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Addizionale da 500 mln. Prima del Tar il mondo finanziario ha già deciso il destino delle società concessionarie

In: Apparecchi Intrattenimento

31 marzo 2015 - 11:24


moody's

(Jamma) E’ attesa per domani l’udienza del Tar Lazio sui ricorsi (venti per l’esattezza) presentati da operatori e concessionarie della rete degli apparecchi a vincita contro il provvedimento inserito nel decreto di Stabilità in base al quale alle società viene chiesto di versare un totale di 500 milioni di euro a titolo di riduzione dell’aggio su slot e videolotterie. Domani il Collegio si pronuncerà sia sulla richiesta di rinvio che sulla sospensiva. Nel frattempo però il mondo finanziario sta già valutando gli effetti della norma, un provvedimento destinato a pesare fortemente sul destino delle società concessionarie. Contrariamente a quanto sembra aver pensato il Governo, l’esborso della addizionale non sembrerebbe essere così poco determinante per i bilanci.
Secondo quanto si legge in un report dell’agenzia di rating Moody’s e che Jamma ha potuto visionare l’ ‘imposta’, costituisce un credito negativo a vari livelli per tutte le sette società di gioco che operano in questo segmento in Italia ( e che sono quotate in Borsa) in quanto ne aumenterà i costi. Le società concessionarie quotate sulle varie Borse sono: Cirsa Gaming Corporation SA (B2 stabile), Codere SA (Caa3 stabile), Gamenet SpA (B1 stabile), Gaming Invest S.ar.l (Sisal) (B2 negativo), GTECH SpA (recensione Baa3 per downgrade), Intralot SA (B1 negativo) e SNAI SpA (B2 stabile).
L’importo della tassa che ogni concessionaria dovrà pagare è basato sul numero di macchine collegato alla rete al 31 dicembre 2014, ma la la legge di bilancio precisa che i concessionari possono condividere la tassa con le terze parti coinvolte nella fornitura degli apparecchi, ovvero proprietari delle macchine, esercenti e titolari di sale giochi.

Secondo Moody’s Gamenet potrebbe potenzialmente essere la più esposta alla imposta in quanto il 94% dei suoi ricavi dipende proprio dalle macchine da gioco. Le altre aziende potrebbero essere nella condizione di “assorbire” i costi per il fatto che la base del fatturato risulta essere più diversificata.
Tuttavia, Gamenet possiede solo una piccola parte delle sue macchine da gioco, il che significa che
potrebbe essere nella condizione di ‘condividere’ una porzione maggiore della tassa con i terzi incaricati, ovvero i proprietari degli apparecchi. Un altro fattore che l’agenzia di rating considera nella valutazione dell’impatto della tassa è il numero di terminali per videolotterie (VLT), rispetto al numero di apparecchi da intrattenimento a premio (AWP) in capo ad ogni concessionario. Le società che gestiscono direttamente le Awp risultano sicuramente più sfavorite rispetto alla addizionale e proprio Gamenet, per fare un esempio, ha un numero maggiore di VLT rispetto al numero di AWP.
Moody’s non sottovaluta l’incertezza dovuta al fatto che le concessionarie non sono ancora riuscite a concordare una modalità di ‘condivisione’ della tassa con i terzi incaricati della raccolta e nemmeno la percentuale di quanto possono recuperare attraverso i gestori. “Pensiamo – dicono gli analisti- che alcune società potranno farlo in virtù di accordi esistenti, ma altri avremmo dovuto rinegoziare i termini. Vi è inoltre il rischio che i terzi non siano in grado di sostenere i costi di parte o dell’intera tassa, lasciando al concessionario l’intero onere”.
L’imposta è dovuta in due tranche: il 40% entro il 30 aprile 2015 e il 60% entro il 31 ottobre 2015. In base alla norma GTECH dovrà versare € 97.000.000 seguito da Gamenet (47 milioni di €) e Sisal (46 milioni di €).
“La tempistica dei pagamenti delle imposte e dei flussi tra i concessionari e terzi potrebbero anche innescare difficoltà nella gestione del capitale circolante”. Non va dimenticato infatti che la nuova tassa è in aggiunta a un prelievo esistente, basato sul fatturato, applicata al 13% sulle AWP e al 5% sulle VLT. “L’addizionale incrementa ulteriormente i costi in uno dei mercati di gioco più fortemente tassati in Europa” si legge ancora nel rapporto.
La legge di bilancio, d’altro canto, contiene una sanatoria per i CTD. La mancata adesione alla sanatoria da parte di alcuni Centri ridurrebbe la concorrenza per alcune delle società di gioco, il che rappresenta un ‘credito positivo’. Tra le società che ne potrebbero beneficiare c’è GTECH, la stessa che secondo Moody’s difficilmente potrebbe rischiare, quando verrà indetta la gara per il rinnovo della concessione del Lotto, di perdere il contratto.
La doccia fredda arriva invece per Sisal. Gli analisti confermano il giudizio corporate family rating B2 e B2-PD sulla probabilita’ di default di Gaming Invest sarl (Sisal). E’ stato inoltre ribadito il rating B1 sull’emissione da 275 milioni di euro a scadenza settembre 2017 del gruppo Sisal. L’outlook di tutti questi rating, tuttavia, si legge in una nota di Moody’s, e’ stato cambiato da stabile a negativo. Il cambio riflette l’attesa dell’agenzia di rating per il fatto che i recenti sviluppi nel regime fiscale degli operatori del settore dei giochi in Italia avra’ un effetto negativo sui ricavi e sulla redditivita’ di Sisal, provocando quindi un deterioramento dei parametri di accesso al credito e un piu’ debole posizionamento della societa’ e della sua categoria di rating.
Per l’agenzia di rating la società opera in un contesto normativo instabile e che tutto il settore italiano dei giochi sta aspettando ha creato ulteriore incertezza.

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