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Lombardia. Tar accoglie ricorso contro ordinanza Comune di Bresso su orario sale giochi

In: Apparecchi Intrattenimento, Diritto

26 maggio 2015 - 13:07


Genova - inaugurazione nuova sala giochi popolare

(Jamma) Il Tribunale Amministrativo Regionale per la Lombardia ha accolto il ricorso hanno impugnato l’ordinanza con la quale il Sindaco del Comune di Bresso ha limitato alla sola fascia oraria tra le 10.00 e le 20.00 l’utilizzo dei dispositivi da gioco d’azzardo di qualunque natura.
“Il provvedimento impugnato – si legge  -, dopo aver individuato espressamente quale propria motivazione quella di “tutelare le fasce psicologicamente più deboli della popolazione rispetto ai pericoli di disagio, personale e sociale, insiti nella patologia del gioco d’azzardo compulsivo”, si limita a evidenziare che “I dati forniti dal Dipartimento dell’ASL Milano, infatti, dimostrano come tale sindrome non solo sia in crescita esponenziale nell’intero territorio del capoluogo di Regione e nel Nord Milano, ma rivela picchi più elevati, sulla base degli accessi ai Sert, proprio nei Presidi Sanitari di Cinisello Balsamo e di Sesto San Giovanni, maggiormente contigui al nostro territorio comunale”.
Tale motivazione, per la sua genericità, non consente di apprezzare la ragionevolezza e la proporzionalità della scelta effettuata dal Sindaco nella ponderazione degli interessi in gioco; ne consegue l’illegittimità, sotto questo profilo, dell’ordinanza de qua.
Né può ritenersi sufficiente l’istruttoria svolta dal Comune, tenuto conto che i dati forniti dal Dipartimento Dipendenze dell’ASL di Milano (v. documenti prodotti dal Comune in data 6.11.2014) mirano a identificare principalmente le caratteristiche socio-anagrafiche dell’utenza in carico presso le tre Strutture Complesse (SC) per le Tossico-alcooldipendenze dell’ASL di Milano, ma non consentono di cogliere, per ciò che attiene alla vicenda in esame, le dimensioni del problema del gioco d’azzardo nel territorio del Comune di Bresso”.

Di seguito il testo integrale della pronuncia

REPUBBLICA ITALIANA
IN NOME DEL POPOLO ITALIANO
Il Tribunale Amministrativo Regionale per la Lombardia
(Sezione Prima)
ha pronunciato la presente
SENTENZA
sul ricorso numero di registro generale 1838 del 2014, proposto da:
Sun City S.a.s. di Cheng Kangping & C. e da Krismas di Anna Genco & C. S.a.s., , rappresentata e difesa dagli avv.ti Francesco Rovetta e Paolo Bertacco, con domicilio eletto presso il secondo in Milano, Via San Damiano, n. 9
contro
Comune di Bresso, rappresentato e difeso dall’avv. Donatella Ruggieri, domiciliato in Milano, Via Corridoni n. 39, presso la Segreteria di questo Tribunale
e con l’intervento di
ad opponendum:
Codacons, rappresentato e difeso dagli avv.ti Gino Giuliano e Carlo Rienzi, domiciliato in Milano, presso questo Tribunale
per l’annullamento
– dell’ordinanza del Sindaco del Comune di Bresso n. 8 del 9.4.2014, avente a oggetto la “limitazione della fascia oraria di utilizzo dei dispositivi da gioco d’azzardo lecito installati negli esercizi pubblici o nei circoli privati”;
– di ogni atto presupposto, consequenziale e connesso, in particolare della deliberazione di C.C. n. 13 del 7.4.2014.

Visti il ricorso e i relativi allegati;
Visto l’atto di costituzione in giudizio del Comune di Bresso;
Visto l’atto di intervento ad opponendum di Codacons;
Viste le memorie difensive;
Visti tutti gli atti della causa;
Relatore nell’udienza pubblica del giorno 25 marzo 2015 il dott. Oscar Marongiu e uditi per le parti i difensori come specificato nel verbale;
Ritenuto e considerato in fatto e diritto quanto segue.

FATTO e DIRITTO
1. Le ricorrenti hanno impugnato l’ordinanza con la quale il Sindaco del Comune di Bresso ha limitato alla sola fascia oraria tra le 10.00 e le 20.00 l’utilizzo dei dispositivi da gioco d’azzardo di qualunque natura.
Il ricorso è stato affidato ai seguenti motivi:
1) violazione e falsa applicazione dell’art. 50, comma 7, del d.lgs. n. 267/2000; eccesso di potere per difetto dei presupposti;
2) violazione e falsa applicazione dell’art. 50, comma 7, del d.lgs. n. 267/2000 sotto ulteriore profilo; violazione dell’art. 117, comma 2, Cost.; eccesso di potere per difetto dei presupposti, difetto d’istruttoria e manifesta irragionevolezza; incompetenza;
3) violazione e falsa applicazione degli artt. 13 e 50, comma 7, del d.lgs. n. 267/2000; violazione e falsa applicazione dell’art. 11 dello statuto comunale; violazione degli artt. 117, comma 2, e 41 Cost.; eccesso di potere per difetto dei presupposti;
4) violazione e falsa applicazione degli artt. 13 e 50, comma 7, del d.lgs. n. 267/2000; eccesso di potere per difetto dei presupposti, difetto d’istruttoria, carenza della motivazione, manifesta irragionevolezza e contraddittorietà;
5) violazione e falsa applicazione degli artt. 13 e 50, comma 7, del d.lgs. n. 267/2000; eccesso di potere per difetto d’istruttoria, carenza della motivazione e manifesta irragionevolezza; sviamento;
6) eccesso di potere per contraddittorietà, violazione dell’art. 97 Cost., in particolare del principio di buon andamento della Pubblica Amministrazione, violazione del principio di tutela del legittimo affidamento.
La ricorrente ha inoltre chiesto il risarcimento del danno.
Si è costituito il Comune intimato, chiedendo la reiezione del ricorso.
Codacons ha spiegato atto d’intervento ad opponendum a sostegno del Comune.
Le ricorrenti hanno eccepito la carenza di legittimazione e interesse ad intervenire del Codacons.
Alla camera di consiglio del giorno 9 luglio 2014 la Sezione ha accolto l’istanza cautelare.
Alla pubblica udienza del giorno 25 marzo 2015 la causa è passata in decisione.
2. Si può prescindere dall’esame dell’eccezione sollevata nei confronti di Codacons (intervenuta a sostegno del Comune), in quanto il ricorso è fondato; di seguito le motivazioni della sentenza, rese nella forma redazionale semplificata di cui all’art. 74 c.p.a.
2.1. La Sezione si è già recentemente occupata della questione relativa alla sussistenza o meno in capo al Sindaco del potere di disciplinare gli orari di apertura delle sale da gioco (v. T.A.R. Lombardia – Milano, Sez. I, n. 704/2015).
2.1.1. Al riguardo si è rilevato che, sotto il profilo della possibile antinomia con le fonti normative primarie, il potere sindacale in questione, da un lato, non risulta interferire con i titoli di legislazione esclusiva dello Stato, dall’altro, nemmeno si pone in contrasto con l’attuale quadro di legislazione concorrente della Regione.
Al contrario, l’ordinanza sindacale impugnata si fonda su un titolo di competenza attribuito con legge all’autorità emanante (art. 50, comma 7, del d.lgs. n. 267/2000).
2.1.2. Con particolare riferimento all’individuazione e delimitazione dei poteri esercitabili dal Sindaco ai sensi dell’art. 50, comma 7, del d.lgs. n. 267/2000, si è anche richiamato l’orientamento giurisprudenziale recentemente intervenuto sulle questioni oggetto di causa, in particolare a seguito della pronuncia della Corte Costituzionale n. 220/2014.
2.1.3. Nella richiamata ordinanza, invero, la Corte Costituzionale ha dichiarato inammissibile la questione di costituzionalità sollevata dal T.A.R. Piemonte con riguardo all’art. 50, comma 7, del d.lgs. n. 267, nella parte in cui tale norma non prevede che i poteri dalla stessa attribuiti al Sindaco possano essere esercitati con finalità di contrasto del fenomeno del gioco di azzardo patologico (g.a.p.).
La Corte, sul punto, ha evidenziato che “l’evoluzione della giurisprudenza amministrativa, sia di legittimità, sia di merito, ha elaborato un’interpretazione dell’art. 50, comma 7, del d.lgs. n. 267 del 2000, compatibile con i principi costituzionali evocati, nel senso di ritenere che la stessa disposizione censurata fornisca un fondamento legislativo al potere sindacale in questione”.
In tale direzione si collocano diverse pronunce, con le quali “è stato riconosciuto che − in forza della generale previsione dell’art. 50, comma 7, del d.lgs. n. 267 del 2000 − il sindaco può disciplinare gli orari delle sale giochi e degli esercizi nei quali siano installate apparecchiature per il gioco e che ciò può fare per esigenze di tutela della salute, della quiete pubblica, ovvero della circolazione stradale” (cfr. C.d.S., sentenza n. 3271/2014; id., ordinanze nn. 2133 e 996 del 2014 e n. 2712/2013; T.A.R. Lombardia – Brescia, sentenza n. 1484/2012; T.A.R. Campania, sentenza n. 2976/2011; T.A.R. Lazio, sentenza n. 5619/2010).
In quest’ottica, la Corte Costituzionale ha ritenuto inammissibile la questione sollevata dal T.A.R. Piemonte in considerazione della “non adeguata utilizzazione dei poteri interpretativi che la legge riconosce al giudice rimettente” e della “mancata esplorazione di diverse, pur praticabili, soluzioni ermeneutiche”, con ciò implicitamente invitando il giudice a quo a “praticare” l’opzione interpretativa da essa richiamata, onde evitare che la norma in questione possa porsi in contrasto con i principi costituzionali.
2.1.4. Alla luce delle considerazioni svolte, non meritano accoglimento i primi tre motivi di ricorso.
2.2. Le ricorrenti, invece, colgono nel segno laddove, con il quarto motivo, censurano l’ordinanza sindacale per difetto d’istruttoria e carenza della motivazione.
2.2.1. Invero, il provvedimento impugnato, dopo aver individuato espressamente quale propria motivazione quella di “tutelare le fasce psicologicamente più deboli della popolazione rispetto ai pericoli di disagio, personale e sociale, insiti nella patologia del gioco d’azzardo compulsivo”, si limita a evidenziare che “I dati forniti dal Dipartimento dell’ASL Milano, infatti, dimostrano come tale sindrome non solo sia in crescita esponenziale nell’intero territorio del capoluogo di Regione e nel Nord Milano, ma rivela picchi più elevati, sulla base degli accessi ai Sert, proprio nei Presidi Sanitari di Cinisello Balsamo e di Sesto San Giovanni, maggiormente contigui al nostro territorio comunale”.
2.2.2. Tale motivazione, per la sua genericità, non consente di apprezzare la ragionevolezza e la proporzionalità della scelta effettuata dal Sindaco nella ponderazione degli interessi in gioco; ne consegue l’illegittimità, sotto questo profilo, dell’ordinanza de qua.
2.2.3. Né può ritenersi sufficiente l’istruttoria svolta dal Comune, tenuto conto che i dati forniti dal Dipartimento Dipendenze dell’ASL di Milano (v. documenti prodotti dal Comune in data 6.11.2014) mirano a identificare principalmente le caratteristiche socio-anagrafiche dell’utenza in carico presso le tre Strutture Complesse (SC) per le Tossico-alcooldipendenze dell’ASL di Milano, ma non consentono di cogliere, per ciò che attiene alla vicenda in esame, le dimensioni del problema del gioco d’azzardo nel territorio del Comune di Bresso.
Anche sotto tale profilo, pertanto, l’ordinanza impugnata è illegittima.
2.3. In ragione delle suesposte considerazioni la domanda di annullamento va accolta nei termini di cui sopra, potendosi ritenere assorbita ogni altra questione.
2.4. La domanda di risarcimento del danno, invece, non può trovare allo stato accoglimento, non avendo fornito le ricorrenti adeguata dimostrazione del nesso causale tra il lamentato calo degli introiti e l’entrata in vigore dell’ordinanza sindacale limitativa degli orari (la cui efficacia, peraltro, è stata già sospesa nella fase cautelare).
2.5. In definitiva, il ricorso deve essere accolto nei sensi e nei limiti sopra indicati.
Le spese seguono la regola della soccombenza e sono liquidate come da dispositivo; possono essere compensate nei confronti di Codacons.
P.Q.M.
il Tribunale Amministrativo Regionale per la Lombardia (Sezione I), definitivamente pronunciando sul ricorso, come in epigrafe proposto, lo accoglie nei sensi e nei limiti di cui in motivazione.
Condanna il Comune di Bresso alla rifusione in favore delle ricorrenti delle spese del giudizio, liquidate complessivamente in € 2.500,00 (duemilacinquecento/00), oltre accessori come per legge e restituzione del contributo unificato, ove versato; compensa le spese nei confronti di Codacons.
Ordina che la presente sentenza sia eseguita dall’autorità amministrativa.
Così deciso in Milano nella camera di consiglio del giorno 25 marzo 2015 con l’intervento dei magistrati:
Francesco Mariuzzo, Presidente
Silvia Cattaneo, Primo Referendario
Oscar Marongiu, Referendario, Estensore

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