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Circoli e locali pubblici, sempre necessaria la licenza art. 86 del Tulps per installare apparecchi da intrattenimento

In: Apparecchi Intrattenimento, Diritto, Newslot, Videolottery

30 aprile 2013 - 11:14


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 Sale giochi. Il Tar Veneto ribadisce la potestà dei comuni di intervenire nell’ambito pianificazione in sede di conferenza unificata

 

(Jamma) In nessun locale, che sia esercizio pubblico o circolo privato, può essere esercitata attività di svago a mezzo apparecchiature e congegni automatici in assenza di licenza ai sensi dell’art. 86 del T.U.L.P.S. E’ quanto hanno stabilito i giudici della V Sezione del Consiglio di Stato accogliendo il ricorso con il quale il Comune di Villa Literno chiedeva la riforma della sentenza del Tar Campania che aveva bocciato un provvedimento di chiusura di un locale.

I fatti

Il Comune di Villa Literno ha proposto appello avverso la sentenza del Tar, di cui chiede la riforma alla stregua dei seguenti motivi:

1) violazione e falsa applicazione dell’art. 4 del decreto ministeriale n. 564 del 17 dicembre 1992;

2) violazione e falsa applicazione degli articoli 86 e 88 del T.U.L.P.S.

Il Comune appellante assume, in sostanza, che il locale non avrebbe i requisiti indicati dall’art. 4 del decreto ministeriale 17 dicembre 1992, n. 564 per essere considerato circolo privato.

Ciò sarebbe attestato dai militari del locale Comando dei Carabinieri, recatisi nella sede in seguito a segnalazioni da parte dei cittadini che lamentavano l’emissioni di rumori molesti e schiamazzi. I Militari, in tale occasione, constatavano anche la presenza di alcuni minori intenti a giocare a biliardo e ad altre attrattive (apparecchiature elettroniche da intrattenimento tipiche di una sala giochi) e che il bancone da bar era comprensivo di bevande alcoliche e analcoliche .

Il complesso di tali elementi, asserisce il Comune appellante, implica che presso i locali si esercita un pubblico esercizio di somministrazione di alimenti e bevande e attività di trattenimento svago, in assenza delle necessarie autorizzazioni e licenze, sicché legittimamente ne era stata disposta la chiusura.

Erroneamente il Tar avrebbe ritenuto che non emergevano elementi significativi, tali da indurre a ritenere che nella sostanza, il circolo fosse assimilabile ad un esercizio pubblico, facendone derivare la legittimità dell’autorizzazione all’esercizio della somministrazione di alimenti e bevande e, implicitamente, consentendo anche l’attività di svago a mezzo video giochi, assimilando la denuncia di inizio attività presentata da Playroom ad una domanda di autorizzazione, sulla quale il Comune non si sarebbe pronunciato.

Secondo i giudici l’appello è fondato nei limiti:

Con il primo motivo di appello, il Comune contesta la qualificazione di circolo privato attribuito dal giudice di primo grado alla sede del circolo ricreativo .

Secondo il Comune di Villa Literno mancherebbero nella fattispecie i requisiti propri del circolo privato, qualificazione che è alla base della decisione del TAR.

La censura e la stessa questione sulla qualificazione dei locali della ha perso rilevanza ai fini della decisione, essendo intervenute, nelle more del giudizio, sostanziali modifiche normative nella materia dell’apertura degli esercizi di somministrazione di alimenti e bevande.

L’art. 64 del d. lgs. n. 59 del 26 marzo 2010, che disciplinava al tempo la materia della somministrazione di alimenti e bevande e che richiedeva l’autorizzazione per l’apertura degli esercizi di somministrazione è stato sostituito dall’art. 2, comma 2, lett. a) del d. lgs. 6 agosto 2012, n. 147 che ne consente l’avvio a seguito di mera comunicazione di inizio attività (“L’apertura o il trasferimento di sede degli esercizi di somministrazione di alimenti e bevande al pubblico, comprese quelle alcooliche di qualsiasi gradazione, di cui alla legge 25 agosto 1991, n. 287, sono soggetti ad autorizzazione rilasciata dal comune competente per territorio solo nelle zone soggette a tutela ai sensi del comma 3. L’apertura e il trasferimento di sede, negli altri casi, e il trasferimento della gestione o della titolarità degli esercizi di cui al presente comma, in ogni caso, sono soggetti a segnalazione certificata di inizio di attività da presentare allo sportello unico per le attività produttive del comune competente per territorio, ai sensi dell’articolo 19 della legge 7 agosto 1990, n. 241, e successive modificazioni”).

In definitiva, la sopravvenuta disciplina che consente di esercitare l’attività di somministrazione di alimenti e bevande previa comunicazione di inizio attività, toglie interesse alla conservazione dell’ordinanza di chiusura dell’esercizio per mancanza di autorizzazione, provvedimento non più necessario per l’esercizio di quell’attività.

Fermo tanto, va considerato che la qualificazione come circolo privato o locale aperto al pubblico della sede del locale in questione non rileva nemmeno per quanto attiene l’attività di svago con video giochi.

Infatti, l’installazione di apparecchi e congegni automatici e semiautomatici ed elettronici di cui all’art. 110, commi 6 e 7, ai sensi dell’art. 86 del T.U.L.P.S. è sempre soggetta a licenza sia che trattasi di aree aperte al pubblico, sia di circoli privati.

In base al disposto del T.U.L.P.S., in ogni caso, ai fini dell’esercizio dell’attività di sala giochi, non si può prescindere dal rilascio della licenza.

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