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Corte dei Conti: addio concessioni slot?

In: Apparecchi Intrattenimento, Diritto

12 marzo 2012 - 16:00


corteconti

(Jamma) Giochi contro tutti? Sembra esser ormai opinione comune tra i concessionari di rete degli apparecchi da intrattenimento che hanno mostrato preoccupazione  non solo per quello che è stato definito il “flop” della geo-localizzazione delle macchine comma 6, ma anche per via delle nuove norme contenute nel decreto fiscale, ormai in vigore dalla scorsa settimana. Che il settore giochi sia finito nell’occhio del ciclone, è storia vecchia: le richieste sui limiti agli spot, le indagini sui pericoli della dipendenza, la richiesta di intensificare la lotta alla corruzione e all’evasione fiscale anche in questo settore, – secondo i rumors raccolti da Agicos – sono temi chiave per il Parlamento, appoggiato dal governo e dalla giurisprudenza. A risentire poi di questo tsunami normativo è soprattutto il comparto degli apparecchi da intrattenimento. E per diversi motivi: innanzitutto per la sentenza della Corte dei Conti che di fatto ha condannato i 10 concessionari di Rete a pagare un importo complessivo di 2,5 miliardi di euro, riconoscendogli una colpa grave per danno erariale danni erariali. Alcune società non avrebbero problemi a pagare la multa e a rimanere concessionaria, ma la struttura della sentenza che parla di danni erariali, di fatto porta al decadimento delle concessioni stesse se non ci saranno ulteriori ricorsi. Ma anche l’approvazione del già citato decreto fiscale che ha “potenziato la tutela antimafia” e ampliato “le fattispecie penali che precludono l’accesso alle concessioni in materia di giochi pubblici ed il mantenimento delle stesse includendo, in particolare, i reati di frode fiscale, reati contro la pubblica amministrazione e contro il patrimonio”. La stessa disposizione che estende ai familiari dei soggetti indicati “le preclusioni ai fini della partecipazione alle gare o al mantenimento delle relative concessioni”. Un controllo oculato, quindi, quello che staranno mettendo in atto le società concessionarie, onde evitare di perdere la licenza. Ma da valutare con attenzione, oltre al decreto fiscale, è anche l’attuale legge in materia di appalti, che è pure molto restrittiva. La sensazione diffusa sembra esser scoraggiante e diversi concessionari si domandano se da qualche parte ci sia la volontà di riportare nell’illegalità un settore che in un contesto di sostanziale legalità riconosce la maggior parte dei suoi ricavi ad un attore privilegiato (e forse irriconoscente) lo Stato italiano. Se sia stato inutile, dopo



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