Cerca nel sito
Facebook Twitter Youtube RSS
 

Reggio Emilia: sale gioco fuori dalla città; Barbati (IdV): “L’Emilia, esempio virtuoso”

In: Apparecchi Intrattenimento, Diritto, Newslot, Videolottery

21 agosto 2013 - 17:21


barbati_liana
Montesilvano. Il Pd boccia la proposta dei Radicali di aprire un casinò

 

(Jamma) No alle sale da gioco in centro città. E’ il tribunale amministrativo regionale di Parma a dare ragione al Comune di Reggio Emilia, che a maggio 2013 aveva firmato un’ordinanza per disporre la chiusura di un centro scommesse aperto a due passi dal municipio. Il Tar ha infatti respinto il ricorso che la società aveva presentato contro l’amministrazione cittadina, che imponeva, di fatto, “il ripristino dello stato dei luoghi” adibiti a sala videolottery, e la conseguente chiusura del centro scommesse, creando un precedente “significativo” nella lotta dei Comuni contro il gioco d’azzardo.

“E’ un passo molto importante – spiega Liana Barbati, consigliere regionale dell’Italia dei Valori e promotrice della legge approvata all’unanimità da viale Aldo Moro per contrastare il fenomeno – il gioco d’azzardo in Italia è un problema serio che deve essere affrontato, e sotto questo punto di vista Reggio Emilia è un esempio a livello nazionale”.

La vicenda della sala giochi in questione risale al fine 2012, e aveva scatenato le proteste dei residenti. I reggiani, allora, si erano rivolti direttamente al questore Domenico Savi e al sindaco Graziano Delrio, oggi ministro per gli Affari regionali, ma, mentre la questura aveva dovuto concedere le autorizzazioni necessarie ad aprire la sala, il Comune aveva trovato un ‘espediente’ per impedire alle videolottery di varcare i confini del centro storico: verificarne “la compatibilità di destinazione urbanistica”. Compatibilità che per il comune non sussisteva: l’insediamento di un’attività “videolottery terminal”, infatti, rientra nell’uso urbanistico ‘b14’, “attività ricreative con problematiche d’impatto”, e non nel ‘b2’, “pubblici esercizi”, l’unico consentito nell’area, la “città storica”. Pertanto, aveva stabilito a maggio la giunta comunale, non solo la sala da gioco andava chiusa, ma era obbligatorio, entro 90 giorni dalla firma dell’ordinanza, ripristinare “lo stato dei luoghi” occupati e la demolizione delle opere edilizie abusive realizzate per ristrutturare i locali.

Un provvedimento che la società aveva impugnato presentando ricorso al Tar, che però ha dato ragione al comune. Per conoscere il giudizio di merito del tribunale amministrativo si dovrà attendere il 18 settembre, intanto, però, la giunta si dichiara soddisfatta, tanto che l’assessore alla Sicurezza Franco Corradini porterà l’esempio di Reggio al prossimo incontro organizzato tra 300 comuni soci di “Avviso Pubblico, enti locali e regioni per la formazione civile contro le mafie”.

“Purtroppo non è un mistero che se lo Stato guadagna il 7 – 8% dal gioco d’azzardo, il resto degli incassi va alla mafia, alla criminalità organizzata o, più in generale, alle attività di riciclaggio, ed è anche per questo

Commenta su Facebook


Realizzazione sito