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Ma che gran Casinò

In: Apparecchi Intrattenimento

5 agosto 2012 - 14:41


fotart

(Jamma) – Riportiamo di seguito l’articolo di Andrea Basi pubblicato su Milano Finanza il 4 agosto 2012.

Il telefono squilla. Il maresciallo che trascrive la telefonata raccoglie lo sfogo di chi parla. Che, ovviamente, non sa di essere intercettato.

«C’era una delibera consiliare molto contrastata, nel corso della quale Mazzotta vota contro e fa mettere a verbale che a prescindere da ogni altra cosa, per una banca cooperativa di Milano finanziare una roba che ha a che fare con il gioco d’azzardo non c’entra niente… Mazzotta», annota il finanziere, «aveva ragione». Mazzotta, che di nome fa Roberto, è l’ex presidente della Banca Popolare di Milano. Chi parla, invece, è Raffaele Ferrara, fino a qualche giorno fa direttore dei Monopoli, l’amministrazione che in Italia regola e vigila il gioco d’azzardo, le cui conversazioni sono finite nel mirino dei magistrati milanesi nell’ambito dell’inchiesta sui finanziamenti facili della Bpm, tra cui quello ad Atlantis-Bplus, uno dei dieci concessionari delle new slot, e che ha portato agli arresti domiciliari l’ex presidente dell’istituto Massimo Ponzellini. Ferrara, al telefono, parla senza freni. Nel brogliaccio delle telefonate intercettate i finanzieri appuntano che l’ex numero uno dei Monopoli si dice «schifato», che nel settore dei giochi girano «una marea di soldi» e che ci sono interessi enormi in giro, per questo lui quel posto non lo voleva, perché c’era bisogno di qualcuno «con un gran pelo sullo stomaco». Ferrara ha ragione. Il settore delle new slot muove una barca di soldi (si veda tabella in pagina). Una montagna di denaro sulla quale finanza e banche si sono buttate a capofitto. Per rendersene conto basta provare a fare un semplice esercizio, la radiografia degli assetti proprietari dei concessionari. Di Bplus, leader del mercato delle macchinette, si è detto tutto. O quasi. La società capogruppo, la Atlantis World Group of Companies NV, che fa capo a Francesco Corallo, è dal primo giugno del 2011 una società cipriota, paese nel quale Corallo ha trasferito la sede dalle Antille Olandesi dopo l’entrata in vigore della legge di stabilità del 2010, che ha obbligato, a partire da ottobre del 2011, i concessionari a non avere dimora in paradisi fiscali. Anche di Lottomatica si sa praticamente tutto. È quotata in Borsa ed è saldamente controllata dalla New B&D Holding di Marco Drago & Co, sa-pa della famiglia De Agostini. Un altro 10% circa del capitale è diviso tra Mediobanca e le Generali. Per banche e finanza i giochi, come detto, sono una tentazione irresistibile. Gamenet, uno dei concessionari più dinamici, è stato rilevato da Trilantic Capital Partners, una società nata nel maggio 2009 da ex manager di Lehman Brothers, fra cui Vittorio Pignatti Morano, che ha acquisito il controllo dei fondi della banca d’affari americana dopo il crack. Al capitale partecipa anche il Criga, il Consorzio dei gestori dell’automatico nato nel 2003. Poi ci sono i colossi spagnoli, come Codere e Cirsa. Scorrendo la lista dei concessionari, con new slot che movimentano quasi tre miliardi, c’è Cogetech. E qui le presentazioni, forse, sono più utili. Cogetech è controllata dalla Cogemat, una holding italiana a sua volta controllata con il 71% da Oi Games II Sa, società costituita pariteticamente dai fondi Orlando Italy (tra i cui partner ci sono Andrea Nappa e Pierdomenico Gallo) e da Investindustrial. Un dettaglio importante. Il fondo Investindustrial partecipa anche ad un altro dei dieci concessionari, la Snai. Quest’ultima è controllata dalla Global Games, società a sua volta partecipata dalla Global Enterteinment sa (Lussemburgo) e dalla Global Win srl. Il capitale della prima è detenuto ancora una volta da Investindustrial IV Lp, mentre la seconda fa capo alla Venice European Investment, società che fa capo alla Palladio Finanziaria di Roberto Meneguzzo, salita alla ribalta delle cronache finanziarie per aver sfidato, insieme a Sator (Matteo Arpe), Mediobanca nella partita su FonSai. Tra Investindustrial e Bplus-Atlantis non corre buon sangue. A dicembre dello scorso anno la società di Corallo ha presentato un esposto alla Procura di Roma, accusando i Monopoli di aver permesso un’operazione che non si poteva fare. La convenzione di concessione, secondo la denuncia che MF-Milano Finanza ha visionato, vieterebbe la cessione di quote di partecipazione di società concessionarie a una società che già ha un’altra concessione. Insomma, essendo nel capitale di Cogetech, secondo le accuse di Bplus, Investindustrial non avrebbe potuto partecipare a Snai. Ma chi c’è dietro Investindustrial? La società appartiene al gruppo Bi-Invest della famiglia Bonomi e che partecipa, tra le altre cose, anche al capitale della Banca Popolare di Milano, presieduta, in virtù di questa robusta partecipazione, da Andrea Bonomi. Proprio su suo impulso i pubblici ministeri Mauro Clerici e Roberto Pellicano hanno potuto eseguire le misure di custodia cautelare nei confronti di Ponzellini e degli altri indagati. Il dato emerge dal carteggio, contenuto negli atti dell’inchiesta, tra gli stessi pm e i legali della Banca Popolare di Milano. A scrivere ai pubblici ministeri, nell’interesse della Banca, è il professor Francesco Mucciarelli. La sua missiva porta la data del 27 gennaio 2012. Mucciarelli, prendendo spunto dalle perquisizioni effettuate il 7 novembre precedente, spiega che è «congetturabile» che per i fatti sui quali la magistratura sta indagando, ve ne possano essere alcuni procedibili a querela della persona offesa. Ma siccome gli atti d’indagine non sono in possesso della banca, Mucciarelli chiede ai pm qualche delucidazione sull’inchiesta in corso per poter effettuare eventualmente la querela. I pm rispondono rapidamente (fin troppo, visto che la risposta porta la data del 26 gennaio, ma probabilmente si tratta di un errore) e, nel rispetto del segreto istruttorio, spiegano a Mucciarelli che «può affermarsi che l’indagine riguarda esponenti della Bpm accusati, con la partecipazione di esterni, di aver fatto parte di un’associazione a delinquere finalizzata a commettere reati di vario tipo, ma principalmente reati qualificabili come infedeltà a seguito di dazione e promessa di utilità (art. 2635 cc) nella sua forma aggravata, essendo la Bpm società quotata». Anche la risposta della Banca è immediata. Il 31 gennaio il consiglio di gestione incarica lo stesso Bonomi, in qualità di legale rappresentante, di presentare l’esposto-querela contro ignoti, che porterà i magistrati a contestare il reato di infedeltà patrimoniale. E a mettere a rischio il rinnovo della concessione per due dei principali operatori dei giochi, vale a dire Bplus e Sisal. Già, perché gli stessi reati contestati a Corallo all’inizio del luglio scorso, i pm li hanno imputati anche all’amministratore delegato di Sisal, Emilio Petrone. Nel settore dei giochi, del resto, Bpm non finanziava solo Bplus- Atlantis. Finanziamenti di una certa consistenza erano stati riconosciuti anche ad altri due concessionari: Sisal, come detto, e Gmatica, del gruppo austriaco Novomatic. A quest’ultima, nel 2009, era stato concesso un fido di 30 milioni e una cifra simile è stata riconosciuta a Sisal nell’ambito di un pool bancario. La storia più interessante, però, rimane quella del fido da 148 milioni a Corallo. A ricostruirla, durante un interrogatorio dei magistrati, è stato Luigi Lucca, direttore crediti della Bpm, che ha rivelato come nel luglio 2009 la banca fu invitata dal Credit Suisse a partecipare ad un pool, insieme anche ad Unicredit, per accordare un finanziamento di 300 milioni di euro a Bplus-Atlantis. La proposta, però, ha spiegato Lucca, fu rifiutata dalla Popolare di Milano perché l’accordo prevedeva che tutti i flussi di cassa fossero canalizzati presso l’istituto di Piazza Cordusio. Il settore delle new slot e delle videolotteries, del resto, genera un elevatissimo cash flow, e le banche fanno a gara per poterlo gestire. Soprattutto in un periodo di scarsa liquidità come quello attuale. La norma Milanese. Secondo la tesi dei magistrati, fu l’ex braccio destro del ministro Giulio Tremonti, Marco Milanese, a veicolare una norma scritta dalla società di consulenza Mag che accelerava l’introduzione del mercato delle Videolotteries per farla inserire all’interno del decreto Abruzzo del governo. A confermarlo è stato lo stesso amministratore delegato della Mag, Guido Marino, che interrogato dai pubblici ministeri, ha affermato che la scrittura della norma inserita nel decreto Abruzzo gli era stata commissionata da Bplus. Fosse così, si potrebbe dire Milanese dà, Milanese toglie. A creare tutti i problemi di Corallo (e ora anche di Sisal), infatti, è stata la norma che prevede il divieto di residenza nei paradisi fiscali e il ritiro della concessione per chi è anche solo indagato in un procedimento penale. Un comma inserito in un provvedimento di cui Milanese è stato relatore, la legge di stabilità del 2010, anche se la sua stesura materiale, nelle intercettazioni, se l’è intestata Ferrara. Luigi Magistro, il suo successore, dovrà decidere a breve se confermare a Bplus e Sisal le concessioni o cambiare i connotati del settore delle slot. Raccontano che, a differenza di Ferrara, l’ex mastino del Fisco sia contento dell’incarico.

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