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Apparecchi da intrattenimento. Costi troppo alti e condizioni proibitive. Anche i certificatori danno forfait

In: Apparecchi Intrattenimento, Automatico, Videogames

13 giugno 2012 - 12:46


arcade34

(Jamma) Il mercato (o almeno quello che ne resta) degli apparecchi di puro intrattenimento è destinato a spegnersi in una lenta e dolorosa agonia. La situazione di questo segmento di mercato è ben nota agli addetti ai lavori, sconosciuta alla politica e da tempo totalmente ignorata dal regolatore. Dal 2004, anno dell’introduzione sul mercato delle slot, i videogiochi e gli apparecchi noti comma 7 sono stati letteralmente sacrificati in nome di quella che oggi tutti conosciamo come l’operazione di bonifica del mercato del gioco.

L’introduzione di regole di produzione, omologa e messa in esercizio si sono rivelate impossibili oltre che proibitive. Da qui l’avvio di una procedura di infrazione da parte della Commissione Europea ( a tutt’oggi ancora aperta) e una parziale modifica delle norme originarie. Come ad esempio il passaggio delle competenze in materia di omologa da Sogei a quattro enti di certificazione riconosciuti dall’Aams. Enti che oggi potrebbero definitivamente abbandonare il mercato ( indiscrezioni suggeriscono che almeno due lo abbiano già fatto). Gli enti in questione devono infatti, per precisa disposizione dell’Aams, presentare una clausola di garanzia fideiussoria che varia da un minimo di qualche migliaio di euro a 20.000 per ogni omologa avviata, e di 120 mila euro fino a 6 certificazioni. In alcuni casi dalla settima certificazione viene richiesta una fideiussione di 320/360 mila euro.

Un impegno di questo tipo comporta una spesa non indifferente che , a quanto pare, non può essere coperta dal costo della omologa che viene riversato sul produttore dell’apparecchio ( nell’ordine di circa 2.000 euro). Considerando poi il numero praticamente irrilevante delle omologhe comppletate nel corso dell’anno, gli enti di certificazione avrebbero valutato come antieconomiche queste operazioni.

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