Riordino del gioco fisico, il decreto può arrivare in extremis. È questa la prospettiva delineata da ItaliaOggi nell’articolo “Gioco, la riforma della discordia. Pmi tagliate fuori dalle concessioni. Gettito a rischio”, firmato da Francesco Cerisano e pubblicato nell’edizione di sabato 25 luglio.
Secondo il quotidiano, il cantiere della delega fiscale è ormai giunto alle battute finali. Degli otto decreti legislativi previsti, sette sono già stati pubblicati in Gazzetta Ufficiale e l’ottavo, relativo ad adempimenti e accertamento tributario, ha ricevuto il via libera definitivo dal Consiglio dei ministri, chiudendo di fatto il percorso della riforma fiscale. All’appello resta soltanto il decreto sul riordino del gioco fisico, che però rischia di non vedere la luce entro i termini della delega.
Come ricorda ItaliaOggi, il termine per esercitare la delega scade il 29 agosto. Entro quella data il Governo dovrebbe approvare il decreto in Consiglio dei ministri e trasmetterlo alle Commissioni parlamentari competenti, chiamate a esprimere il proprio parere entro trenta giorni. Qualora l’Esecutivo decidesse di recepire le osservazioni del Parlamento, scatterebbe inoltre un’ulteriore finestra di novanta giorni. Tempi estremamente ristretti che, secondo il giornale, rendono possibile soltanto un’approvazione in extremis.
L’articolo ricostruisce anche gli ultimi passaggi politici. Il ministro dell’Economia Giancarlo Giorgetti aveva annunciato che il provvedimento sarebbe arrivato entro la fine di giugno, ma il testo non è mai approdato sul tavolo del Consiglio dei ministri. Da allora è trascorso circa un mese senza ulteriori sviluppi, alimentando le incertezze sull’effettiva approvazione della riforma.
Il cuore dell’articolo è però dedicato ai contenuti del decreto e alle forti contestazioni che sta suscitando nel settore.
Tra le critiche principali vi è il nuovo modello di concessioni, ritenuto destinato a favorire una forte concentrazione del mercato. Secondo quanto riferito da ItaliaOggi, le attuali 25 concessioni fanno capo a una rete di circa 450 mila punti vendita e oltre 100 mila esercizi ospitano apparecchi da intrattenimento. La preoccupazione delle associazioni è che i nuovi requisiti previsti dalle gare possano mettere fuori mercato una parte consistente delle piccole e medie imprese italiane.
Il quotidiano riporta le dichiarazioni di Alfredo Mantovano, segretario dell’Associazione nazionale gestori giochi di Stato, secondo il quale il Governo starebbe portando avanti una riforma controversa. A suo giudizio, la concentrazione delle concessioni nelle mani di pochi grandi operatori penalizzerebbe proprio le imprese italiane che oggi costituiscono l’ossatura della rete del gioco legale.
Analoga la posizione del senatore della Lega Andrea De Bertoldi, che definisce il provvedimento “molto critico” e sostiene che centinaia di imprese verrebbero espulse dal mercato perché incapaci di competere con i grandi operatori. Secondo il parlamentare, sarebbe necessario intervenire sul testo per evitare che la riforma produca effetti distorsivi sulla concorrenza.
L’articolo dà spazio anche all’intervento di Sergio D’Angelo, presidente dell’Associazione nazionale gestori giochi di Stato, che invita il Governo a fermarsi prima dell’approvazione definitiva. Secondo D’Angelo, il modello concessorio proposto riproporrebbe una concentrazione eccessiva già sperimentata tra il 2004 e il 2011, periodo durante il quale, sostiene, il gioco illegale avrebbe trovato maggiore spazio, costringendo successivamente il legislatore a intervenire per riequilibrare il sistema.
Ampio spazio è dedicato anche al tema del gettito erariale. ItaliaOggi evidenzia che le cifre dimostrano ancora oggi il peso del gioco fisico per le finanze pubbliche. Secondo i dati dell’Agenzia delle Dogane e dei Monopoli richiamati nell’articolo, nel 2025 il settore ha generato circa 13 miliardi di euro di entrate tributarie, delle quali oltre sei miliardi derivano dagli apparecchi da intrattenimento.
Il mercato complessivo del gioco vale circa 103 miliardi di euro: 18 miliardi sono rappresentati da Lotto e lotterie, mentre gli altri giochi sviluppano una raccolta di circa 30 miliardi. All’interno di questo segmento, gli apparecchi generano una raccolta pari a circa 52 miliardi di euro.
Secondo D’Angelo, il confronto tra gioco fisico e gioco online dimostra inoltre come il primo continui a sostenere una parte essenziale del gettito. Mentre il gioco a distanza viene tassato sul margine di gioco, nel comparto terrestre il prelievo insiste sulla raccolta. Per questo motivo, conclude il presidente dell’associazione, un’eventuale riduzione della rete fisica rischierebbe di compromettere sia le entrate dello Stato sia l’equilibrio del mercato legale, favorendo indirettamente l’offerta illegale.
L’articolo di ItaliaOggi conclude quindi che il Governo si trova davanti a un passaggio decisivo: approvare rapidamente il decreto per rispettare la scadenza della delega fiscale oppure rivederne profondamente l’impianto, cercando di superare le forti perplessità espresse da associazioni di categoria e rappresentanti politici sul nuovo sistema delle concessioni.






