Cerca nel sito
Facebook Twitter Youtube RSS
 

Gatti (Bakoo): “Tutti parlano di slot. Spesso a sproposito. Che facciamo? Quereliamo”

In: Apparecchi Intrattenimento

17 novembre 2014 - 09:48


numeri

(Jamma) “Non avendo più parole per descrivere l’inconsistenza di tutte le tesi sostenute occorre iniziare ad agire diversamente”. Parole di Francesco Gatti, amministratore delegato di Bakoo, azienda italiana che opera nella produzione di apparecchi da intrattenimento. Gatti si riferisce nello specifico alle dichiarazioni con le quali Paolo Jarre ha commentato la proposta contenuta nella legge di Stabilità con la quale si intende incrementare il Preu su slot e vlt.

 

“Solo per chiarezza:mi pare che il dott. Jarre non solo non abbia l’effettiva conoscenza del nostro settore e che ragioni solo con i conti “da bottega” fra le mani. Ogni azienda ha introiti e spese”, continua Gatti. “Non si può pensare che una realtà industriale viva di soli introiti e non abbia alcuna spesa.

 

Le fluttuazioni delle vincite alle quali si riferisce il dottore non sono volute. Se si potesse fermare le macchine precisamente al 74% lo faremmo tutti e tutte le aziende sarebbero allineate. Il fatto che vi sia uno sforamento rispetto all’aliquota minima dipende da questioni meccanico/statistiche legate alla realizzazione delle vincite. Il giocatore è libero di “rigiocarsi” i punti vinti e solo al momento dello scarico (evento che decide in completa autonomia) questi soldi vanno in contabilizzazione. E’ ovvio che non avendo possibilità di decidere questa situazione l’out (che per legge deve essere almeno il 74%) sforerà la cifra minima consentita di una certa quantità. Detto ciò non ritengo di dovere dire altro se non lanciare un’idea che ho condiviso con l’ing. Romenghi (mio socio in Bakoo spa) alcuni giorni fa: Perché come associazione di categoria, come SAPAR, non procediamo a querelare per diffamazione tutti coloro che a vario titolo spendono parole ed inesattezze che si rivelano pesantissime per il nostro comparto?

 

La tutela delle aziende e dei posti di lavoro non può prescindere dalla difesa del nostro comparto che giornalmente viene attaccato con le più bizzarre teorie: “una slot su tre è contraffatta”, “il settore è in mano alla mafia”, “800 mila malati patologici”, e chi più ne ha più ne metta.

 

Occorre querelare, visto che i soldi ci sono e se non ci sono si trovano a cominciare dal sottoscritto che è disponibile pubblicamente a versare una quota apposita per difendere il settore, per iniziare a portare queste persone a pesare le proprie parole che stanno distruggendo un settore. Chiunque si svegli al mattino e spari quattro stupidate sul settore senza dati alla mano e senza cognizione di ciò che dice dovrebbe renderne conto. Questo a tutela delle mia azienda, dei miei dipendenti, ma anche della vostra, dei noleggi, di questa testata, dei concessionari. Siamo un settore che da occupazione, che paga montagne di tasse. E’ venuto il tempo di cambiare strategia.

 

Questa gente non conosce il settore e si premette di danneggiarlo senza la consapevolezza di ciò che sostiene e di ciò che sta causando alla realtà del comparto. Gente che non si occupa del fumo o dell’alcol con la stessa solerzia con cui, invece, attacca giornalmente il gioco lecito (ricordo che facciamo macchine per lo Stato e non per cosa nostra). Assessori che non si occupano più delle proprie beghe politiche ma parlano dalla mattina alla sera dello sport nazionale di “caccia al gioco patologico”.

 

Numeri buttati senza alcuna base scientifica, specialisti e associazioni che nascono come funghi (ma che si scordano, come sempre, che avere le slot è una scelta, giocarci è una scelta e il gioco non fa più danni del fumo o l’alcol), sindaci che si inventano poteri mai prima d’ora sfoderati.
Un sindaco non può decidere gli orari di funzionamento di un apparato elettronico. Basta un avvocato da tre lire per confermarlo. Può chiudere il bar, il tabaccaio, fare ordinanze ad hoc per le sale. Ma non può decidere se un apparato elettronico legalmente istallato deve essere funzionante o meno. Eliminare noi non significa eliminare il gioco: significa farlo passare per altre mani. Mani che non conoscono lo Stato, mani che non sono controllabili e che non si fermeranno davanti a un’ordinanza del sindaco di turno.

 

Ripeto: iniziamo a querelare chi riporta dati assurdi e vediamo se queste persone avranno voglia, tempo e denari per portare avanti le loro stupide affermazioni o se dovranno fare un passo indietro e ammettere, in primis a se stessi, che probabilmente hanno cavalcato un panico sociale oramai incontrollato. Inizio a sospettare che qualcuno forse stia puntando ad eventuali fondi per la cura di questa “malattia” poiché non si spiega altrimenti il can can mediatico attorno a un normale fenomeno sociale come è quello del gioco. Si gioca ovunque, in Spagna, in Germania, in Francia, nei paesi nord-europei. Insomma è assurdo che si pensi che in Italia le cose siano diverse. Non esiste un paese più assurdo del nostro: affrontiamo emergenze sociali inesistenti e ci scordiamo di quelle reali. In fondo, vorrei consigliare a tutti gli specialisti (o neo-specialisti) di leggere le ultime cose che ha dichiarato Crepet (Crepet!) in merito al gioco e al fenomeno del gioco patologico. E magari, qualora non lo capiscano, rileggerlo da capo”.

Commenta su Facebook


Realizzazione sito