HomePoliticaRiordino del gioco fisico in bilico, l'autonomia differenziata di quattro Regioni riporta...

Riordino del gioco fisico in bilico, l’autonomia differenziata di quattro Regioni riporta al centro il nodo dei distanziometri

Mentre il riordino del gioco fisico rischia di non vedere la luce entro la scadenza della delega fiscale di agosto, il tema torna al centro del dibattito parlamentare attraverso un’altra strada: quella dell’autonomia differenziata. Oggi, 20 luglio, la Camera conclude l’esame delle risoluzioni sulle pre-intese siglate dal Governo con Lombardia, Veneto, Piemonte e Liguria. Tra le materie oggetto degli accordi figura anche la tutela della salute e, al suo interno, compare un capitolo destinato a interessare direttamente il settore del gioco pubblico: il contrasto al disturbo da gioco d’azzardo. Le quattro Regioni chiedono infatti maggiori forme di autonomia anche nella disciplina della prevenzione del gioco patologico, con particolare riferimento alla possibilità di rafforzare le proprie competenze nella regolazione dei punti gioco rispetto ai cosiddetti luoghi sensibili.

Si tratta dello stesso terreno sul quale, da anni, si gioca il confronto tra Stato, Regioni e operatori. Le norme regionali sui distanziometri e sulle limitazioni all’offerta hanno infatti prodotto un quadro estremamente frammentato, con ricorsi amministrativi e interpretazioni differenti sul territorio nazionale. Proprio per superare questa situazione il Governo aveva inserito nel riordino del gioco fisico l’obiettivo di definire regole uniformi, condivise con gli enti territoriali. Oggi, però, quello stesso riordino appare sempre più in salita. La delega fiscale scade ad agosto e, allo stato, il decreto legislativo sul riordino della rete fisica non è stato approvato. I tempi a disposizione sono ormai ridotti e cresce lo scetticismo sulla possibilità che la riforma venga completata entro la scadenza.

In questo scenario, il percorso dell’autonomia differenziata potrebbe assumere un peso crescente. Le pre-intese prevedono infatti che, nell’ambito della tutela della salute, le Regioni possano ottenere ulteriori competenze anche sul fronte del contrasto al gioco patologico. Tra gli aspetti più rilevanti figura proprio la disciplina delle distanze dei punti gioco da scuole, ospedali, luoghi di culto e altri luoghi sensibili, uno dei temi più controversi dell’intero comparto. L’iter, tuttavia, è ancora lontano dalla conclusione. Il voto della Camera sulle risoluzioni rappresenta soltanto una fase preliminare. Successivamente il Governo dovrà approvare le intese definitive con ciascuna Regione, che dovranno poi essere recepite in uno specifico disegno di legge da approvare in Parlamento con la maggioranza assoluta dei componenti di Camera e Senato. Se durante l’esame parlamentare saranno introdotte modifiche, sarà inoltre necessario raggiungere un nuovo accordo con la Regione interessata. Le intese, una volta definitivamente approvate, avranno una durata di dieci anni e potranno essere rinnovate.

I tempi dell’autonomia differenziata appaiono quindi ben più lunghi rispetto a quelli della delega fiscale. Tuttavia, il fatto che il gioco pubblico entri formalmente nel negoziato tra Stato e Regioni rappresenta un elemento destinato a incidere sul dibattito futuro. Se il riordino nazionale dovesse effettivamente fermarsi, il tema delle competenze regionali in materia di tutela della salute e di localizzazione dei punti gioco potrebbe tornare ad assumere un ruolo centrale nelle scelte regolatorie del settore. E soprattutto rafforzare la posizione di quelle Regioni che allora, come oggi, continuano a sostenere la necessità di una autonomia sulle decisioni in materia di restrizioni all’offerta di gioco pubblico su rete ‘terrestre’.

Altri articoli