L’aumento della tassazione sul gioco online deciso dal governo britannico rischia di rafforzare il mercato illegale anziché incrementare il gettito fiscale. È questa la conclusione dello studio “UK Illegal Online Gambling Market Analysis: 2025-2031”, realizzato da H2 Gambling Capital per il Betting and Gaming Council (BGC), secondo cui l’innalzamento della Remote Gaming Duty al 40% dal 1° aprile 2026 e il successivo aumento della Remote Betting Duty previsto dal 2027 potrebbero accelerare la migrazione dei giocatori verso operatori offshore privi di licenza.
Secondo H2 Gambling Capital, il mercato regolamentato britannico continua a rappresentare la parte predominante dell’offerta online, ma il peso degli operatori illegali è cresciuto in modo significativo negli ultimi anni. Il volume delle giocate raccolte dagli operatori offshore è infatti passato da circa 5 miliardi di sterline nel 2019 a 16,6 miliardi nel 2025 e, nello scenario elaborato dagli analisti, potrebbe raggiungere i 36 miliardi di sterline entro il 2031.
Anche i ricavi del mercato illegale sono destinati, secondo le stime, a più che raddoppiare. Il Gross Gaming Yield (GGY) degli operatori offshore passerebbe da 685 milioni di sterline nel 2025 a 1,4 miliardi nel 2031, con una crescita media annua del 12,7%. Nello stesso periodo il mercato regolamentato online britannico registrerebbe invece una crescita nominale dello 0,2% annuo, equivalente a una contrazione del 12% in termini reali.
Lo studio evidenzia come il tasso di canalizzazione verso il mercato regolamentato sia destinato a diminuire progressivamente. Se nel 2025 circa il 90% delle giocate online viene effettuato presso operatori autorizzati e il restante 10% presso operatori offshore, entro il 2031 la quota regolamentata potrebbe scendere al 78%, lasciando il 22% del turnover nelle mani del mercato illegale. In termini di GGY, la quota del mercato regolamentato passerebbe dal 92% all’85%.
L’analisi attribuisce questo fenomeno principalmente a due fattori: l’aumento della pressione fiscale sugli operatori autorizzati e la conseguente riduzione del payout (RTP) delle slot online, utilizzata dagli operatori per compensare l’incremento del prelievo fiscale. Secondo H2, il primo impatto sarà relativamente contenuto nel 2026, grazie anche alle promozioni commerciali mantenute dagli operatori e alla crescita registrata nel primo trimestre dell’anno, ma gli effetti diventeranno più evidenti nel 2027, quando entrerà in vigore anche l’aumento della Remote Betting Duty al 25%.
Il rapporto fotografa inoltre un mercato già in evoluzione. Nel 2025 il GGY dell’iGaming regolamentato ha raggiunto 5,7 miliardi di sterline (+14% su base annua), mentre quello delle scommesse online è sceso del 6%, nonostante un incremento del 5% della raccolta. Parallelamente, i dati della UK Gambling Commission mostrano una riduzione del 7% dei giocatori attivi e del 6% delle scommesse effettuate, elementi che H2 interpreta come segnali di un rallentamento strutturale della domanda nel comparto delle scommesse sportive.
Per elaborare le proprie stime, H2 Gambling Capital spiega di aver utilizzato una metodologia “bottom-up”, basata sull’analisi del traffico web, dei siti affiliati, dei motori di ricerca e delle informazioni disponibili sugli operatori autorizzati e offshore. Lo studio stima che nel 2025 il 96% dell’attività online dei giocatori britannici si svolga su siti con licenza, ma che gli utenti che utilizzano operatori offshore abbiano una spesa media significativamente superiore, circostanza che porta il mercato illegale a rappresentare una quota più elevata dei ricavi rispetto alla semplice incidenza del traffico web.
Il Betting and Gaming Council utilizza questi dati per ribadire la necessità di preservare la competitività del mercato regolamentato. Secondo l’associazione, l’industria del gioco autorizzato sostiene oltre 109.000 posti di lavoro nel Regno Unito, genera circa 4 miliardi di sterline di entrate fiscali ogni anno e contribuisce al finanziamento dello sport britannico.
La chief executive del BGC, Grainne Hurst, ha dichiarato che gli aumenti fiscali decisi dal governo stanno offrendo un vantaggio competitivo agli operatori illegali. Secondo Hurst, se il settore regolamentato diventa meno competitivo, i consumatori non smetteranno di giocare, ma si sposteranno verso siti offshore che non applicano verifiche sull’età, non adottano misure di tutela del giocatore e non versano imposte al fisco britannico.







