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Riordino gioco fisico, D’Angelo (Sapar): “Le nuove regole rischiano di penalizzare la filiera Made in Italy”

“Non possiamo che esprimere preoccupazione per gli eventuali rischi legati alle nuove regole del gioco fisico legale, che potrebbero penalizzare la filiera Made in Italy del settore. Regole che appaiono scaturite dallo scambio tra l’amministrazione, gli enti territoriali e pochi grandi concessionari, escludendo però le Pmi italiane ed europee che hanno tenuto in piedi il sistema in questi anni”. 

Lo dice in una nota Sergio D’Angelo (in foto), presidente di Sapar, l’Associazione nazione dei gestori gioco di Stato, in riferimento alle indiscrezioni sulle bozze del decreto attuativo di riordino della materia, previsto dalla delega fiscale voluta dal governo nel 2023. Alla guida dell’organismo senza scopo di lucro, D’Angelo è stato protagonista nei giorni scorsi, assieme al vicepresidente vicario Patrizio Perla, di una serie di incontri a Bruxelles presso le istituzioni europee. 

Sul delicato dossier legislativo aggiunge: “Dopo la riforma del gioco a distanza e delle concessioni online, la rete terrestre è rimasta fuori da quella prima fase e attende una disciplina organica dedicata ad apparecchi, scommesse, bingo e alla distribuzione territoriale dei punti gioco”.

Secondo D’Angelo, “il modello di concessioni del gioco fisico che si sta profilando rischia di generare una concentrazione eccessiva nelle mani di pochissimi operatori, già dominanti nell’online. Un sistema che sarebbe, alla distanza, più oneroso per lo Stato rispetto alle procedure avviate nel 2004 e nel 2011, riducendo lo spazio riconosciuto ad alcune componenti storiche della filiera. Noi speriamo naturalmente che i fatti ci smentiscano e che il decreto rispetti le istanze dei nostri associati e delle imprese che negli ultimi decenni hanno generato oltre metà delle entrate erariali del comparto – prosegue il presidente Sapar –. Ma temiamo che il ragionamento del regolatore si concentri solo sull’ammontare iniziale che lo Stato incasserebbe dalle concessioni, senza valutare l’intero periodo dei nove anni di durata degli affidamenti, con il pericolo di indebolimento progressivo della capacità produttiva della rete negli anni successivi, i rischi di continuità delle aziende, per l’occupazione, per la capacità di presidio dei territori e, di conseguenza, per il gettito generato nell’intero periodo concessorio”.

D’Angelo chiosa: “La crescita esponenziale dell’online favorisce la diffusione di forme digitali di illegalità senza confini nazionali. Allora siamo andati in Europa anche per capire come governare i nuovi mercati senza frontiere. E anche se la regolazione del settore fa capo agli stati nazionali, bisogna favorire il dialogo tra istituzioni, autorità di vigilanza e operatori europei, per costruire un processo di armonizzazione continentale, a partire, ad esempio, dagli apparecchi senza vincita in denaro”.

Il presidente Sapar conclude: “In Italia abbiamo un parco macchine vetusto perché partiamo da una normativa costruita nei primi anni Duemila, che oggi fatica a stare al passo con le tecnologie offerte dal mercato. Ecco perché le nuove regole dovrebbero fare da volano a un rinnovamento e a una maggiore competitività del comparto, invece di mettere a repentaglio una filiera che genera ricchezza e lavoro, con decine di migliaia di imprese e almeno 150mila occupati”.

Redazione Jamma
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