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Marilisa Bombi: l’inizio di attività di gioco lecito deve essere preceduto da Scia

In: Apparecchi Intrattenimento

10 ottobre 2015 - 07:45


awp-tec

(Jamma) – Marilisa Bombi, sul quotidiano per la PA del 7 ottobre 2015, Leggi d’Italia, In collaborazione con le Riviste AZIENDITALIA, offre un parere su Scia, Suap, sale di videolottery. “Dalla sovrapposizione di normative – secondo Bombi – emerge un quadro di riferimento normativo assolutamente disorganico. Ma il Consiglio di Stato, nell’accogliere l’appello di Comune e Regione, che avversano l’apertura di una sala destinata all videolottery, centra il bersaglio. Solo la Scia che attesta la conformità urbanistica, edilizia e sanitaria consente l’inizio di un’attività economica”.


“La Scia è un mero adempimento che sostituisce le autorizzazioni nell’ipotesi in cui alla PA, per volontà del legislatore, sia stato sottratto il potere di esercitare qualsivoglia valutazione discrezionale. La discrezionalità amministrativa, va sottolineato, è il potere della pubblica amministrazione di adottare una decisione effettuando, in base alla legge, una scelta fondata sulla ponderazione di un interesse pubblico primario con interessi secondari, pubblici, privati, o collettivi. Ad oggi, sono poche le attività per le quali il legislatore nazionale, competente in via esclusiva a decidere in quali ipotesi l’autorizzazione può essere sostituita da una Scia (da ultimo art. 5, L. n. 124 del 2015), ha disposto implicitamente l’abrogazione all’esercizio della discrezionalità in questione. In particolare, ciò è stato fatto per le attività di rimessa (D.P.R. n. 480 del 2001) e noleggio senza conducente (D.P.R. n. 481 del 2001) e per gli eventi di spettacolo dal vivo di portata minore (art. 7, D.L. 8 agosto 2013, n. 91), nel senso che per queste attività l’autorizzazione è stata sostituita da una Scia ex art. 19, L. n. 241 del 1990. Peraltro, per alcune fattispecie l’autorizzazione è stata sostituita da una semplice comunicazione, com’è avvenuto per le agenzie di affari disciplinate dall’art. 155 del Tulps, con l’art. 13, D.L. 9 febbraio 2012, n. 5, convertito, con modificazioni, dalla L. 4 aprile 2012, n. 35.
La Scia, come strumento di semplificazione, è stata anche prevista in sostituzione dell’autorizzazione per altre fattispecie, com’è il caso dell’edilizia privata il cui capo III del D.P.R. n. 380 del 2001 disciplina, appunto, la Scia edilizia. Ed è con riferimento a tale disciplina che è intervenuto anche il D.P.R. n. 160 del 2010 che regolamenta l’attività degli sportelli unici per le attività produttive, prevedendo, all’art. 10, la possibilità di dare avvio all’attività previo invio della dichiarazione del direttore dei lavori con la quale si attesta la conformità dell’opera al progetto presentato e la sua agibilità.
L’apertura di una sala VLT. Il caso posto all’attenzione della V Sezione del Consiglio di Stato ha riguardato, nello specifico, l’apertura di una sala dedicata esclusivamente al gioco d’azzardo lecito (art. 110, comma 6 del Tulps e lettera f) del decreto direttoriale AAMS del 18 gennaio 2007) di competenza del Questore. Tenuto conto che con L.R. n. 8 del 2013 la Lombardia ha introdotto l’obbligo delle distanze dai luoghi cosiddetti sensibili, per le nuove installazioni, si trattava di capire se la data di riferimento era da intendersi il giorno di rilascio della licenza ex art. 88 da parte della Questura (antecedente alla legge regionale) o la data di presentazione della Scia al Comune (successiva alla legge regionale).
Contrariamente a quanto aveva statuito il Giudice di primo grado, secondo la V Sezione, va rilevato che l’attività di raccolta di gioco lecito mediante apparecchi VLT è sottoposta ad un duplice vaglio da parte dell’amministrazione, atteso che per poter essere legittimamente esercitata deve essere preceduta dall’autorizzazione del Questore ex art. 88 T.U.L.P.S. e dalla relativa S.C.I.A. Una simile disciplina è conforme ai principi dell’Unione europea, come chiarito dalla Corte di Giustizia con la pronuncia del 12 settembre 2013, secondo la quale «Gli artt. 43 e 49 del Trattato C.E. non ostano a una normativa nazionale che imponga alle società interessate a esercitare attività collegate ai giochi d’azzardo l’obbligo di ottenere un’autorizzazione di polizia, in aggiunta a una concessione rilasciata dallo Stato al fine di esercitare simili attività, e che limiti il rilascio di una siffatta autorizzazione segnatamente ai richiedenti che già sono in possesso di una simile concessione».
Si tratti di titoli che evidentemente sono preordinati al soddisfacimento di interessi diversi.
Infatti, mentre l’autorizzazione di polizia mira al contrasto dei fenomeni di criminalità legati al mondo delle scommesse, la S.C.I.A. consente di verificare il rispetto di quegli altri interessi che devono essere tutelati nell’esercizio dell’attività commerciale in questione, tra i quali spicca quello della tutela del consumatore rispetto alla cd. ludopatia. Quest’ultimo rappresenta un «motivo imperativo di interesse generale» che giustifica restrizioni all’attività in questione, senza che possa venire in dubbio un eventuale contrasto con la disciplina dell’Unione europea.
La differenza tra le tipologie di interessi tutelati dall’autorizzazione del Questore e dalla S.C.I.A. è chiaramente desumibile anche dalla giurisprudenza della Corte costituzionale (cfr. Corte cost. n. 300 del 2011), che ha escluso che l’introduzione di una disciplina delle distanze in tale materia sia invasiva della competenza del legislatore nazionale in materia di ordine pubblico.
E’ evidente, quindi, che la disciplina sulle distanze è tesa a regolamentare il fenomeno delle conseguenze sociali dell’offerta dei giochi su fasce di consumatori psicologicamente più deboli, nonché dell’impatto sul territorio dell’afflusso a detti giochi degli utenti. Si tratta, in definitiva, di disposizioni che non incidono direttamente sulla individuazione e sulla installazione dei giochi leciti, ma su fattori (quali la prossimità a determinati luoghi e la pubblicità) che potrebbero, da un canto, indurre al gioco un pubblico costituito da soggetti psicologicamente più vulnerabili od immaturi e, quindi, maggiormente esposti alla capacità suggestiva dell’illusione di conseguire, tramite il gioco, vincite e facili guadagni e, dall’altro, influire sulla viabilità e sull’inquinamento acustico delle aree interessate.
Sta di fatto che la L.R. n. 8 del 2013 della Regione Lombardia non prevede alcun obbligo di presentazione di una specifica SCIA per l’installazione degli apparecchi ex art. 110, comma 6 TULPS. Con la conseguenza che l’obbligo stesso, individuato dal Comune e condiviso dal Consiglio di Stato, non può che essere quello previsto dall’art. 10, D.P.R. n. 160 del 2010 con riferimento specifico all’agibilità dei locali, nella accezione ampia fornita dall’art. 24, D.P.R. n. 380 del 2001″.

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