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Lecco. Tar Lombardia conferma legittimità dell’ordinanza sui limiti orari delle slot

In: Apparecchi Intrattenimento, Diritto

3 febbraio 2014 - 12:27


martellotribunale

(Jamma) Non si gioca alle slot machine, almeno di notte e di primo mattino. Il Comune di Lecco fa sapere che, con ordinanza pubblicata il 30 gennaio, anche la Prima Sezione del TAR Lombardia ha respinto l’istanza di sospensione dell’efficacia dell’ordinanza sindacale che aveva fissato limiti d’orario (dalle ore 10 alle ore 24) per l’attivazione degli apparecchi automatici da gioco nelle sale gioco e negli esercizi pubblici.

“Stanti gli esiti finora conseguiti davanti al giudice amministrativo di primo grado”, “il Comune vede confermata la fondatezza dell’azione amministrativa intrapresa al riguardo (con il supporto dei dati acquisiti dalle ASL di Lecco) e dunque resisterà, a tutela della salute pubblica della cittadinanza, nelle opportune sedi giudiziali (Consiglio di Stato) a eventuali impugnative che venissero proposte”

Per i giudici non sussiste il fumus boni iuris per concedere il provvedimento di sospensiva richiesto da alcuni privati. L’ente locale ben può regolamentare gli orari che riguardano le sale da gioco né giova porre questioni di ordine pubblico, laddove il provvedimento adottato dal sindaco non riguarda la sicurezza dei cittadini ma la loro salute: il funzionamento a scartamento ridotto, infatti, risulta deciso in quanto gli apparecchi da gioco sono considerati «esclusivamente nel loro aspetto negativo di strumento di grave pericolo per la salute individuale e il benessere psichico e socio-economico della popolazione locale». E il primo cittadino ben può intervenire con provvedimenti di «salute pubblica».

Lo conferma, fra l’altro, la giurisprudenza della Consulta: le norme che stabiliscono e contingentano il gioco d’azzardo sono finalizzate a tutelare soggetti ritenuti maggiormente vulnerabili, o per la giovane età o perché bisognosi di cure di tipo sanitario o socio-assistenziale, e a prevenire forme di gioco cosiddetto compulsivo oltre che a evitare effetti pregiudizievoli per il contesto urbano, la viabilità e la quiete pubblica: non rientrano, insomma, alla competenza legislativa statale in materia di «ordine pubblico e sicurezza», che attiene invece alla prevenzione dei reati e al mantenimento dell’ordine pubblico, «inteso questo quale complesso dei beni giuridici fondamentali e degli interessi pubblici primari sui quali si regge la civile convivenza nella comunità nazionale».

 

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