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Penali newslot. Il Consiglio di Stato accoglie i ricorsi di Gamenet e Snai

In: Apparecchi Intrattenimento, Diritto, Newslot, Videolottery

3 maggio 2012 - 16:20


martellotribunale

(Jamma) Il Consiglio di Stato ha accolto anche i ricorsi di Snai e Gamenet contro le penali delle newslot. Nei mesi passati, il giudice amministrativo aveva già accolto i ricorsi di altre sette compagnie, solo la Hbg Connex è ancora in attesa di sentenza, l’udienza di merito è stata rinviata al 22 maggio prossimo. La vicenda riguarda i ritardi nell’avvio della rete delle newslot verificatisi nel 2004, il Consiglio di Stato ha discusso delle prime tre voci delle penali – in virtù delle quali alle dieci compagnie è stato chiesto di pagare complessivamente 30 milioni di euro – così come conteggiate sulla scorta degli atti integrativi alle convenzioni di concessioni firmati nella primavera 2008. Nella sentenza sul caso Snai, il Consiglio di Stato osserva che “l’irrogazione delle penali è comunque collegata all’esistenza di un danno oggettivo per l’Amministrazione, fermo restando il rispetto dei principi di ragionevolezza e proporzionalità”. E quindi concorda con la compagnia sul fatto che i ritardi nell’avvio della rete non abbiano causato alcun danno erariale per l’Amministrazione, visti anche “i consistenti e rilevantissimi introiti che il servizio ha comunque portato alle casse erariali nel medio periodo, una volta entrato a regime”. Secondo il Collegio, infatti, non si è “concretizzata una specifica e apprezzabile lesione patrimoniale, in quanto non vi è prova che gli inadempimenti contestati alla concessionaria abbiano avuto un’incidenza causale determinante, anche a titolo di semplice concorso, nel ritardo che ha connotato in generale l’avvio del servizio pubblico di raccolta e gestione telematica del gioco lecito mediante il sistema di cui si discute”. E quindi ricorda che “l’attivazione del servizio oggetto di affidamento presupponeva la realizzazione di una rete telematica senza precedenti al mondo, destinata a unificare in un unico sistema di controllo centinaia di migliaia di apparecchi da gioco, e che pertanto le parti erano consapevoli della inevitabile necessità di una fase di sperimentazione in coincidenza con l’avvio dell’attività”. Inoltre, nella fase d’avvio, “si presentarono una serie di problemi imprevisti e imprevedibili, di ordine sia tecnico che amministrativo, tali da coinvolgere in modo indifferenziato tutte le società concessionarie e da determinare un ritardo generalizzato nell’inizio del servizio pubblico rispetto alle previsioni”. In particolare, il Consiglio di Stato fa riferimento al fatto che “un gran numero di apparecchi inizialmente omologati dall’Amministrazione si rivelarono in pratica inidonei a stabilire una valida interconnessione in rete, costringendo la stessa A.A.M.S. a introdurre numerose modifiche tecniche, facendo quindi ricadere su soggetti terzi, quali l’attuale appellante, le conseguenze di un’errata valutazione fatta propria dalla stessa amministrazione. Inoltre, si riscontrarono ritardi nella stipula dei contratti destinati a legare i precedenti gestori degli apparecchi con i nuovi concessionari, destinati a divenire nel nuovo assetto gli unici interlocutori dell’Amministrazione”. E quindi, riconosce che “il ritardo imputato è dipeso da una pluralità di fattori non riconducibili unicamente agli inadempimenti contrattuali imputati ai concessionari, ma dovuti a soggetti ad essi non collegabili”.

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