Cerca nel sito
Facebook Twitter Youtube RSS
 

Francesco Gatti (Bakoo): “Slot e videolottery non sono la stessa cosa. E’ arrivato il momento di affrontare il problema”

In: Apparecchi Intrattenimento

4 dicembre 2012 - 13:11


gattiF
Slot vietate ai minori. In Germania governo e operatori del settore lanciano campagna di sensibilizzazione

 

Black list. 4300 siti oscurati da AAMS: 91 in meno di venti giorni

 

(Jamma) “Forse è arrivato il momento di sollevare una reale questione morale sull’innocuità sociale delle macchine che produciamo”. Parole di Francesco Gatti, amministratore della Bakoo S.p.A, società che opera nella produzione di apparecchi da intrattenimento. “Non è vero che tutte le macchine sono uguali, il problema che nelle ultime settimane sta generando gravi situazioni in tutto il paese ha un nome: Videolottery” spiega. “Il problema non sono le macchinette dei bar: è vero, è possibile perdere anche 50 euro senza vincere nulla, succede, sta nella matematica del gioco. Ma a ciclo chiuso rovinarsi con le comma sei/A è impensabile. Esistono studi, statistiche e modalità di analisi ben archiviate all’interno di ogni azienda di produzione, metto volentieri la mia a disposizione di qualsiasi psicologo o terapeuta abbia voglia di studiarsi qualche numero e capirci qualcosa di più.
Il vero problema, sottovalutato in maniera incosciente dai regolatori del nostro settore, è stato generato dalle macchine presenti nelle sale. Le VLT hanno scombussolato un intero sistema in equilibrio senza peraltro che a guadagnarci sia lo Stato.
Incassano cifre molto alte costringendo a perdite ingenti i giocatori che si ritrovano a fare i conti con vere e proprie macchine da casinò. Le slot dei bar non sono così pericolose. Invito chi a vario titolo sta facendo esternazioni qualunquiste ad informarsi bene. Fare di tutta l’erba un fascio fa solo il gioco di chi questo sistema così sbilanciato vuole mantenerlo e non cambiarlo.
Le VLT vanno contingentate maggiormente, limitate nel numero, ripensate nelle caratteristiche e rese molto più morbide. Devono rispettare una perdita massima oraria altrimenti la gente si uccide. Vanno relegate in pochissime location ben assistite e non in salette prive di assistenza che assomigliano più a ghetti del gioco che a mini casinò.
Hanno ragione i casinò e il mio amico Carlo Pagan a sollevare un polverone su questa situazione.
Non possiamo vedere decine di sale giochi (che prima non esistevano!) spuntare come funghi generando peraltro varia confusione sulle tipologie di giochi presenti e sui regolamenti.
Hanno ragione i Comuni a prendere posizione. Se fossero informati della pericolosità delle VLT e della loro differenza con quelle da Bar probabilmente le posizioni degli amministratori pubblici sarebbero differenti.
Le macchine da BAR, purché anch’esse slot machine, hanno un impatto sociale molto differente.
Manca forse un’associazione in grado di fare sentire questi elementi che oggi stanno diventando fondamentali.
Se io fossi un amministratore pubblico e non sapessi nulla delle varie tipologie, forse prenderei posizioni ancora più rigide. L’ignoranza (intesa come non conoscenza) è purtroppo dilagante e questo settore si presta benissimo a diventare bersaglio di attacchi spesso ingiustificati.
Non possiamo non prendere le distanze da una tipologia di gioco che è effettivamente pericolosa e dannosa, che consente addirittura di riciclare denaro con grandissima facilità, che porta i giocatori a spremersi inseguendo vincite molto alte in tempi brevissimi.
Abbiamo il dovere, o perlomeno io sento il dovere, a difesa di un settore, di fare sentire la nostra voce. Le VLT rappresentano più un problema che un’opportunità per il nostro settore. E’ venuto il momento di decidere se sacrificare un prodotto dannoso e mantenere un sistema bilanciato oppure andare incontro inevitabilmente a una debacle sociale della quale oggi intravediamo
solo la piccola parte.
Riconosco che interessi vari e più grandi di quelli di piccole aziende del settore siano stati difesi e vengano difesi ad oltranza.
Ma spesso il numero fa la forza, le VLT non giovano a nessuno: non ai gestori, non ai produttori italiani, non al giocatore che si rovina e non allo Stato che ha più svantaggi che benefici.
E’ venuto il momento di dire con forza queste cose.
Il problema sono le VLT, occorre che lo Stato se ne occupi in maniera diretta e concreta” conclude Gatti.

Commenta su Facebook


Realizzazione sito