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Corallo (Bplus) : “Le Vlt? Esclusa la possibilità per le imprese italiane di diventare fornitori di Vlt e di sistemi di gioco”

In: Apparecchi Intrattenimento, Cronache

23 luglio 2012 - 10:33


Bplus e la Banca Popolare di Milano. Intervista a Francesco Corallo

 

(Jamma) Secondo Francesco Corallo, l’imprenditore, attivo nel settore dei giochi e latitante nell’inchiesta sui finanziamenti “facili” della Popolare di Milano avviata dalla Procura del capoluogo lombardo, il braccio destro di Giulio Tremonti, Marco Milanese si sarebbe interessato ai video giochi non per favorirlo, ma solo per incassare soldi per lo Stato. La Bplus non aveva nessun interesse a pagare, quando la sperimentazione era libera da tasse. I rapporti col figlio di Marcello Dell’Utri sono limitati alla gestione da parte di quest’ultimo di una delle 500 sale giochi che la Bplus ha in Italia. “Amedeo Laboccetta è mio amico da trent’anni. Il computer sequestrato è suo. Lo ha ripulito forse perché contiene la sua attività politica”. E aggiunge: “Sono ambasciatore della Fao presso la Repubblica Dominica, ma non mi sono avvalso dell’immunità”

 

MILANO I rapporti tra lei e Cannalire sembrano stretti, ma non sono gli unici. Cannalire è coinvolto nel settore giochi, perché è socio di Marco Dell’Utri nella Jackpot game srl. Cannalire è consigliere di amministrazione di M2holding e M2pictures assieme a Marco Dell’Utri e ad Alessandro La Monica, legale rappresentante di Atlantis. Ponzellini in una intercettazione dice: “Io ho chiesto ad Antonio (Cannalire), lui ha il 40% di un negozio Cannalire è socio al 40% di una società di un negozio che gestisce una sala da gioco, dentro al quale ci sono non so credo 10, 15, 18 macchinette dell’Atlantis”. Come sono nati i suo affari con il figlio di Dell’Utri?
“I miei rapporti con Cannalire non sono affatto stretti. L’ho incontrato occasionalmente in relazione al fatto che lui era amico di un nostro consulente Domenico Distante. Per quanto riguarda i rapporti fra lui La Monica e Dell’Utri, come da lei detto, sono soci di M2 Holding. Dell’Utri e Gentile, i due azionisti di maggioranza, sono stati proprietari della Moviemax e sono imprenditori di successo nella distribuzione cinematografica. La nostra società opera nel settore dell’intrattenimento e quindi ha ritenuto vantaggioso entrare in associazione in partecipazione con la M2 Holding. Per quanto riguarda la sala di gioco, cui Cannalire risulta o risultava proprietario unitamente a Dell’Utri, posso solo dire che abbiamo contrattualizzato circa 500 sale su tutto il territorio nazionale e Dell’Utri gestisce una di quelle. Peraltro, le condizioni economiche a loro riconosciute sono perfettamente in linea con quelle riconosciute a tutti i gestori con noi contrattualizzati”.

Dell’Utri è figlio di un noto esponente politico, ma i suoi legami con il mondo della politica non si fermerebbero qui. Piero Lonardi, consigliere di minoranza di Bpm, ha messo a verbale che il finanziamento di Atlantis “fu un affidamento contestato, in quanto girò voce che si trattava di un favore di natura politica… tale pratica doveva passare perché Milanese aveva fatto pressioni”. Che interesse poteva avere il braccio destro di Tremonti per caldeggiare il finanziamento ad Atlantis?
“Il dottor Lonardi ha riferito al pm di aver saputo “da terzi”, pur non dicendo da chi, che ci sarebbe stato un “interessamento” da parte di Milanese. Ripeto, B Plus non aveva bisogno di alcuna pressione o interessamento di sorta, poiché il finanziamento era molto redditizio e plurigarantito per la banca. Si tratta di chiacchiere da cortile. Posso solo riferire al riguardo che vari altri Consiglieri sentiti dal pm hanno riferito di non sapere nulla di tale circostanza. So solo che Milanese ha fatto la legge di stabilità che mi ha costretto a spostare la sede storica della mia attività, e se fosse vero quanto riferito da Marino sarebbe intervenuto per far approvare una legge che mi costringeva a versare 180 milioni allo Stato Italiano, quando tutti i concessionari avevano già diritto ad avviare la sperimentazione delle video lottery (Vlt) senza dover versare un euro. Se questo lo ritenete un aiuto ed un interessamento … spero davvero di non essere mai aiutato da nessuno in futuro”.

Secondo Guido Marino, rappresentante legale della Mag associati, studio legale consulente dei Monopoli fino alla fine del 2007, Atlantis avrebbe fatto pressioni politiche per l’introduzione della disciplina legislativa sulle video lottery un progetto di legge che Atlantis chiede di preparare allo studio Mag nel 2009. La Mag consegna il lavoro allo studio legale di Atlantis e allo stesso Corallo, il quale lo avrebbe poi veicolato al ministero. Marino parla con il dottor Iaccarino dei Monopoli di Stato e ha l’impressione che quel progetto di legge sia effettivamente giunto a destinazione. Il punto di contatto di Corallo con la politica è l’onorevole Laboccetta per la sua carica nella Commissione Finanze. Successivamente il contatto diventa Milanese, il quale, secondo i pm, era peraltro da tempo il punto di riferimento nel settore dei giochi. Nel decreto per raccogliere fondi a seguito del terremoto in Abruzzo viene inserita una proposta sulle video lottery: questo pacchetto normativo secondo l’ex direttore generale dei Monopoli di Stato, Ferrara sarebbe stato introdotto da Milanese. Lo scenario appare verosimile. Ha mai avuto lei affari con Milanese?
“Anche le dichiarazioni di Guido Marino sono state molto strane. La verità è che fu lui, unitamente al suo socio, a propormi un progetto sul quale i Monopoli di Stato stavano già lavorando e un contratto di consulenza di circa 50 mila euro mese. Preciso che già nell’atto concessorio originario, sottoscritto nel luglio 2004, si prevedeva la eventuale gestione del gioco lecito anche attraverso videoterminali. Con la finanziaria del 2006 (legge art 1.525 legge 266/05) viene poi introdotta la definizione della Video lotterty (Vlt) nell’articolo 110 del Tulps (Testo unico delle leggi di pubblica sicurezza). Nel frattempo nel 2006, proprio a seguito dell’entrata in vigore della Legge 266/05 (1 gennaio 2006) i Monopoli di Stato stavano studiando già il progetto Vlt come risulta dalla pagina 34 della relazione resa dal precedente Direttore dei Monopoli, Giorgio Tino alla Commissione Ministeriale d’Inchiesta incaricata da Visco. Si osserva che all’epoca (2006) il  consulente dei Monopoli per questo settore era proprio la MAG  di  Guido Marino. Quindi il progetto Vlt di cui parla il Marino, la MAG lo aveva già predisposto per i Monopoli e questa ci stava lavorando da anni. Marino inoltre risulta essere a  conoscenza perfetta di tutto quello che si muove all’interno dei Monopoli di Stato e del Ministero delle Finanze, vedi intercettazioni telefoniche; al contrario di Bplus che viene sempre esautorata da tutte le riunioni dei concessionari, non riuscendo nemmeno ad essere ricevuta dal  dottor Tagliaferri  (direttore centrale dei Giochi dei Monopoli), mentre è sin troppo nota la manifesta avversione dell’ex  direttore generale Raffaele Ferrara nei confronti della stessa BPlus. L’inoperatività dei Monopoli fece sì che il Governo, con il Decreto Legge 25.9.2008 (convertito con legge 19.11.2008 n°184), imponesse ai Monopoli di procedere entro 90 giorni  all’adozione dei decreti attuativi per consentire la diffusione delle video lottery, per le evidenti urgenti ragioni di cassa che ne derivavano. Quindi il Ministero avrebbe dovuto dar corso alla sperimentazione della raccolta del gioco tramite video loettery, già dal 24 febbraio 2009  (termine di 90 giorni dall’entrata in vigore della legge 184/08), senza far pagare nemmeno un centesimo ai concessionari. Tale concetto viene chiarito da Ferrara, direttore dei Monopoli, alla Commissione Finanze  della Camera dei Deputati nella seduta del 23 settembre 2009. Ed è lo stesso Ferrara che nella seduta del 9 novembre 2010  afferma che: “gli attuali concessionari di rete già potevano, sulla base delle concessioni in essere, sviluppare il mondo delle Vlt”. Questo significa che i Monopoli avevano l’obbligo giuridico di consentire a tutti i concessionari, compresa BPlus, di avviare la sperimentazione del gioco tramite Vlt. Non comprendo quindi perché avrei dovuto corrompere Milanese o chicchessia, per far approvare una norma che mi costringeva a sborsare, accedendo in parte al credito bancario, 180 milioni di euro a favore dello Stato italiano, al fine di sfruttare dei diritti concessori che dovevano già ritenersi ricompresi, a titolo gratuito, nella concessione di cui BPlus era già in possesso. E poi… nessuna delle nostre proposte è stata mai accettata dai monopoli. Nessuna. Basti pensare che io auspicavo l’utilizzo di Vlt standard, come quelle utilizzate in tutto il mondo, ed invece sono stati prescelti dei complicati sistemi di gioco che di fatto hanno escluso la possibilità per le imprese italiane di diventare fornitori di Vlt e di sistemi di gioco, limitando l’accesso al mercato a pochissimi operatori stranieri, con grave danno per l’economia nazionale. Per quanto riguarda Milanese è assolutamente falso che si sia occupato di giochi, come si desume dal suo curriculum parlamentare. L’unica volta che se ne è occupato come detto, è stato per noi in maniera molto negativa, quando è stato relatore della legge di stabilità 2011, la cui parte dedicata ai giochi è conosciuta in gergo come legge anticorallo”.

Secondo le ricostruzioni degli inquirenti, invece, l’onorevole Laboccetta è o è stato in affari con Atlantis, o almeno con lei e suo fratello Maurizio. E’ vero questo? Parte del gruppo Atlantis sembra riconducibile a Laboccetta…
“Sono amico di Laboccetta da più di 30 anni. E’ stato il nostro procuratore legale fino alla data delle sue elezioni, maggio del 2008. Non ha nessuna cointeressenza nelle mie società”.

Perché durante la perquisizione della Guardia di Finanza nella sua abitazione ufficio di Roma avete chiamato l’onorevole Laboccetta? e avete sostenuto che il Pc portatile che i finanzieri volevano sequestrare fosse dell’onorevole Laboccetta?
“Perché, come si può agevolmente evincere dagli stessi atti d’indagine forniti dalla  Procura, il computer è dell’onorevole Laboccetta. Inoltre, tengo a precisare che quella mattina io non ho chiamato l’onorevole per farlo venire (e ciò è riscontrabile nella telefonata intercettata), ma per cercare il suo assistente, l’avvocato Fonisto, che si era occupato della mia pratica di accreditamento come ambasciatore presso la Fao. Non avendolo trovato per ben due volte, ho chiamato l’onorevole, solo al fine di farmi dare una mano a rintracciarlo. Difatti, subito dopo, l’avvocato Fonisto mi ha risposto al telefono ed è venuto presso la mia abitazione”.

Sul Pc c’era scritto, Francesco, cioè il suo nome, ma dopo averlo sottratto alla perquisizione, la procura sostiene che il Pc è stato ripulito con dei programmi specializzati, cancellando tutto quello che vi era dentro. E’ una mossa che non ha aiutato la vostra posizione…

“Ribadisco che il computer è dell’on. Laboccetta. Posso solo dire che in presenza di ben 10 testimoni, l’onorevole si era offerto di far esaminare il suo computer, come del resto era stato fatto con il mio. Ma il sottufficiale della GdF, dopo aver chiamato il pm, ha disposto il sequestro a cui il parlamentare si è opposto adducendo le guarentigie in questione. Nelle perizie già fatte eseguire dalla procura, non risulta mai nessun collegamento di questo computer alle reti wi-fi di accesso Internet da me normalmente utilizzate, che sono state riscontrate nel mio computer parimenti sequestrato dai militari della GdF. Se quel computer fosse stato mio lo avrei certamente utilizzato qualche volta nelle varie connessioni Internet di mia pertinenza, invece risultano rilevate nella consulenza solo pregresse connessioni al server della Camera dei Deputati, a riprova che il computer appartiene all’onorevole Laboccetta. Presumo che Laboccetta abbia inteso cancellare dal computer alcuni dati sensibili che riguardavano la sua attività politica, ma dovreste chiedere a lui maggiori dettagli. Non ho idea della scritta “Francesco”, sicuramente non è riferibile a me. Ma lasciatemi dire una cosa: posto che il computer non era stato identificato, se fosse stato mio ed avessi avuto qualcosa da nascondere pensate che sarei stato così stupido da far consegnare proprio quel computer, potendolo agevolmente sostituire con qualsiasi altro computer?”.

Come spiega poi il fatto che lei si sia arrogato qualità diplomatiche (delegato della Fao) delle quali ben sapeva non essere in possesso, mentre perquisivano la sua abitazione/ufficio a Roma?
“Ero al momento della perquisizione, e lo sono tuttora, un diplomatico del mio paese, come risulta dagli stessi atti d’indagine. Altra questione, in punto di diritto, è se mi potevo avvalere delle guarentigie riservate ai diplomatici. Ma la questione, obiettivamente, non si pone. Come risulta dai verbali della GdF non mi sono mai opposto alla perquisizione, avendo lasciato libero accesso sia nel mio domicilio che negli uffici di mia pertinenza”.

Cosa ha da dire sul mandato di cattura emesso nei suoi confronti? 
“Sono rimasto profondamente sorpreso, ho sempre rispettato la legge ed ho sempre avuto ed ho fiducia nella magistratura. Non capisco tra l’altro perché per i  presunti capi dell’associazione siano stati disposti gli arresti domiciliari ed invece solo per me, unico tra tutti gli imputati, la detenzione in carcere. Leggo dai provvedimenti che ciò sarebbe motivato dal fatto che avrei opposto resistenza al momento della perquisizione e sequestro avvenuta il 10 novembre 2012, ma in realtà come già esposto dopo essermi limitato a declinare correttamente le mie generalità mostrando il passaporto diplomatico di cui sono legittimamente in possesso, non ho in alcun modo ostacolato le attività d’indagine, come si dà atto nello stesso verbale di sequestro ove si legge che “nel contempo, l’ambasciatore Corallo Francesco non si è avvalso della facoltà di opporsi all’attività di polizia giudiziaria autorizzando il compimento della perquisizione. Pertanto i verbalizzanti hanno fatto accesso presso detto appartamento”.
Ed anche in occasione della perquisizione dell’immobile sito in Roma Piazza S. Lorenzo in Lucina, nel relativo verbale si legge che Il Corallo “alle ore 17:20 visto il protrarsi dell’attesa delle ulteriori notizie provenienti dal ministero degli Esteri spontaneamente abbia autorizzato l’ingresso nell’immobile summenzionato nonché la effettuazione della relativa perquisizione”. Per quanto riguarda la mia nomina ad ambasciatore, segnalo che era stata preventivamente formulata al governo italiano una richiesta di gradimento “a priori”, favorevolmente riscontrata dal Ministero dell’Interno con nota del 30 giugno 2011, cui successivamente aveva fatto seguito un riscontro favorevole con nota del ministero degli Affari Esteri anch’essa favorevole del 3 Agosto 2011. Ciò spiega le ragioni per cui avevo ricevuto dal Governo di Dominica un regolare passaporto diplomatico, in virtù di una specifica nomina quale ambasciatore presso la Fao del suddetto Governo di Dominica del 21 giugno 2011. In tale atto di nomina si legge testualmente che vengo designato “Ambassador Extraordinary”. Ed io d’altra parte ai sensi dell’articolo 13 della Convenzione di Vienna del 1961 avevo comunicato alla Fao il mio arrivo in Italia. Ma come detto, riferisco ciò solo per amore di verità, essendo incontestabile ed acclarato agli atti che non mi sono avvalso di alcuna immunità per ostacolare l’operato della Gdf”.

Come commenta il capo d’imputazione riferito all’infedeltà patrimoniale in danno della banca a seguito della presunta promessa o dazione di pagamento che le viene contestata?  
“Non comprendo dove sia l’infedeltà patrimoniale, ove si consideri che c’erano tutte le condizioni per concedere un finanziamento che era ed è plurigarantito e che ha consentito a Bpm di guadagnare ad oggi oltre sette milioni di euro. Magari fossero tutti come me i clienti di Bpm, recentemente ho letto di un fallimento di un noto gruppo che ha lasciato un buco di oltre trenta milioni di euro con Bpm. Parimenti non comprendo come si possa sostenere l’esistenza di un “nocumento” per Bpm,  a fronte di un finanziamento assolutamente regolare e per il quale sono regolarmente in corso i pagamenti del debito residuo. La stessa Bpm che ha sporto la querela ha successivamente preso atto e dichiarato ai propri azionisti che non ha subito alcun danno patrimoniale (ivi compreso e sottinteso di immagine e reputazionale).
Un ultima considerazione devo farla proprio sul presunto danno reputazionale  –  di cui ho letto nell’ordinanza di custodia cautelare – che Bpm avrebbe subito per aver intrattenuto rapporti di finanziamento con la mia società: com’è possibile che nei lunghi anni che sono intercorsi dal 2004 al 2009  –  nonostante sia stata sempre costante la sovraesposizione mediatica e la campagna stampa diffamatoria posta in essere nei miei confronti  –  Bpm abbia mantenuto rapporti con B Plus (e dapprima sino al 2007 proprio con la controllante Atlantis NV che aveva sede a San Martin e stabile organizzazione in Italia) senza minimamente avvertire alcun “danno reputazionale”, ed improvvisamente la Bpm guidata da Bonomi affermi un danno reputazionale solo per avermi erogato un finanziamento plurigarantito?
Vorrei che qualcuno mi spiegasse: come mai Corallo prima andava bene quando si trattava di far guadagnare e far gestire a Bpm oltre 5-600 milioni di flussi bancari annui, ed improvvisamente solo perché la banca fa finalmente quello che deve normalmente fare  –  ossia erogare un finanziamento  –  si pone addirittura un problema di “danno reputazionale” ? Vorrei poi capire perché è sembrato “anomalo” il  finanziamento fatto alla mia società (del tutto simile a quelli fatti a tutti gli altri concessionari), che si è rivelato in concreto regolarissimo, posto che qualunque presunto dubbio sul merito creditorio di B Plus è stato peraltro smentito nei fatti dal puntualissimo rientro del finanziamento ricevuto, a fronte dei rilevantissimi crediti “deteriorati” per oltre 2,5 miliardi di euro di Bpm. Eppure io che ho pagato e sto pagando fino all’ultimo euro, rischio di finire in galera perché Bpm assume di aver ricevuto un “nocumento” dal mio operato”. fonte Repubblica

 

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