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Franzoso (As.tro) “Raccolta gioco AWP: il calo è di oltre il 18% in tre anni”

In: Apparecchi Intrattenimento

13 febbraio 2014 - 13:44


Michele_Franzoso

 (Jamma) “I numeri sono spietati e consentono di giudicare anche “alti” consessi istituzionali che sul fronte del gioco pubblico forniscono indicazioni e valutazioni discrezionali sulla c.d. “espansione continua” del business delle slot” commenta l’avvocato Michele Franzoso di As.tro 

“Nel 2010 la raccolta lorda di gioco totalizzata dalle AWP è stata di 30 miliardi e 777 milioni di euro, equivalenti ad un PREU di 3,7 miliardi euro.

Nel 2013 la raccolta lorda di gioco totalizzata dalle AWP (che nel frattempo sono aumentate di numero specifico per singolo esercizio a causa della riforma del contingentamento) è stata di 25 miliardi (-5,7 miliardi in 3 anni), equivalente ad un PREU di 3,2 miliardi di euro.

Crollo della raccolta, quindi, compensato da un innalzamento della pressione tributaria che dal 2011 ad oggi, ha consentito, nell’anno 2013, di limitare a 500 milioni il mancato gettito erariale derivante dalla perdita di 5,7 miliardi di euro di giocato.

Questi i dati ufficiali forniti dal MEF al Parlamento, idonei quindi a smentire ogni tesi che possa agganciare alla slot-awp qualsiasi forma della “moderna ludopatia” o del “moderno G.A.P.”, intesi come fenomeni di degenerazione compulsiva registrati negli ultimi 24/36 mesi.

Non è più infatti possibile sostenere che sia proprio il congegno più marcatamente recessivo

  • sia sotto il profilo della raccolta complessiva,

  • sia sotto il profilo della singola media nazionale di raccolta per singolo congegno,

a dover essere considerato:

  • artefice dell’incidenza epidemiologica del G.A.P.;

  • responsabile di un modello di distribuzione capillare che crea focolai di G.A.P.

Questi dati sanciscono che “la slot nel bar”, come in tutti gli altri locali c.d. “non dedicati” solo al gioco al premio, è “estranea” al fenomeno sanitario per il cui contrasto mezza Italia ha partorito leggi regionali anti-gioco lecito.

Una ristretta e ufficiosa indagine interna svolta nei consessi dell’assistenza, inoltre, conferma a livello nazionale, il mancato censimento di c.d. “giocatori patologici da slot” negli ultimi 18 mesi.

Se questa è la realtà dei numeri, ogni ragionevole confronto non può che prendere atto che proprio la “slot nel bar” costituisce l’avamposto di gioco lecito a minor impatto socio-sanitario, nonché a migliore resa erariale.

Allorquando l’attuale Premier divulga nel suo programma l’intenzione di intensificare il contrasto al gioco patologico, “per una salvaguardia della salute pubblica che possa trovare compromesso ragionevole con l’aspettativa erariale”, la base numerica (e distributiva) di riferimento non potrà essere che quella che si è rappresentata, a prescindere dai modelli di sviluppo che saranno ritenuti politicamente più gradevoli”.

 

 

 

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