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Francesco Gatti (Bakoo) : “Tra errori di comunicazione e strategie da ridefinire, ecco come il settore deve superare la crisi”

In: Apparecchi Intrattenimento

31 gennaio 2014 - 12:50


gattiF

 

(Jamma) Alcune cose hanno il potere di stupirmi. Non me ne voglia l’avv. Franzoso, di As.tro, che stimo e del quale apprezzo solitamente gli interventi, ma la questione dei 500 mt in “linea d’aria” o misurati con altro “parametro”, così come l’ho letto in questa testata, mi sembra davvero divertente. Una questione affrontata con lo spirito e l’italianità, che da sempre mi fa sorridere. Bravo!, anche se poi non credo che alcun locale interessato possa ricorrere al TAR per il semplice fatto
che il costo dell’intervento (e l’incertezza dell’esito, anche a fronte del precedente di Bolzano) sconsiglierebbero qualsiasi azione.

Si potrebbe pensare a una class-action… ma anche in questo caso mi permetto di dubitare del buon esito della questione.

Ovviamente io parlo e ragiono da imprenditore e la mia è solo un’opinione personale: probabilmente gli avvocati hanno un altro punto di vista.

L’installazione delle slot machine legali viene contrastata poiché non si è riusciti, e qui il fallimento del nostro comparto è lampante, a ottenere il riconoscimento sociale necessario a compiere il nostro lavoro.
Si propongono leggi banali, sofisticati sistemi di sicurezza assolutamente inutili e privi di qualsiasi concreta applicabilità e si trascura la questione più significativa: il riconoscimento del nostro lavoro, l’inseguimento della nostra “accettabilità” così come avviene in tutti gli altri paesi europei.

Bisogna definire un “costo” per l’intrattenimento che formiamo: un costo medio di spesa massima inteso come perdita media oraria massima.

Occorre definire parametri di redditività per lo Stato simili a quelli attuali ma prodotti in modo differente.
Macchine che possano “avvisare” autonomamente il giocatore della propria spesa e dei rischi del gioco.
Fornire la possibilità alla politica di ridefinire la distribuzione economica a favore anche dei Comuni e delle Regioni con parametri variabili e “settabili” direttamente nelle macchine.

Solo così, con questi interventi, si potrà pensare di cambiare il parco macchine, e con esso garantire ‘l’accettazione sociale’ del nostro lavoro.

Niente invece si raggiungerà attraverso quell’abominio di proposta che la miopia industriale ha partorito: il comparto produttivo è in crisi, d’accordo, ma non è facendo fretta a una legge assurda e per nulla soddisfacente che si risolleveranno le sorti del sistema. Si allungherà l’agonia, ma questo non è un obiettivo prestigioso.

Mi domando spesso se le scelte fatte fino ad ora siano corrette.

Siamo rappresentati in Confindustria. Premesso che l’associazione di per sé merita tutta la mia fiducia, mi chiedo però se l’appartenenza in SGI sia una risorsa o meno per la nostra filiera:
se prima questa poteva essere una carta importante da spendere per portare avanti le nostre istanze, oggi ritengo, possa rappresentare un grande autogol restare “allacciati” a una struttura che rappresenta, in questo frangente politico-sociale, anche i concessionari.
Purtroppo questi ultimi sono al centro di uno scontro mediatico importante e la politica (con evidente e vergognoso opportunismo) sta prendendo le distanze da coloro che fino a ieri
erano invece accolti nei salotti buoni e ritenuti gli unici interlocutori credibili di un intero sistema.

Rischiamo di venire politicamente isolati dal nostro stesso associazionismo. E’ uno dei paradossi del nostro sistema.
A chi giova questa coesione?

Forse, invece, da SAPAR, che è rimasta fuori dai giochi fino ad ora, potrebbe arrivare in questo momento una proposta accoglibile. Strana combinazione di eventi.

La questione dell’IMU, la sanatoria, le multe, i 98 miliardi, le Vlt: da troppo tempo siamo al centro di situazioni che non dipendono da noi ma di riflesso ci travolgono. Penso si debba mettere in discussione la modalità di rappresentanza di un intero comparto.

Le Vlt sono state il nostro cancro: lo sono ancora. Lo dico solo io, nessuno dice questa cosa così evidente e lampante: tutti lo sanno e nessuno lo dice apertamente: le Vlt sono state un errore imprenditoriale di enormi dimensioni.
Che si abbia il coraggio di dirlo: le VLT sono state un business per pochissimi a scapito di un intero comparto. Credo che anche i Concessionari, a conti fatti, non ci stiano guadagnando, anzi!
Moltissime sale sono in perdita, è stata sollevata una questione sociale dirompente, veniamo giornalmente sacrificati sull’altare del populismo e della disinformazione.
Temo però che a questo punto i concessionari abbiano perso molto più del solo denaro. E noi con loro, nostro malgrado.

Bisogna che si inizi a riflettere.

Ne approfitto, in ultimo, per rimarcare il mio profondo stupore per le parole del presidente di SGI, Massimo Passamonti, che mi risulta abbia definito a rischio “legalità” le aziende di noleggio che hanno meno di mille macchine; tutto questo nel silenzio dei partner di SGI in Confindustria
che evidentemente, non prendendone distanza, la pensano allo stesso modo.

Mi aspettavo un colpo di coda, un dignitoso arrocco difensivo o almeno una parvenza di distaccato rammarico: invece niente.

Mi chiedo a questo punto quanti associati di queste realtà possiedano oltre 1000 macchine a noleggio e se sono così contenti di dare denaro e prestare la propria azienda, il proprio lavoro, il proprio impegno a coloro che li rappresentano considerandoli “border line”.

Personalmente, ci ragionerei su.

Ing. Francesco Gatti

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