie complessivamente impiegate, per garantire un efficace sistema di controllo sul gioco in questione, per effetto del mancato collegamento all’anagrafe delle macchinette, e quindi, dell’impossibilità di introitare le utilità di spettanza statale. La Procura del Lazio, quindi, nel proporre al giudice i parametri di stima del danno, come indicati nell’atto di citazione, ha ritenuto che quelli relativi alle clausole penali contemplate nelle convenzioni, oltre che validati dal Consiglio di Stato nel 2004, consentissero di cogliere in modo completo la dimensione dannosa del pregiudizio all’Erario a causa delle condotte omissive contestate ai convenuti. Si è, tuttavia, ritenuto che il danno erariale in questione potesse essere determinato anche in ragione di altri parametri. Al riguardo la giurisprudenza indica gli importi pagati dall’Erario, e percepiti dal concessionari, come remunerazione del servizio pubblico di controllo telematico sugli apparecchi. Il riferimento va al c.d. aggio del concessionario, o più propriamente ad una quota percentuale di esso. Si ritiene che detta quota non possa essere inferiore all’80% dell’aggio percepito dal concessionario in ragione di anno (il rimanente 20% è relativo allo svolgimento di altri obblighi di servizio non oggetto del presente giudizio). A tale stregua, il danno derivante, per avere pagato un servizio non reso dai concessionari, è stato determinato in un importo complessivo pari ad euro 802.215.950,00. La Procura ha evidenziato al riguardo che la provvista con la quale viene pagata la percentuale di aggio – sul complesso delle somme giocate – non costituisce l’equivalente delle giocate, ma vere e proprie risorse erariali. Dette somme, infatti, una volta inserite nel circuito del gioco, sono somme pubbliche, di pertinenza dello Stato, come, peraltro, dimostra il fatto che (anche) per tali somme il concessionario deve rendere il conto giudiziale, così come stabilito prima da questa Corte dei conti ed ora ulteriormente ribadito dalle Ss.uu. della Cassazione. Ad aumentare la dimensione del danno erariale hanno contribuito, altresì, le spese sostenute per il servizio di gestione operativa del sistema di controllo degli apparecchi, come posto a disposizione da Sogei, ma rimasto sostanzialmente inutilizzato almeno fino al gennaio 2007, con un danno presunto pari a circa euro 26.982.000,00. A tali voci passive possono essere aggiunte, poi, quelle per la campagna pubblicitaria sul c.d. ‘gioco lecito’, pari a complessivi euro 13.773.360,00. Infatti, il mancato collegamento degli apparecchi ha impedito il controllo telematico sul gioco. E’ come se si fosse pagata una sorta di pubblicità ingannevole. Un particolare riferimento meritano i parametri di stima del danno erariale conseguente al mancato rispetto dei livelli di trasmissione delle risposte degli apparecchi collegati alle domande del sistema centrale di Aams, c.d. “Gateway”. E’ risultato dagli atti depositati che, a più di 5 anni dalla stipula della concessione, Aams ha finalmente nominato la Commissione per la individuazione dei criteri di calcolo ai fini della determinazione della penale del c.d. “Gateway”. La Commissione ha esaurito i suoi compiti, in base ai principi di ragionevolezza e di proporzionalità ed ha formulato criteri opportuni di riferimento. Risulta – questa volta dalla lettura di un parere dell’Avvocatura Generale dello Stato – che Aams abbia richiesto a Sogei di sviluppare il calcolo della penale in base ai parametri stabiliti dalla suddetta Commissione. Infatti, secondo l’Avvocatura risulta che Aams ha ritenuto il risultato di tale calcolo essere ancora ‘troppo elevato’ e per questo non ha ancora adottato alcun provvedimento. Il danno di cui si è richiesto il risarcimento non è sovrapponibile con quello oggetto del giudizio amministrativo, ne’ con quello rilevato esaminato nel procedimento amministrativo. Infatti, giudizio contabile, giudizio amministrativo e procedimento amministrativo hanno ad oggetto beni della vita differenti tra loro.La colpevole violazione degli obblighi del servizio pubblico di controllo telematico sugli apparecchi con vincite in denaro, commessi dai concessionari con il concorso o la cooperazione dei dirigenti e funzionari Aams ha, dunque, cagionato un danno pubblico di grande rilievo economico. Il profilo tributario e del corretto introito delle risorse pubbliche costituisce, invero, solo un aspetto della vicenda. In relazione ad essa si sono profilate altre questioni di grande rilievo etico-giuridico e qualche preoccupazione per il sospetto che nella vicenda la malavita organizzata possa avere giocato un ruolo lucrativo non secondario e, quindi, di grande pericolosità”.

 

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