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Aumento tasse su Newslot, Curcio (SAPAR): «Così si uccide il gioco legale»

In: Apparecchi Intrattenimento

15 ottobre 2014 - 07:09


curcio

 

(Jamma) – «Non ci sono più i margini per continuare le attività, se passasse l’aumento della tassazione il settore andrebbe a ricadere completamente nell’illegalità: così si uccidono le aziende degli apparecchi e il gioco legale». È l’allarme lanciato da Raffaele Curcio, presidente dell’Associazione Nazionale Sapar (Sezione Apparecchi per le Pubbliche Attrazioni Ricreative), in rappresentanza di oltre 1.500 gestori e produttori di macchine da gioco, che commenta così l’ipotesi valutata dal governo di incrementare il Prelievo Unico Erariale sulle Newslot.

«Con un ulteriore aumento della tassazione, che supererebbe quello già previsto a partire dall’1 gennaio 2015, quando il PREU sulle newslot raggiungerà il 13 per cento, gli effetti sul settore degli apparecchi sarebbero devastanti: in questo modo si ucciderebbe una categoria che crea occupazione in tutto il territorio nazionale secondo le regole stabilite dallo Stato. L’ulteriore aumento diminuirebbe ancora di più i margini per le aziende, già ridotti al minimo a causa della crisi economica, della diminuzione del giocato intorno al 5 per cento e dei provvedimenti restrittivi disposti da molte amministrazioni locali. Il risultato sarebbe uno solo: uscita dal mercato delle aziende, minor gettito erariale per lo Stato, e sostituzione dell’offerta di gioco lecita con quella illegale, come “totem” e Ctd, che sfugge al controllo e non prevede forme di tutela per i soggetti più deboli. Tutto questo non è più un semplice rischio, ma sta già avvenendo. Lo dice l’Agenzia delle Dogane e dei Monopoli nell’ultima relazione presentata alla Camera: dal 2013 al 2014, 24mila aziende collegate agli apparecchi da gioco non hanno rinnovato l’iscrizione all’apposito registro, i sistemi illegali proliferano, il gettito derivante dalle macchine è in calo da tempo e aumentare le tasse, unendo questa misura al rinnovo forzato del parco apparecchi, provocherebbe danni per le casse dello Stato tra i 9 e i 13 miliardi di euro. Prevedere un aumento superiore al 13 per cento dunque provocherebbe l’effetto inverso rispetto a quello desiderato: con l’obiettivo di fare cassa oggi si produrrebbero danni gravissimi anche all’occupazione».

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